A & A

Angelina era tre centimetri più alta, 5 anni più giovane ma già vincitrice, come Alicia, di un Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista. La Jolie aveva ottenuto già la statuetta per Ragazze Interrotte (1999) di James Mangold esattamente come la Vikander ha già ricevuto, ad oggi, il massimo riconoscimento dall’Academy, come Non Protagonista, per The Danish Girl (2015) di Tom Hooper. Ce la ricordiamo la Lara Croft di Angelina Jolie? Era maggiorata (ancora non era intervenuta sul suo seno), già esploratrice scafata (nella prima scena annientava un robot durante un allenamento casalingo) e leggermente stralunata (come tutto il film di Simon West). Arrivò anche un sequel firmato Jan de Bont l’anno successivo ma poco è rimasto nell’immaginario collettivo di quelle due incarnazioni cinematografiche dell’eroina inventata nei videogame da Toby Gard con un occhio a Indiana Jones e l’altro a Neneh Cherry. Per Alicia Vikander sarà una sfida per niente banale.

Alicia nel paese delle meraviglie

Già dopo l’analisi effettuata da Mirko D’Alessio del trailer del nuovo Tomb Raider diretto dal norvegese Roar Uthaug possiamo pensare al perché la Vikander si sia gettata in questa impresa che possiamo leggere come vero e proprio primo blockbuster della sua carriera. Questa piccola swedish girl, esplosa dentro il cinema internazionale in lingua inglese con Anna Karenina di Joe Wright e Royal Affair di Nikolaj Arcel, si è sempre contraddistinta per ruoli di giovani donne sottovalutate dal mondo maschile e in cerca di un’auto-affermazione sociale e politica. La Vikander è una femminista convinta fin da prima del movimento Me Too ed associarsi a Lara Croft può voler significare dare un’impronta precisa per quanto riguarda indipendenza ed autonomia della donna come ai tempi della sua acclamata intelligenza artificiale Ava dentro Ex Machina (2014) di Alex Garland. La vediamo nel trailer analizzato da Mirko fare la fattorina a Londra e poi partire alla ricerca del papà. Piccola, grintosa e circondata da uomini più grandi di lei. Angelina Jolie era una Lara Croft così vamp, fatalona e sex symbol da far risultare al suo fianco anche uno come Daniel Craig (pre-James Bond) simile a un ragazzino senza molto charme. Qui invece la Vikander sembra soffrire e ferirsi molto di più, sia che sia su un ring dove prende le botte, sia che rimanga appesa a un tronco cercando di salvarsi da una cascata letale. Lara, dall’alto dei suoi 58 milioni di copie vendute con 18 edizioni del gioco in 22 anni di vita del franchise ludico, ha contemporaneamente irritato ed esaltato il mondo femminile fin da quel lontano 1996. C’erano delle signore che la criticavano come pura e semplice fantasia maschile (le sue super curve furono attenuate negli anni dai creatori del gioco) ma ci sono sempre state delle sincere femministe che gioirono di fronte al suo successo presso i gamers maschi come simbolo di un modo di essere donna fiero e indipendente. Pensiamo che la Lara Croft di Alicia Vikander sarà più simile alla Katniss di Hunger Games e alla Tris di Divergent. Sarà una Lara Croft più persona e meno personaggio (la divina Jolie già all’epoca regina del gossip venne accompagnata nel film dal papà Jon Voight nel ruolo… del padre di Lara). La più morigerata e lontana da chiacchiericcio hollywoodiano Vikander impersona una ricca ereditiera che si vergogna dei soldi di famiglia fino a che non avrà dimostrato tutto il suo valore a prescindere dall’albero genealogico.

Ci sarà molta più testa che corpo nella sua avventura. Ci scommettiamo.

Conclusioni

Buffa questa convergenza verso il videogaming della coppia Fassbender & Vikander. Suo marito aveva provato con Assassin’s Creed ad aprire un franchise anche al cinema da titolo storico Ubisoft (appartenente al club delle saghe da 100 milioni di copie vendute negli anni). Le cose non andarono benissimo al box office e probabilmente non si andrà avanti con un secondo Assassin’s Creed. Ora tocca alla signora Alicia Vikander vedere se è più brava del coniuge a tradurre un grande videogame in un redditizio film d’avventura capace, magari, di aprire le porte a un universo cinematografico marchiato Square Enix.

Se la tostissima Alicia dovesse battere l’amato Michael… ci sarà da segnalare un altro trionfo del women power nell’arena un tempo esclusivamente appannaggio dei maschietti.

 

 

Il nuovo film, diretto da Roar Uthaug su una sceneggiatura di Geneva Robertson-Dworet, uscirà il 15 marzo 2018 in Italia e sarà prodotto dalla MGM, dalla Warner Bros e dalla GK Films.

Questa la sinossi ufficiale:

Lara Croft è la figlia fiera ed indipendente di un eccentrico avventuriero, scomparso quando lei era ancora in tenera età. Divenuta una giovane donna di 21 anni, priva di qualsiasi obiettivo o scopo reale, Lara gira per le caotiche strade alla moda di East London lavorando come corriere in bicicletta, riuscendo a malapena a guadagnare i soldi per l’affitto e frequentando i corsi del college, arrivando quasi sempre in ritardo. Determinata nel trovare la sua strada, si rifiuta di assumere il comando dell’impero globale del padre, così come rifiuta fermamente l’idea che lui sia veramente scomparso. Consigliata ad affrontare gli avvenimenti e ad andare avanti dopo sette anni senza di lui, neanche Lara riesce a capire cosa la guidi a risolvere finalmente il mistero della sua morte. Schierandosi esplicitamente contro l’ultimo desiderio del padre, Lara si lascia tutto alle spalle alla ricerca della sua ultima destinazione nota: una tomba leggendaria nascosta su un’isola mitologica, che potrebbe trovarsi al largo delle coste del Giappone. Ma la sua non sarà una missione facile; solo raggiungere l’isola si rivelerà estremamente pericoloso. Improvvisamente, la posta in gioco per Lara sarà talmente alta, che – contro ogni probabilità ed armata solo della sua raffinata intelligenza, della sua fede cieca e della sua innata testardaggine – dovrà imparare a spingersi oltre i propri limiti, nel suo viaggio verso l’ignoto. Se sopravvivesse a questa pericolosa avventura, potrebbe realmente capire chi sia e conquistando il nome di Tomb Raider.

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