Articolo e foto a cura di Matteo Suman

Come già annunciato nei giorni scorsi, la trentaduesima edizione del festival “Il Cinema Ritrovato” è partita in grande stile con un’ospite esclusivo.
Martin Scorsese, acclamato maestro del cinema americano ha aperto il festival sabato 23 giugno con una lezione di cinema al teatro comunale di Bologna ed in serata ha introdotto la proiezione di “Enamorada”, film restaurato dalla sua Film Foundation. Noi di BadTaste eravamo presenti ad entrambi gli appuntamenti e vi presentiamo i punti salienti.

Animata da quattro registi italiani di grande talento, Jonas Carpignano, Alice Rohrwacher, Matteo Garrone e Valeria Golino, la conversazione con Martin Scorsese è stata applaudita ed apprezzata con passione da tutto il pubblico presente, in un Teatro Comunale praticamente gremito. Introducendo gli ospiti, il Direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, ha ricordato come sia importante la presenza di Scorsese al “Cinema Ritrovato” perché primo cineasta ad affermare l’importanza del cinema del passato e ad impegnarsi concretamente nel restauro del patrimonio cinematografico con la sua Film Foundation.

La conversazione si è aperta con l’intervento di Matteo Garrone che ha chiesto a Scorsese un parere sulla crisi attuale delle sale cinematografiche.
La risposta del maestro è stata pronta e decisa, ribadendo che va al cinema dagli anni quaranta e non c’è niente che possa essere paragonato con l’andare in sala a vedere un film.

Il cineasta ha sostenuto l’importanza di uscire di casa ed andare al cinema e questo deve coinvolgere tutte le età, perché il restauro ha costi elevati e va supportato. È importante sostenere questa causa, e va spiegata in modo chiaro alle nuove generazioni la differenza tra
arte e contenuti prettamente commerciali.

A tal proposito Garrone ha subito incalzato, pensando ad un eventuale insegnamento di cinema nelle scuole. Scorsese ha subito affermato di aver organizzato assieme a Margaret Bodde un corso di studi chiamato “The Story of Movies” proponendolo nelle suole per insegnare ai giovani il linguaggio dell’arte cinematografica. Secondo Scorsese è importantissimo l’alfabetismo visivo oltre a quello verbale e i giovani devono riuscire a leggere l’immagine d’arte e a capire che luci, ombre e posizioni macchina hanno un loro significato ed un proprio linguaggio espressivo.

Valeria Golino ha poi posto l’attenzione sul legame tra il lavoro del regista e la percezione da parte del pubblico. Scorsese è convinto dell’importanza di restare agganciati alla propria ispirazione e di esser convinti di quello che si è creato, per poterlo comunicare agli spettatori. I film sono proposti per un ampio pubblico, ma la cosa fondamentale secondo il regista è che ci sia sempre qualcuno che riesca a capire ad apprezzare.

Jonas Carpignano ha continuato la conversazione chiedendo a Scorsese con quali criteri vengono scelti i film da sottoporre a restauro.
Il grande cineasta ha prontamente risposto ricordando come sia nata l’idea della Film Foundation. Fin dai primi anni settanta, Scorsese si è reso conto che tutto il cinema con il quale era cresciuto stava vivendo uno stato di completo declino. Frustrato e rattristato da ciò ha da subito capito che bisognava intervenire con la nuova generazione di registi per preservare queste opere del passato. Scorsese ha ricordato quanto sia stato difficile trovare gli accordi tra gli archivisti e i vari studios perché interessi e obbiettivi erano diversi. Solo attraverso il successo di alcuni suoi film Scorsese è riuscito a comunicare a far capire agli studios che il pubblico amava questi film e solo la collaborazione con gli archivisti poteva permettere la conservazione di queste opere d’ispirazione per tuti i cineasti.

La parola è passata poi ad Alice Rohrwacher che ha chiesto a Scorsese di raccontare del suo legame con l’Italia. Il grande regista ha ricordato la sua famiglia numerosa, dei suoi problemi di salute e la sua frequenza assidua al cinema. Ha ricordato infine il cambiamento degli anni Cinquanta sia a livello culturale che cinematografico. Affascinato dai film neorealisti italiani che comunicavano il mondo reale, Scorsese ha affermato di non esser mai riuscito a fondere tutto ciò con la grandezza del cinema di Ford e Welles col quale era cresciuto ed ha preso quindi la sua strada ed un suo metodo per raccontare le sue storie, lasciandosi ispirare dai grandi del passato, ma con la fermezza di creare qualcosa che sente proprio.

Il penultimo intervento è stato di Matteo Garrone che ha posto l’attenzione sulle varie fasi di lavoro del regista ed ha chiesto al maestro di raccontare la sua esperienza. Scorsese ha affermato quanto la logistica sia complessa e di quanto lo faccia lavorare. Più il budget è alto e maggiori sono le persone da coordinare ed afferma quanto sia importante la comunicazione tra i vari reparti. Al regista piace molto ritirarsi in albergo alla fine della stesura delle sceneggiatura e parlare con il direttore della fotografia. In questo modo sente una libera espressione della propria fantasia e sente il pieno controllo del progetto. Scorsese ha concluso il suo intervento affermando di quanto sia difficile per lui gestire la luce e di affidarsi molto alle competenze dei vari direttori della fotografia. La fase però che apprezza di più è il montaggio, affiancando costantemente il montatore durante il suo lavoro.

L’incontro al teatro comunale si è concluso con l’intervento di Carpignano che ha chiesto al cineasta di come sia il rapporto con gli attori.
Scorsese ha ricordato come abbia conosciuto gli attori attraverso il cinema, e i vari consigli degli amici. Il maestro non conosceva le varie tecniche, ma la visione da giovanissimo di tutti i film di Elia Kazan è stata la sua formazione principale per capire come doveva operare sul set.
Importantissima l’amicizia di Scorsese con Cassavetes, suo mentore e forte sostenitore di “Mean Streets”. Cresciuto dell’East Side di Manhattan, Scorsese ha ricordato quanto sia stato importante “andare altre quell’isolato di sei case” e di incontrare cosi Harvey Keitel, Brian de Palma e infine De Niro, con il quale si instaurò subito un ottimo legame perché conosceva la zona in cui il cineasta viveva, conosceva la gente e la cultura dell’area.  “C’era poco da dire a De Niro, perché sapeva esattamente quello che volevo e io capivo lui”.

Alle 22, in una Piazza Maggiore affollatissima, Scorsese è salito sul palco per presentare il restauro del film messicano “Enamorada”. Ha ringraziato tutta la Cineteca di Bologna e l’immagine ritrovata per poter condividere questa serata di apertura del festival “Il Cinema Ritrovato.” Ha ribadito di esser finalmente riuscito ad esser presente, perché in tutte le precedenti edizioni era impegnato oppure stava lavorando a dei film. Ha manifestato il suo entusiasmo per essere fisicamente presente a questo festival del cinema del passato ma anche del presente e del futuro, celebrando in particolar modo il restauro del bellissimo film messicano “Enamorada” del regista Emilio Fernández, restaurato nel 2018 da UCLA Film & Television Archive e The Film Foundation’s World Cinema Project.

Scorsese ha infine ringraziato Olivia Harrison per l’incredibile possibilità offerta con la Material World Charitable Foundation di restaurare non soltanto “Enemorada”, ma ben altri nove film.

Uno scrociante applauso del pubblico ha salutato calorosamente il grande regista per dare così il via alla proiezione di questo classico messicano restaurato in 4K in un bianco e nero splendente e definito.

 

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