Peccando forse di pignoleria, al conteggio si segnalano ben quattro differenti versioni di Lara Croft: due videoludiche, altrettante nate, o sul punto di farlo per l’appunto, nel mondo cinematografico. Eroina per antonomasia, si erge, quasi al pari della ben più vetusta Wonder Woman, ad emblema della femminilità, a credibile e impareggiabile vessillo dell’emancipazione e dell’indipendenza femminile.

L’originale, unica e inimitabile per l’irripetibile impatto che ebbe all’epoca, è figlia di un giovane Toby Gard, game designer presso Core Design, software house britannica chiusa nel 2006. Il modello di riferimento, il manichino sul quale è stato creato questo favoloso abito su misura, manco a dirlo, è cinematografico: si tratta di Indiana Jones, archeologo sui generis che preferisce il lavoro sul campo alla pur fortunata ed imprescindibile ricerca accademica.

Non si trattò, tuttavia, di semplice imitazione, di una scialba e insicura trasposizione dalla pellicola ai videogiochi. Laddove il giramondo rubacuori si fece riconoscere per il capello e la frusta, la bella Lara divenne iconica grazie al suo aspetto atletico, agli shorts e alla coppia di inseparabili pistole. Visto oggi, il design della Tomb Raider sembra semplicissimo, quasi banale, ma rispecchiava e rispondeva a tutti gli standard necessari per entrare e sfondare immediatamente l’immaginario di appassionati di videogiochi e non. L’aspetto gradevole, tanto per cominciare, attirò l’attenzione di adolescenti e pubblico maturo, mentre dettagli come la lunga coda, hanno lo stesso valore della salopette blu e dei baffi di Super Mario, elementi, insomma, capaci di renderla immediatamente riconoscibile.

Prepariamoci a conoscere anche sullo schermo una Tomb Raider molto diversa, e molto più umanaLa prima Lara Croft nasce nel 1968, in Inghilterra. Figlia di ricchi aristocratici si dimostra interessata all’archeologia sin da tenera età. L’amore per questa disciplina è fortissimo, totale, talmente tanto potente da compromettere irrimediabilmente i rapporti con la famiglia, che finiscono per diseredarla, lasciando ai suoi viaggi, alle sue pubblicazioni e scoperte il compito di costituirle la fama, e la ricchezza, di cui gode sin dal primo episodio.

Questa Tomb Raider, su cui Angelina Jolie baserà la caratterizzazione del suo personaggio, andando di fatto a sovrapporre le prime due Lara Croft, è un personaggio fiero, sicuro di sé, per nulla intimidito dai pericoli che deve fronteggiare. Sia nei videogiochi, che nei due film con protagonista Angelina Jolie, l’archeologa è sempre a suo agio in qualsiasi situazione, determinata ed equipaggiata di tutto punto per raggiungere i suoi obiettivi. Ben armata e dotata di una spiccata agilità, si barcamena alla grande tra gruppi di nemici da abbattere a suon di polvere da sparo e piattaforme sopraelevate da raggiungere spiccando salti e arrampicandosi su ripide pareti.

Da Venezia, al Perù, passando per il continente africano, sino all’India, le gesta di Lara Croft si estendono per tutto il mondo, in spedizioni che scavalcano spesso e volentieri i confini del sovrannaturale. Re Mida, Atlantide e draghi sono leggende e figure mitiche con cui si entra in contatto nel corso delle prime avventure.

 

 

Diverso, per non dire totalmente opposto, l’atteggiamento e approccio con la seconda Lara, quella nata dalla penna di Rhianna Pratchett, sceneggiatrice di videogiochi, nel 2013, anno di debutto di Tomb Raider, reboot videoludico della serie, nonché apripista di un arco narrativo tutto nuovo.

Nata nel 1992, la “nuova” Tomb Raider è un’archeologa alle prime armi, devastata dalla prematura scomparsa del padre, da cui ha comunque ereditato una discreta fortuna. Nella prima avventura vissuta con il pad tra le mani, siamo stati testimoni di un cambio piuttosto radicale nel trattamento del personaggio. Oltre ad una rivisitazione del design, con un addolcimento delle curve sinuose rispetto al passato, la giovane Lara è un’eroina ancora da farsi. Atletica e molto intelligente, ha pochissima esperienza sul campo. Inoltre è un personaggio estremamente più umano, dai limiti fisiologici marcanti e vagamente realistici. È un’eroina che si ferisce, che soffre il freddo e la fame. Anche il gameplay cambia sensibilmente. Per quanto non manchino scontri a fuoco, l’accento si sposta verso lo stealth, verso il survival. L’archeologa, molto più fragile rispetto alla sua prima incarnazione, preferisce cogliere di sorpresa gli avversari, nascondendosi tra la vegetazione e affidandosi al silenzioso arco. La necessità di scaldarsi e di procurarsi cibo, inoltre, la costringono spesso a cacciare e a procurarsi materiali che le garantiscano la sopravvivenza.

Su questa versione di Lara Croft si è basata l’interpretazione di Alicia Vikander nel film prodotto da Warner Bros. in uscita il prossimo 15 marzo nelle sale cinematografiche nostrane. Dai trailer che fin’ora sono stati mostrati al pubblico, si notano facilmente le similitudini con il videogioco di Crystal Dynamics pubblicato nel 2013, sia per quanto concerne il look della protagonista, sia nelle ambientazioni scelte.

Prepariamoci, insomma, a conoscere anche sullo schermo una Tomb Raider molto diversa, e molto più umana, rispetto a quella interpretata da Angelina Jolie.

 

Il nuovo film, diretto da Roar Uthaug su una sceneggiatura di Geneva Robertson-Dworet, uscirà il 15 marzo 2018 in Italia e sarà prodotto dalla MGM, dalla Warner Bros e dalla GK Films.

Questa la sinossi ufficiale:

Lara Croft è la figlia fiera ed indipendente di un eccentrico avventuriero, scomparso quando lei era ancora in tenera età. Divenuta una giovane donna di 21 anni, priva di qualsiasi obiettivo o scopo reale, Lara gira per le caotiche strade alla moda di East London lavorando come corriere in bicicletta, riuscendo a malapena a guadagnare i soldi per l’affitto e frequentando i corsi del college, arrivando quasi sempre in ritardo. Determinata nel trovare la sua strada, si rifiuta di assumere il comando dell’impero globale del padre, così come rifiuta fermamente l’idea che lui sia veramente scomparso. Consigliata ad affrontare gli avvenimenti e ad andare avanti dopo sette anni senza di lui, neanche Lara riesce a capire cosa la guidi a risolvere finalmente il mistero della sua morte. Schierandosi esplicitamente contro l’ultimo desiderio del padre, Lara si lascia tutto alle spalle alla ricerca della sua ultima destinazione nota: una tomba leggendaria nascosta su un’isola mitologica, che potrebbe trovarsi al largo delle coste del Giappone. Ma la sua non sarà una missione facile; solo raggiungere l’isola si rivelerà estremamente pericoloso. Improvvisamente, la posta in gioco per Lara sarà talmente alta, che – contro ogni probabilità ed armata solo della sua raffinata intelligenza, della sua fede cieca e della sua innata testardaggine – dovrà imparare a spingersi oltre i propri limiti, nel suo viaggio verso l’ignoto. Se sopravvivesse a questa pericolosa avventura, potrebbe realmente capire chi sia e conquistando il nome di Tomb Raider.

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