Innocenti
“Non lo so, non avevo… non avevo cibo, né acqua e faceva molto freddo, molto freddo. Pensavo… che potevo salvarne almeno uno, ma… era pesante. Pesante. Riuscii a fare solo qualche miglio, lo sceriffo mi trovò subito. Il proprietario era così in collera che mi mandò a vivere all’orfanotrofio Luterano a Bozeman. Non vidi mai più il ranch”.
Sono le parole con cui l’agente Fbi Clarice Sterling ricorda al Professor Hannibal Lecter il suo trauma da bambina presso quel ranch del Montana dove una notte sentì il “pianto” degli agnelli macellati decidendo di salvarne uno e scappare via. È una delle scene più importanti de Il Silenzio Degli Innocenti di Jonathan Demme, capace di dare il titolo misterioso alla pellicola: se Clarice, al suo primo incarico importante da recluta Fbi, aiuta il capo Jack Crawford ad acciuffare il serial killer ribattezzato Buffalo Bill sottoponendosi a degli incontri con l’incarcerato Prof. Lecter… quelle grida degli agnelli (The Silence Of The Lambs, in originale) che echeggiano ancora trentenne nella sua mente diventeranno finalmente puro silenzio, quello degli innocenti. Il thriller di Demme è tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Harris e si tratta del terzo adattamento per il cinema dalle pagine dello scrittore americano dopo Black Sunday (1977) di John Frankenheimer e Manhunter – Frammenti Di Un Omicidio (1986) di Michael Mann. È stato tirato in ballo dal critico del Guardian Peter Bradshaw come possibile punto di riferimento per I Segreti Di Wind River, secondo lungo da regista per lo sceneggiatore ex attore Taylor Sheridan. È vero, ci sono degli interessanti punti contatto così come erano presenti anche in Sicario (2015), bella sceneggiatura di Sheridan per la regia di Denis Villeneuve in cui una giovane agente dell’Fbi donna veniva “usata” come grimaldello legale (qui Clarice è piuttosto un grimaldello psicologico) entrando in contatto, dentro un’indagine, con un maschio estremamente pericoloso (come è il Prof. Lecter ne Il Silenzio Degli Innocenti) con il quale sarebbe nata una strana sintonia e che l’avrebbe apprezzata e tutelata in quanto creatura (lei) innocente alla ricerca del silenzio degli innocenti. La piccola Clarice Sterling quella notte riuscì a percorrere “qualche miglio” nel freddo Montana laddove la diciottenne Natalie Hanson riesce a scappare, a piedi nudi, per 10 km (6,3 miglia) all’inizio de I Segreti Di Wind River, nel Wyoming gelato e sotto zero dove se non sei del luogo ti possono anche scoppiare i polmoni dopo 200 metri di corsa nella neve. Gli innocenti nel capolavoro di Demme sono sia gli agnelli che, per la Clarice cresciuta, quei bersagli dei serial killer che lei dovrà cercare di salvare. Nel bel film di Sheridan il silenzio degli innocenti è rappresentato dalle donne indiane scomparse nelle riserve dei nativi americani le cui statistiche mancano, come ricorda una secca didascalia finale, perché evidentemente considerate dal governo Usa dei soggetti sociali di serie b. La ragazza che Buffalo Bill rapisce ne Il Silenzio Degli Innocenti per scuoiarla e utilizzare la sua pelle per tessersi addosso un nuovo corpo di donna… è invece molto, molto potente. È la figlia di una senatrice.

La voce del colpevole
Siamo stati volutamente complicati nel paragrafo precedente proprio per omaggiare l’intricatissimo script di Ted Tally per il film di Demme del 1991. Laddove Sheridan usa un copione semplicissimo ne I Segreti Di Wind River per portare quello che comincia come un giallo verso la limpidezza action del western (l’indagine è facile ma la sopravvivenza alla stessa no attraverso un duello con fucili e pistole che coinvolgerà 10 persone che montano motoslitte come i cowboy facevano con i cavalli), la coppia Tally-Demme ne Il Silenzio Degli Innocenti ci sballotta da un posto all’altro (Virginia, Tennessee, Maryland, Ohio, Illinois, Bahamas), ci bombarda di nomi e ci fa entrare in un’indagine in medias res sfruttando la vastità di una nazione (gli Usa) e la paradossale limitatezza di una specie di Club dei Serial Killer il cui presidente è uno psicanalista cannibale un tempo membro di spicco dell’élite intellettuale di Baltimora il quale è diventato una specie di punto di riferimento di tutti gli psicopatici degli Stati Uniti d’America sia che si chiamino Francis Dolarhyde (Manhunter – Frammenti Di Un Omicidio) che Jame Gumb (Il Silenzio Degli Innocenti). Il Lecter di Anthony Hopkins ne Il Silenzio Degli Innocenti è un intellettuale di mezza età a schiena dritta (metaforicamente e letteralmente), dall’occhio penetrante perennemente sbarrato senza battito di ciglia, con ottima memoria fotografica (disegna in cella la Cupola del Brunelleschi a Firenze) e olfattiva (annusa Clarice da cima a fondo ad ogni visita), piccolo ma fortissimo (ammazzerà da solo due poliziotti, scuoiando il viso di uno della coppia), buongustaio (mangiò il fegato di una vittima cucinandolo “con un bel piatto di fave e un buon Chianti”; il vino è un Amarone nel romanzo di Harris), probabilmente gay (provoca molto Clarice circa una possibile tensione sessuale tra lei e il suo capo Crawford ma come se fosse più geloso di lui che non della ragazzina), dannatamente azzimato nei modi (al punto da spingere il vicino di cella Miggs a morire mangiando la propria lingua perché era stato scortese con Clarice “sparandole” addosso il proprio sperma). Il Silenzio Degli Innocenti film, molto più dell’omonimo libro di Harris, è un one demon show… quello di Hannibal Lecter. Arriverà addirittura a evadere indossando la faccia di un agente (Besson citerà l’idea per la fuga del suo protagonista in Léon nel 1994) e chiuderà il film camminando in modo estremamente dinoccolato alle Bahamas mentre segue la sua prossima vittima ovvero l’odiato carceriere Dr. Frederick Chilton dopo aver salutato Clarice dalla cornetta di un telefono pubblico.

Porte
Uno dei momenti più celebri e belli del film di Demme è quando, con una grande idea al montaggio, il regista americano coadiuvato dall’editor di fiducia alla quinta collaborazione Craig McKay ci manipola per poi sorprenderci facendo arrivare Clarice alla porta della dimora privata di Buffalo Bill come fosse uno shock dopo averci convinti che a casa dell’assassino fosse invece giunto Jack Crawford insieme alla sua task force. È un colpo di scena formidabile che Demme ottiene attraverso la semplicità di un montaggio alternato di immagini (l’approccio alle due case diverse) e suoni (quello del campanello di casa). Un momento di cinema semplicemente sublime. Taylor Sheridan lo cita con sommo rispetto e amore ne I Segreti Di Wind River quando fa arrivare la sua Clarice, ovvero la giovane agente dell’Fbi rookie Jane Banner, alla porta del trailer di tale Matt Rayburn il quale aprirà nel controcampo l’uscio della propria “dimora” ma in uno spazio temporale diverso facendoci entrare in un lungo flashback crudelmente chiarificatore di tutta l’indagine del film. Quindi Sheridan non rielabora, come già in Sicario, alcuni elementi della trama simili a Il Silenzio Degli Innocenti ma soprattutto riprende rimaneggiandolo un trucco al montaggio che gioca sulla percezione del tempo rispetto allo spazio fisico.
Due porte: una si apre in un luogo diverso rispetto a quello che pensavamo mentre l’altra addirittura nel passato.

Conclusioni
A novembre del 1989 Jonathan Demme inizia le riprese de Il Silenzio Degli Innocenti dopo che la prima avventura thriller da romanzo di Harris con Lecter intitolata Manhunter era stato un flop, Gene Hackman si era sfilato dalla produzione rinunciando ad Hannibal Lecter (viene scelto un non troppo celebre Anthony Hopkins al suo posto) e la prima scelta di Demme Michelle Pfeiffer ha scartato il ruolo di Clarice per la stessa paura di Hackman: quel film puzza di macabro sadismo troppo trash per poter essere considerato nel circuito mainstream di cui i due top actor fanno ormai parte. Non c’è un grandissimo entusiasmo quando Demme batte il primo ciak. A marzo del 1989 David Lynch aveva iniziato le riprese del pilota di una possibile serie tv altrettanto in sordina. Il titolo era Twin Peaks. Entrambe queste opere con al centro il lavoro del Federal Bureau of Investigation, in acronimo Fbi, avrebbero avuto un successo pazzesco segnando tutti i successivi anni ’90 dopo che negli anni ’80 quegli stessi agenti in giacca e cravatta erano stati presi violentemente in giro in una pietra miliare hollywoodiana della decade come Trappola Di Cristallo (1988) di John McTiernan. Il Silenzio Degli Innocenti avrebbe vinto 5 Oscar su 7 nomination portando a casa i pesantissimi Miglior Film, Regia, Sceneggiatura (Tally), Attore (Hopkins) e Attrice Protagonista (Foster). Fu una vittoria scioccante, rivoluzionaria ed epocale non meno del Leone d’Oro di Venezia che per la prima volta nella Storia diventa Miglior Film come nel caso de La Forma Dell’Acqua – The Shape of Water. Si parlò all’epoca di horror che vinceva per la prima volta l’Oscar e questo “strillo” fece il giro del mondo alimentando il dibattito tra cinefili giustamente eccitati da questo trionfo del cinema di genere presso l’Academy. Il Silenzio Degli Innocenti non è affatto un horror. È un thriller poliziesco poi ribattezzato serial killer movie visto che la sana exploitation tipica della settima arte avrebbe messo in moto un’industria della replica massiccia del prototipo di Demme. Fu usato il termine horror per via del soggetto morboso, sessualmente esplicito, rude e con un villain (Lecter) quasi sovrumano e dal sapore metafisico-sardonico come Freddy Krueger. Psyco (1960) di Hitchcock aveva avuto la stessa etichetta. In realtà oggi lo ricordiamo per quello che realmente è (un thriller osceno da talk show capace di fare 130 milioni di dollari dell’epoca nei soli Usa), continuandone ad apprezzare la longevità, celebrando la nascita di un personaggio iconico (quel Lecter lì causerà sequel, remake di prequel, biopic sulla sua infanzia e nuova serie tv), evidenziando i buffi contatti con il lavoro da sceneggiatore e regista di un nuovo talento come Taylor Sheridan.
Soprattutto per quanto riguarda quel silenzio degli innocenti raccontato assai bene ne I Segreti Di Wind River.