Fresco reduce dalle quattro nomination Oscar per Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Adattata (James Ivory), Attore Protagonista (Timothée Chalamet) e Canzone Originale (Sufjan Stevens con The Mystery of Love) e dopo le tre candidature ai Golden Globes per Film, Attore Protagonista e Non Protagonista (Armie Hammer), Chiamami Col Tuo Nome sbarca in conferenza stampa a Roma, Hotel De Russie, dopo una marcia trionfale a livello internazionale iniziata in Concorso al Festival di Berlino a inizio 2017 per poi proseguire con tante altre nomination tra cui 4 Bafta (lì Guadagnino è riuscito a ottenere anche Miglior Regista), 1 Screen Actor Guild Award (Chalamet), svariate candidature a premi di associazioni di critici (da Boston a Washington DC), 6 Indipendent Spirit Awards, 4 Gotham Awards (con vittoria nelle categorie Miglior Film e Attore Protagonista), 1 Writers Guild of America e PGA Award.
Insomma un vero e proprio trionfo quantitativamente superiore, in fatto di candidature, all’ultimo grande successo internazionale di un film italiano (in coproduzione con Francia, Brasile, Usa) ovvero La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino.

Ecco il resoconto della conferenza stampa romana moderata da Piera Detassis alla presenza del regista Luca Guadagnino e degli attori Timothée Chalamet e Armie Hammer.
Alcune domande riguardano la trama del film e verranno accompagnate dall’avvertimento di spoiler.

Quanti premi ha vinto il film finora?

Luca Guadagnino: Mi sembra immodesto dirlo. Mi pare 50 premi e 150 nomination.

Lo considerate un film sulla famiglia? È questo il segreto?

Luca Guadagnino: Non è un film su una storia d’amore gay. È il film sull’aurora sentimentale di una persona che alla fine di un’esperienza decisiva diventa un’altra persona. È un film sul desiderio e il desiderio non conosce genere sessuale. Il canone disneyano è per me molto importante perché il racconto emotivo vede in quei casi sempre un gruppo di famiglia che si migliora stando insieme. Nella trilogia di Toy Story si racconta in fondo questo: una famiglia che può stare insieme e riesce a stare insieme.

I due attori si sentono disneyani?

Timothée Chalamet: Sì e no. Il mio unico desiderio era lavorare con Luca e il mio unico obiettivo quando lavoro è portare la verità dentro il personaggio. Capisco perché Luca dice che lo considera un film disneyano perché in fondo l’ispirazione disneyana è corretta.

Armie Hammer: Capisco cosa intenda Luca quando parla di film disneyano ma no. Non mi considero nel film un personaggio disneyano… no. Non penso.

[spoiler] Cosa ne pensate del monologo finale del padre di Elio (il personaggio di Chalamet)? Pensate che sia credibile trovare una comprensione del genere in una famiglia?

Timothée Chalamet: Per me il monologo del padre alla fine è un modo di affrontare l’amore ma parlando con Luca un giorno, lui mi ha detto che per lui quel monologo parlava del dolore. Quando lessi il libro cinque ani fa e lessi la sceneggiatura sottolineai proprio quel monologo di Sthulbarg nel finale, parola per parola. Mi sembra un monologo che ci parli riguardo la necessità di superare un momento di sconforto.

Luca Guadagnino: Ho sempre creduto a chi dice che l’utopia è la pratica del possibile. Certo che esiste la possibilità di trovare questa famiglia. Il 1983 è un anno storicamente decisivo. Elio è l’aurora di una vita nuova che nasce ma il 1983 è anche il tramonto di un’epoca. Quella possibilità di rimanere aperti alle novità della vita è tipica di quella generazione dei genitori di Elio proveniente dal ’68 che oggi ci pare così distante e lontana. Ripeto: la famiglia è il motivo per cui ho fatto il film.

Come gira Luca Guadagnino con gli attori e come si sono sentiti gli attori ad essere diretti da lui?

Luca Guadagnino: Ho imparato tre cose nella mia carriera. 1) Ho imparato nel tempo che la cosa più importante è il movimento all’interno del quadro. 2) Ho imparato che mi piace dimenticare la sceneggiatura e, volte, ricominciare tutto daccapo con gli attori. 3) Poi al montaggio con Walter Fasano, con il quale ormai lavoro da circa 30 anni, ho imparato che il compito è fare in modo che questa tela che si è cominciata a tessere sul set venga resa scintillante. Io e Walter abbiamo una certa passione per un universo decostruzionista. Ci interessa l’armonia nella dissonanza. Il privilegio è sempre quello di fare i film che ci piace fare. Abbiamo sempre fatto come volevamo… salvo forse nel caso di Melissa P.

Armie Hammer: Luca ha un grande equilibrio e a differenza dei registi che ti dicono quello che devi e non devi fare in modo millimetrico, lui è in grado di farti lavorare in grande libertà. Ha la capacità di lavorare con una sola camera 35mm che una volta posizionata ti rende incredibilmente libero. Ti permette di seguire il tuo flusso interiore e di stabilizzarti con il tuo ritmo. A volte ti chiede all’improvviso: “Dove sei? Dove ti trovi?” perché si è reso conto che sei diventato freddo e meccanico.

Questa storia vi ha arricchito sul fronte della conoscenza dell’esperienza dell’amore?

Timothy Chalamet: La cosa che mi fa sorridere quando penso a Elio è che io non ricordo di aver mai avuto una storia d’amore così appassionata come quella avuta da Elio in questo film. Ho cercato di interpretare un ruolo che va al di là della sessualità. Amore gay, etero o con le pesche… è uguale. Per quanto riguarda le pesche… quella è una scena che spiega il senso dell’amore perfetto rappresentata nel film. Quello che è importante è ricordarsi la crescita avuta grazie a questa esperienza ed è per questo che la scena con il padre è così importante.

Quattro nomination agli Oscar. Cosa ne pensate?

Luca Guadagnino: Siamo felici e orgogliosi. Condividiamo le nomination con questa troupe magnifica e con tutti coloro che ci hanno aiutato a realizzare il film. Il nostro è stato un percorso pacato. Anni fa, e vi prego di prendere questo aneddoto nel modo leggero e scanzonato con cui ve lo porgo, dissi a una mia amica durante gli studi universitari mentre eravamo in autobus e si vedeva il Vaticano in lontananza: “Magari non diventerò mai papa… ma una nomination all’Oscar potrei un giorno ottenerla!”

Timothy Chalamet: Mi sono svegliato stamattina e mi sembrava di sognare. Sono pieno di gratitudine perché da giovane artista è molto incoraggiante e rassicurante ricevere segnali come questi. Dopo 4-5 anni di studi di arte drammatica e avendo vissuto questa realtà, so benissimo come ci si possa sentire da attore quando si va a fare un provino e ci si tormenta perché non si è riusciti ad ottenere la parte. La mia responsabilità dopo questo successo è di godermi il momento.