Marathon Men

C’è un produttore sulla cresta dell’onda dopo aver contribuito al trionfo della saga Il Padrino di Francis Ford Coppola. C’è uno scrittore orfano del suo severo agente che si getta, senza più freni inibitori, nella sua opera più commerciale. C’è un regista rivoluzionario proveniente dall’Inghilterra terrorizzato dalla fugacità del successo hollywoodiano dopo che il suo ultimo film è stato un flop. Ci sono una vecchia star leggermente acciaccata della Vecchia Europa e due sex simbol ormai maturi della New Hollywood.
Tutto è pronto per iniziare a correre.

Blacklisted

Perché rimarchiamo sempre l’importanza dei producer come veri e propri filmmaker alla stregua dei registi? Perché è Robert Evans (il produttore) che vede il film prima di tutti quando legge il libro di William Goldman (lo scrittore) in forma ancora di manoscritto e quindi prima che diventasse un best seller. Fiuta lo spettacolo, ne compra al volo i diritti per il grande schermo (Goldman si vede recapitare una proposta che non può rifiutare: 500 mila dollari) e comincia a mettere in piedi l’operazione. Quando analizza le pagine de Il Maratoneta trova uno spy movie modernissimo abitato dalla paranoia e conflittualità tipica del cinema della New Hollywood che lui stesso ha contribuito a creare lanciando Francis Ford Coppola. C’è azione, machismo, nazismo e maccartismo (quando la Mecca del Cinema decise di mettere nella black list quei cineasti considerati comunisti; vedere L’Ultima Parola – La Vera Storia Di Dalton Trumbo con Bryan Cranston per approfondire). A seguire anche rapporti familiari tra fratelli (sia dei buoni che dei cattivi), giovane eroe civile intellettuale più fisico che cerebrale (aspirante maratoneta insultato dai portoricani della porta accanto e battuto a Central Park da muscolosi wasp d’aspetto ariano) e marcata sfiducia nei confronti del governo Usa (servizi segreti deviatissimi aiutano vecchi nazisti a smerciare diamanti in cambio delle loro “soffiate”). Evans definisce subito quelle pagine come la perfetta base di un “movie-movie” perché c’è escapismo virile (addirittura più alla James Bond che Alfred Hitchcock) misto a documentarismo sensazionalista metropolitano (New York e Parigi sono due personaggi febbrili e supersexy) e contestazione antigovernativa (lo zeitgeist dei ’70 post-Vietnam e Watergate). Chi potrebbe dirigerlo? John Schlesinger (il regista) non ha molta scelta. Il Giorno Della Locusta (1975) è andato così male (buffa coincidenza: era stato sceneggiato da uno storico blacklisted del maccartismo come Waldo Salt) che la memoria dell’exploit del 1970 di Un Uomo Da Marciapiede (primo film osceno, rated X, a vincere Miglior Film e Regia all’Oscar) potrebbe svanire presto. Il britannico trapiantato a Hollywood ha disperatamente bisogno di un successo e poi lui al maccartismo da ormai del tu visto che Salt gli aveva sceneggiato anche Un Uomo Da Marciapiede. Quando Evans lo chiama… accetta immediatamente. Saltano a bordo come attori Laurence Olivier (gigante scespiriano nei panni del nazista Szell), Dustin Hoffman (la star hollywoodiana della porta accanto sarà l’intellettuale maratoneta “Babe” Levy) e Roy Scheider (Lo Squalo di Spielberg è andato “benino” al box office per la spalla diventata protagonista qui impiegato come “Doc” Levy, fratello dominante di “Babe” con nome in codice da spia “Scilla”).
L’operazione sembra sicura. O c’è qualche dubbio?

Is It Safe?

Quali sono le caratteristiche essenziali de Il Maratoneta? 1) Trama complicatuccia assai (anche per via di certi tagli al final cut) ma forse anche per questo estremamente affascinante (solo al 33esimo minuto si comincia a capire qualcosina; oggi, in un film mainstream, sarebbe inattuabile); 2) Fantasie (il maratoneta Abebe Bikila) e/o traumi (il suicidio di papà blacklisted) del protagonista che appaiono davanti ai nostri occhi di spettatori come fossero dei veloci scorci nella sua interiorità (tecnica inglese al montaggio del grande Jim Clark che abbiamo ritrovato con piacere anche in A Beautiful Day firmato dalla scozzese Lynne Ramsay) 3) tracce evidenti di Bond movie fatto per spettatori che vanno alle manifestazioni politiche, compreso un finale riscritto da Robert Towne forse fin troppo pacchiano con scontro un po’ coatto tra Szell e “Babe” in un fantomatico interno, ricostruito in studio, della North Gate House sul bacino idrico The Reservoir, patria dei mezzofondisti di Central Park (è lì che vediamo “Babe” correre fin dall’inizio del film). Goldman, autore di un finale letterario più scarno, non sarà particolarmente contento della riscrittura parossistica e risolutiva di Towne (“Babe” assiste Szell che cade sul suo stesso pugnale retrattile e poi va via buttando nelle acque del Reservoir la pistola con cui il papà si era suicidato e che per lui era diventato un problematico feticcio). Ovvio che non si possa concludere un saggetto su Il Maratoneta senza ricordare la celeberrima sequenza in cui Olivier-Szell trapana il dente sano di Hoffman-“Babe” continuando a domandare incessantemente “È sicuro?”. È una delle sequenze di tortura più famose della Storia Del Cinema e funziona ancora oggi benissimo perché Olivier è magistrale nel creare un nazista così spietato da sfruttare tutte le buon maniere possibili, tra una crudeltà e l’altra, per destabilizzare psicologicamente la sua preda e ottenere ciò che vuole.

Conclusioni

Ci siamo divertiti a metterlo in relazione, in chiave ironica, alla action comedy Game Night perché anche in quel film ci sono due fratelli protagonisti composti da dominante e passivo di cui uno ha condotto per anni una vita segreta all’insaputa dell’altro. Più seriamente Il Maratoneta di Schlesinger, ancora oggi solida pietra miliare della settima arte del ‘900, è vicino nel montaggio allo stile di A Beautiful Day della Ramsay, altra pellicola in questi giorni nei nostri cinema come Game Night.
Come andarono le cose a film finito oltre a qualche rimbrotto di Goldman? Ricco incasso al botteghino, critica lusinghiera, Olivier candidato all’Oscar per Miglior Attore Non Protagonista (perse contro il Jason Robards di Tutti Gli Uomini Del Presidente di Pakula) e parecchia fortuna all’estero dove questo nuovo cinema hollywoodiano sembrava sempre più bello e moderno.
Robert Evans, John Schlesinger, William Goldman, Dustin Hoffman, Laurence OlivierRoy Scheider erano giunti alla fine della corsa.
I marathon men avevano tagliato vittoriosamente il traguardo proprio come Abebe Bikila.