Riscatto

Nei film sui rapimenti, a prescindere dal genere cui si decida di appartenere (thriller per Ransom di Ron Howard o dramma nel caso di Buongiorno, Notte di Marco Bellocchio), lo spettatore deve interessarsi minimamente ad almeno uno di questi  3 fattori costituenti: 1) dinamica del rapimento 2) rapito 3) rapitori. Il regista può manipolare il nostro interesse guidandolo principalmente su uno, due o anche tutti e tre gli elementi a seconda della linea guida dietro la pellicola. Tutti I Soldi Del Mondo di Ridley Scott, film in costume ambientato nel 1973 basato liberamente sul vero rapimento da parte della ‘Ndrangheta di John Paul Getty III (Charlie Plummer), non ne azzecca nemmeno uno dei tre, fallendo clamorosamente nel dare un peso e un senso cinematografico a un’esperienza visiva sgradevole, buia e sconclusionata. La sceneggiatura di David Scarpa, ispirata al libro Painfully Rich: The Outrageous Fortunes and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty di John Pearson, è la causa principale di questo pessimo risultato finale. Ridley Scott è un geniale shooter. Non ha alcun interesse a scrivere una sceneggiatura per un suo film (in carriera compare il suo credit solo per un copione di un corto del 1965 poi non ha scritto più niente in 40 anni di professionismo dall’esordio I Duellanti) per cui si affida al talento drammaturgico degli altri conscio che sarà poi lui a plasmare quelle parole trasformandole in immagini, a volte indimenticabili. Purtroppo il copione di Scarpa è imbarazzante sia per struttura che per battute.
A Scott non è riuscito il miracolo di migliorarlo con la regia. Anzi.

Dinamica del rapimento

Non si capisce niente. Dov’è la Calabria? Cos’è la Calabria? Un insieme di boschetti, campi di grano altamente infiammabili e baracche illuminate in modo tetro dove l’Ndrangheta ha sequestrato John Paul Getty III senza alcun apparente stress nel tenerlo nascosto. Ad un certo punto viene trovato il cadavere di uno dei rapitori (interpretato da Nicolas Vaporidis) ma non capiamo assolutamente dove e come sia arrivato all’attenzione degli inquirenti. I luoghi del film (Roma, Londra, Calabria) sono indistinguibili e questo a lungo andare (la pellicola dura 132 minuti) toglie potere all’azione compiuta dai villain di un’opera cinematografica in cui anche le facce, oltre agli spazi fisici, sono assolutamente intercambiabili: Brigate Rosse, carabinieri, rapitori… sono tutti uguali (faccia irsuta e occhio nero acceso; ci si potrebbe anche incavolare in quanto italiani). “Non stiamo invadendo un paese!” dice il fixer Fletcher Chase (Mark Wahlberg) mandato in Italia a risolvere la faccenda dal nonno del ragazzino rapito Jean Paul Getty (Christopher Plummer). E in due secondi netti… ecco tutte le forze di polizia convergere nella punta dello stivale insieme a Chase. Perché? Non si sa.

Rapito

Dentro l’universo del rapito John Paul Getty III c’è anche la sua famiglia. Lo vediamo questo ragazzino dinoccolato e presuntuosetto camminare per strade romane riprese da Scott come fosse un sequel de La Dolce Vita (per il regista anche nel 1973 i paparazzi girano in quattro su una vespa esattamente come nel capolavoro di Fellini). Il rampollo risulta odioso con la sua camminata lasciva per la Città Eterna già al minuto uno e poi rischia addirittura di peggiorare. A un certo punto diventa nello script addirittura voice over (perché????) in un tentativo maldestro da parte di Scarpa di ergerlo a punto di vista critico nei confronti degli adulti della sua famiglia (ma è solo un accenno incapace di diventare linea caratteriale dello script nonostante amicizia accennata a chiacchiere tra lui e le Brigate Rosse). Partiranno allora dei ricordi da parte di John Paul Getty III del nonno Jean in ascesa economica dentro il ‘900 attraverso il collegamento subliminale con alcune opere cinematografiche di quello stesso secolo (Lawrence d’Arabia e Titanic). Poi entra in scena un padre del rapito (figlio di quell’arcigno tycoon) che verrà a sua volta strappato alla sua famiglia molto presto nella pellicola da vaghe sostanze stupefacenti (“La prima volta che papà provò la droga a una festa… fu la fine”; non sentivamo un’enfasi così ridicola sul termine generico LA DROGA da quelle fiction televisive sul disagio giovanile da prima serata della Rai di circa 30 anni fa). Poi entra in scena anche la mamma del rapito (divorziata da quello fregato da LA DROGA) che il rapito non ama (che peccato: mamma pare l’unica persona al mondo che dimostri un minimo interesse umano per quel ragazzino non particolarmente simpatico o intelligente; anche quando la vedremo abbracciata al rapito salvato in una orribile inquadratura in macchina seduti dietro… Scott riprende il rapito ormai salvato come fosse incavolato nero di stare accanto a mamma). Lei si chiama, da divorziata ex GettyAbigail “Gail” Harris (Michelle Williams) e dovrebbe entrare in contrasto con il nonno tycoon Jean Paul Getty circa il destino di suo figlio. Pagare il riscatto o non pagare il riscatto? Lei ama il ragazzino ma il nonno non troppo. Oppure no? Il tycoon è un personaggio scritto con qualche confusione: prima se ne frega della famiglia, poi no, poi di nuovo sì, poi invece… forse… anche se rispetto ai parenti pare preferisca sempre un bel quadro da comprare sul mercato nero o i risultati della borsa da leggere su delle onnipresenti strisce di carta. Alterna frasi sprezzanti (“Ho 14 nipoti. Se cominciassi a pagare riscatti…”) e atteggiamenti da duro affarista senza scrupoli convinto di essere la reincarnazione dell’Imperatore Adriano a incomprensibili gelosie legate al personaggio di mamma Abigail (“Quei bambini sono miei… lei me li ha rubati”) o passività sconcertanti (“Ingordo bastardo. Resti un insensibile figlio di puttana” gli dice pacatamente a tre quarti di film il suo fixer Chase e allora il tycoon duro e spietato sceglierà, dopo il cazziatone ricevuto, di pagare immediatamente il riscatto mancante). Concludendo: tranne mamma Abigail non c’è un altro singolo personaggio nella zona drammaturgica del rapito che ci dia una minima ragione per interessarci ai Getty e ai loro inconsistenti rapporti familiari.

Rapitori

Nella criminalmania che stiamo vivendo spesso i delinquenti sono gli unici portatori di un’ideologia, specie nel racconto audiovisivo italiano, seriale e cinematografico, specchio di un paese nichilista senza più alcuna fiducia nello Stato. I rapitori in questo film sono invece dei signori deboli, a tratti idioti come e più dei rapiti, pure loro molto poco carismatici, intelligenti e con un espressione sempre di estremo fastidio sul volto (è un film tutto recitato di cattivo umore). Fanno errori banalissimi (Scarpa parte in sceneggiatura con il tormentone degli sguardi galeotti senza passamontagna tra loro e il rapito che trasformano presto il film in un omaggio involontario al poliziesco demenziale della ZAZ modello Una Pallottola Spuntata) e nella figura del carceriere soprannominato Cinquanta (Romain Duris) diventano incomprensibilmente dolcissimi con John Paul Getty III in un misto senza senso di soggezione di classe e attrazione omoerotica (“Non puoi andare da tua madre che sembri uno SCIATTONE” dirà amorevolmente Cinquanta al ragazzino in prossimità della fine). A volte i rapitori si ammazzano pure tra loro.
Senza che lo spettatore capisca mai bene perché.

Conclusioni

La scarsissima qualità dei tre fattori costituenti 1) dinamica del rapimento2) rapito e 3) rapitori concorrono nel rendere Tutti I Soldi Del Mondo un film molto contraddittorio, involontariamente comico e con una visione dell’Italia anni ’70 tra il banale e il tribale. Scott è stato bravissimo a risolvere il problema del rimpiazzare Kevin Spacey con Christopher Plummer per il ruolo di Jean Paul Getty. Ma, con il passare degli anni e forse anche della bufera che lo ha visto protagonista, potrebbe essere proprio Spacey a uscirne meglio da questa esperienza. In fondo è stato rimosso da quello che potrebbe passare alla Storia come il peggior film del grande regista di Alien e Blade Runner.

Un giorno Kevin Spacey potrà forse dire tirando un sospiro di sollievo: “Io non c’ero!”.