Harold

È il film spartiacque della carriera registica di Harold Ramis. Cresciuto nei collettivi provenienti dalla controcultura TVTV (prodotti audiovisivi sperimentali a San Francisco), The Second City (cabaret comico a Chicago) e National Lampoon (rivista satirica a New York), il nostro è stato anche giornalista freelance per il mensile Playboy e il quotidiano Chicago Daily News. Nasce come comedian ma ha una presenza fisica meno dirompente rispetto a Bill Murray (conosciuto già ai tempi di TVTV) e John Belushi (gli faceva da spalla dentro Second City e lo seguì a New York per il programma radio nato dalla rivista National Lampoon). Avete capito: Ramis fa parte di quella formidabile generazione di nuovi autori e attori comici in cui sarebbero orbitati anche Dan Aykroyd, Chevy Chase, Gilda Radner, Anne Beatts e Michael O’Donoghue che vedevano dall’altra parte dell’oceano nei più vecchi Monty Python degli indiscutibili punti di riferimenti. Al cinema Ramis sfonda grazie all’immenso successo di Animal House (1978) di John Landis e il fatto di trovarsi tra gli sceneggiatori di un film proveniente dalla creatività della rivista National Lampoon lo porta presto a dirigere da regista alcuni quasi spin-off di quella comicità sboccata, oscena e anti autoritaria come Palla Da Golf (1980), National Lampoon’s Vacation (1983) e Club Paradise (1986). Poi Ramis incontra una strana sceneggiatura che lo stimola assai. L’ha scritta tale Danny Rubin e racconta di un annunciatore meteo in tv bloccato magicamente da non si sa cosa a rivivere sempre lo stesso giorno (2 febbraio) ovvero quello del Giorno Della Marmotta presso Punxsutawney in Pennsylvania (rito: se la marmotta rientra immediatamente nel suo rifugio perché fa ancora troppo freddo, allora l’inverno sarà più lungo).
Ramis intuisce il potenziale e propone a Rubin di riscrivere insieme la sceneggiatura.
La collaborazione è magica.

Phil

È il nome nel film della marmotta mascotte di una tradizione risalente al 1887. Ma Phil è anche il nome del nostro antipatico protagonista umano interpretato da Bill Murray. La marmotta prevede il tempo grazie a un burla teatrale di origine animista in cui, per un giorno, torniamo in osmosi con il mondo animale cui attribuiamo finte ma simpatiche capacità divinatorie. L’altro Phil prevede il tempo grazie alla più secolare meteorologia (nasce formalmente nel 1835) e un blue screen in cui le nuvole o la pioggia sono cruciali per la vita materialista dell’americano medio (cioè: il sacro weekend). I due Phil (la marmotta simpatica e l’uomo antipatico) si incontreranno dentro Ricomincio Da Capo in una scena molto divertente legata alla cornice (prendiamo il termine dalla Divina Commedia di Dante) del suicidio (il Phil umano rapisce il Phil marmotta, uccidendo entrambi dopo aver guidato una macchina giù per un burrone). La pellicola procede a cornici dantesche perché quando il Phil umano, che detesta trovarsi a Punxsutawney per il Giorno Della Marmotta, realizzerà di non poter scappare da quell’interminabile 2 febbraio (ogni volta si risveglia alle 6 con I Got You, Babe di Sonny & Cher alla radio) attraverserà un vero e proprio cammino per la montagna del Purgatorio le cui cornici sono queste reazioni al paradosso temporale nel quale rimane imprigionato:

  1. Check medico (controllo presso un neurologo interpretato da Ramis + psicanalista)
  2. Esaltazione Animal House (correre in macchina sui binari del treno con amici maschi e gozzovigliare infilandosi tutto un pasticcino in bocca come avrebbe fatto Belushi in Animal House)
  3. Edonismo poligamico (Phil si mette a rimorchiare ogni donna piacente di Punxsutawney sfruttando tutte le informazioni che può ottenere su quelle signore grazie a scampoli di conversazione nel vastissimo tempo a disposizione)
  4. Fissazione per Rita (la producer tv con cui lavora Phil, interpretata da Andie MacDowell, è un osso duro e quindi Phil ci si dedica forse per qualche nostro mesetto sempre sfruttando informazioni su di lei precedentemente acquisite in alcune chiacchiere innocenti; nonostante il vantaggio dell’eternità… Phil non ce la fa prendendosi una marea di schiaffi)
  5. Suicidio (dopo la debacle con Rita, Phil comincia a suicidarsi nei modi più bizzarri… tipo rapire la marmotta Phil, caricarsela in macchina e lanciarsi nel vuoto con il veicolo)
  6. Accettazione (a soli 34 minuti dalla fine della pellicola, Phil comincia a confidarsi con Rita raccontandole dell’assurda situazione in cui si trova; dorme con lei ma senza volerci fare sesso, prende lezioni di piano, legge Cechov, aiuta quel barbone precedentemente ignorato scoprendo che quel giorno il senza tetto è destinato a morire -è il momento più geniale della sceneggiatura di Ramis-Rubin-)
  7. Naturale impegno (per Rita: “Non merito qualcuno come te ma se mi dovesse capitare, ti amerei per tutta la vita” e per Punxsutawney, i cui abitanti non sono più degli zotici insulsi per il cittadino snob di Pittsburgh Phil ma la classica piccola comunità Usa da amare per la sua schiettezza, come i piccoli paesini celebrati dal pittore e grafico Norman Rockwell perché sani, garbati, coesi umanamente e senza le tipiche nevrosi della città).

Alla fine della settima cornice dantescaPhil si sveglierà finalmente il 3 febbraio. L’incubo è finito. E anche il film.

Conclusioni

Non fu un successo immediato ma lentamente entrò nel subconscio nordamericano e non solo in quello. Ricomincio Da Capo (1993) è il padre di Source Code (2011), Edge of Tomorrow – Senza Domani (2014) e i più recenti Prima Di Domani (2017) e Auguri Per La tua Morte (2017). Il soggetto di Danny Rubin è così forte che lo si può declinare in chiave di action sci-fi (Edge of Tomorrow), thriller (Source Code), teen drama (Prima Di Domani) e slasher comedy (Auguri Per La Tua Morte). Purtroppo tra Murray e Ramis, amici e collaboratori dai tempi del collettivo TVTV, qualcosa si ruppe durante la lavorazione di quello che sarebbe diventato un classico hollywoodiano. Non si sa bene cosa accadde di preciso, ma i due dopo il film non si sarebbero praticamente più parlati per 20 anni. È una storia triste dentro un film ancora oggi eccezionale per come riesca a coniugare commedia e riflessione esistenziale. Quando la protagonista di Auguri Per La Tua Morte usa il paradosso temporale in cui si trova per entrare in un interstizio esistenziale che prima non avrebbe mai preso in considerazione (la vera identità sessuale di un suo pretendente), ci rendiamo conto di come si renda platealmente omaggio al vero cuore di un vero capolavoro del cinema hollywoodiano dell’ormai secolo scorso.