Eroi con un nome

Il 21 giugno 2017 Clint Eastwood ha deciso. I protagonisti del suo prossimo film ispirato all’attacco terroristico al treno diretto da Amsterdam a Parigi del 21 agosto 2015 sono stati scelti. Si tratta di Kyle Gallner (nei panni del vero Alek Skarlatos) Jeremie Harris (sarà Anthony Sadler) e Alexander Ludwig (lui interpreterà quello con più screen time del trio: Spencer Stone). Gallner è un attore professionista fin da quando ha 15 anni, ha lavorato moltissimo e senza sosta dai primi anni del 2000 e i suoi titoli più importanti sono il successo di nicchia Sundance Dear White People (2014) e American Sniper (2014) in cui Eastwood gli fa interpretare il soldato che spara alle capre ribattezzato immediatamente Goat Winston. Harris vestirebbe i panni dell’unico afroamericano del trio di amiconi in vacanza europea capaci di disarmare e rendere inoffensivo in quel giorno d’agosto del 2015 il venticinquenne marocchino Ayoub El Khazzani, armato di fucile AKM. Nel curriculum del buon Jeremie si legge di una partecipazione da comparsa in uno degli ultimi film di Robin Williams (90 Minuti A New York, 2014) e di un ruolo stavolta più importante nella serie tv sci-fi Legion (2017), quella con Dan Stevens come star assoluta. Ludwig, insieme a Gallner, è quello che conosciamo meglio del terzetto scelto inizialmente da Eastwood: è stato il protagonista a 15 anni de Il Risveglio Delle Tenebre (2007), ha corso a fianco di The Rock in Corsa a Witch Mountain (2009), non è stato proprio simpaticissimo nel primo Hunger Games (2012) e si è reso irriconoscibile, e più virile, nella serie tv Vikings (2014-2018). Gallner-Harris-Ludwig impersoneranno quindi Skarlatos-Sadler-Stone, tre nordamericani provenienti dalla California (Sacramento) uniti fin dai tempi dell’infanzia, presenti su quel treno Thalys diretto da Amsterdam a Parigi e pronti, anche se ancora sotto l’effetto di una colossale sbornia in terra olandese, a partecipare con altri passeggeri, tra cui l’eroico connazionale Usa Mark Moogalian, al knock out del marocchino El Khazzani. Usciamo dal condizionale: per Gallner-Harris-Ludwig quella di recitare come protagonisti nell’ultima fatica registica di un 4 volte premio Oscar come Eastwood è l’occasione della vita.
Poi però…

20 giorni dopo

È il tempo che passa dall’annuncio del cast di Gallner-Harris-Ludwig (21 giugno) al clamoroso dietrofont da parte del regista de Gli Spietati, Mystic River, Million Dollar Baby e Gran Torino (11 luglio). Ad interpretare Skarlatos-Sadler-Stone… saranno proprio Skarlatos-Sadler-Stone ripercorrendo le tappe di una bizzarra, ma proficua, esperienza hollywoodiana come All’Inferno E Ritorno (1955) di Jesse Hibbs in cui il soldato pluridecorato Audy Murphy recitò la parte di sé stesso dentro un film che avrebbe poi ispirato lo scrittore di Rambo David Morrell. Ecco che i tre eroi del film passano dall’essere degli attori hollywoodiani di fama medio-bassa (Gallner-Harris-Ludwig) a eroi letteralmente senza nome dal punto cinematografico anche se nelle cronache giornalistiche di quell’estate del 2015 molti di noi sentirono parlare di Alek Skarlatos, Anthony Sadler e Spencer Stone. Furono addirittura insigniti della Legione d’Onore dal Presidente francese François Hollande.
Ma… sarebbero stati in grado di recitare?

Eroi Senza Nome

Non è quello che interessa a Eastwood. Lui vuole dimostrare con questa sua trentaseiesima regia per il cinema che l’eroismo Usa può essere prodotto anche dall’americano medio o medio basso. Non vuole nemmeno l’Audy Murphy del film di Hibbs, sempre perfetto, corretto, sagace e impeccabile in tutti i 106 minuti di All’Inferno E Ritorno. Quello che l’eroe senza nome degli spaghetti western di Sergio Leone vuole ottenere da regista in Ore 15:17: Attacco Al Treno è una calma piatta, espressiva ed esistenziale. Questi tre ragazzoni sono tre amigos e non tre moschettieri. Da piccoli andavano male a scuola, erano soggetti a bullismo, venivano convocati spesso e volentieri dal preside (un sempre amabile Thomas Lennon), facevano impazzire le loro mamme single (Skarlatos e Stone) e si producevano in scherzi a base di carta igienica più tristi e fuori luogo che non energici e/o scoppiettanti come tanta goliardia a stelle e strisce. Una volta cresciuti due di loro avrebbero provato la vita militare (Skarlatos con risultati migliori rispetto a Stone) ma anche in quel caso si sarebbero distinti più per figuracce che altro: a Skarlatos gli fregano lo zaino in Afghanistan; durante un’esercitazione Stone affronta un fantomatico terrorista armato di penna biro venendo poi deriso e preso in giro da compagni e istruttori. Il civile dei tre, l’afroamericano Sadler, sembra da ragazzino più astuto e bravo con le parole rispetto ai due bianchi bambacioni ma anche lui, da adulto (per la società Usa sei adulto già a 20 anni), non sembra combinar un granché: lo vediamo sempre disoccupato, indolente e con un unico interesse durante le visite di Roma, Venezia e Berlino ovvero farsi delle foto con il selfie stick.
Voi penserete: ma sono bravi a recitare? No. Sono assolutamente blandi ma è proprio questo il fascino del film. Eastwood non li vuole intensi ma naturali. Quei mezzi sorrisi che spuntano in modo perfetto durante le loro interazioni non li avrebbe ottenuti nemmeno da Al Pacino Robert De Niro. Sono quei riflessi condizionati che ci capita di avere solo in presenza di persone che ci fanno sorridere ANCHE se non hanno detto qualcosa di divertente ma solo per il fatto che ci conosciamo, magari, da quando avevamo 10 anni di età. Avete presente questa sensazione? Ridete anche voi con i vostri amici storici, o familiari, quando nessuno ha detto qualcosa di divertente? Sì? Beh… il film di Eastwood pullula di questi momenti e quando ciò accade, ed è spesso, il film diventa il massimo del cinema verità.
Senza forzature, ipocrisie o trucchi. Quei tre non hanno bisogno di recitare la loro lunga e pacata amicizia.

Conclusioni

È impressionante che alla soglia degli 88 anni di età questo signore di nome Clint Eastwood voglia ancora esplorare le sue capacità registiche infilandosi in questo ginepraio neorealista manco fosse Roberto Rossellini o Vittorio De Sica. Il film presenta la religione in grande quantità nella pellicola (il film si chiude con la cosiddetta preghiera semplice un tempo attribuita a San Francesco) ma allo stesso tempo è squisitamente ironico, e rispettoso dello spettatore laico o addirittura ateo, quando il ferito Mark Moogalian rifiuta annaspando l’invito a pregare insieme di Stone mentre il buon Spencer sta cercando di fermare il dissanguamento del buon Mark dopo che Moogalian era stato il primo a gettarsi contro il terrorista riuscendo addirittura a strappargli il fucile. Eastwood ci dice che i suoi valorosi connazionali credevano in Dio ma allo stesso tempo ci fa capire che per lui non sia necessario che lo facciano tutti.
Eastwood ha fatto un film prendendo i tre protagonisti del fatto reale. La sua intenzione non era cercare di negare disonestamente la caratteristica di finzione del suo lavoro di narratore per immagini, bensì di raggiungere la non eccezionalità del possibile eroe americano attraverso proprio quei tre eroi non eccezionali.
Da regista si sarebbe forse sentito anche in imbarazzo nel cercare di imporre una recitazione scialba ai professionisti ambiziosi Gallner-Harris-Ludwig. Con i veri Skarlatos-Sadler-Stone ha capito che avrebbe ottenuto ciò che cercava. Eroi senza nome, senza faccia, senza cultura (gaffe clamorosa con la guida turistica berlinese in prossimità del bunker dove Hitler si tolse la vita), presunzione e cervello.
Gli eroi perfetti di un’America che è impossibile non amare.