Distopie

Il mondo del 2018 va avanti a pillole della felicità e lo Stato è diventato una Corporation che organizza uno sport molto violento sui pattini (Rollerball, 1975). Oppure lo Stato è diventato così rancoroso e vendicativo da voler ricordare a tutti i 12 distretti che lo compongono quanto non debbano più azzardarsi a ribellarsi attraverso il sacrificio di due giovani da mandare ogni anno a dei combattimenti di gladiatori (Hunger Games, 2012). Ne volete di più? A Roma si partecipa in mondovisione a La Grande Caccia tra due sex symbol biondi che cercano di uccidersi tra un spot pubblicitario e l’altro (Ursula Andress e Marcello Mastroianni ne La Decima Vittima di Elio Petri del 1965). Ci ricordiamo bene anche di quei ragazzini mandati al massacro in Giappone in Battle Royale (2000; da cui Tarantino prese di peso sia l’attrice Chiaki Kuriyama che quel suo look da “collegiale” per la Gogo di Kill Bill). Un anno prima di Rollerball, nel 2017, gli Stati Uniti sono diventati un apparato totalitario che fa sfidare i galeotti in giochi violenti promettendo loro, se vincono, la libertà (L’Implacabile, 1987). Mai dimenticarsi di certi cubi pieni di trappole dentro i quali venivano messi i condannati a morte e forse anche i dissidenti politici dopo avergli cancellato la memoria (trittico Cube 1997-2004 da cui Leigh Whannell e James Wan presero ispirazione per il loro Saw). Potremmo andare avanti all’infinito. La chiamiamo fantascienza distopica e ultimamente il meglio del meglio di questo genere cinematografico e letterario (molti dei film citati nelle righe sopra derivano da scrittori, da Stephen KingRobert Sheckley, William Harrison fino a Suzanne Collins) lo si può trovare in tv grazie ai 18 episodi di Black Mirror dal 2011 a oggi. Nel 2012 però il cinema disse la sua e in un modo così intelligente e creativo da scatenare una saghetta sagace oggi diventata da quattro film. Il suo creatore era un grande fan di John Carpenter (vedi il Bad School di 1997 – Fuga Da New York per ulteriori verifiche di “ereditarietà”), aveva sceneggiato un bel remake del secondo lungometraggio del maestro (Distretto 13: Le Brigate Della Morte) e aveva un cognome italoamericano come pochi: DeMonaco.

The Purge

Traduzione letterale per noi: la purga. Vocabolo latino che sta a significare atto di purificazione da cui deriva il termine Purgatorio usato anche da un certo Dante Alighieri. Si registra un suo uso nella terminologia medica (stitichezza? Purgatevi), nella storia del ‘900 con le purghe staliniane e quelle fasciste per arrivare al calcio con le purghe tottiane nel senso di Francesco Totti allorquando il calciatore mostrò a tutta Italia la maglietta con su scritto: “Vi ho purgato ancora” l’11 aprile del 1999 in occasione della sua terza rete nel derby Roma-Lazio. Quattordici anni dopo Totti, nel 2013, The Purge diventa in traduzione italiana Lo Sfogo mentre il titolo sceglie un più anonimo ma umano, per evitare equivoci politici o gastroenterologici, La Notte Del Giudizio. Di cosa si parla? Nel 2022 negli Stati Uniti va tutto benissimo. L’economia è florida, le borse ottimiste, l’indice di criminalità tra i più bassi di sempre. Che cosa sarà successo mai? Semplice: lo Stato governato da un élite massonica denominata Nuovi Padri Fondatori ha depenalizzato l’omicidio. Ci possiamo tranquillamente uccidere l’un l’altro. Sempre???? No. Solo una notte all’anno. Noi abbiamo il carnevale, loro The Purge ovvero la mattanza: dalle 7 di sera del 21 marzo alle 7 del mattino del 22. Se ti trovi per strada indifeso dentro le 12 ore stabilite per legge della mattanza legale… è meglio che scappi se incroci qualcuno per strada. Ma attenzione: durante quelle 12 ore tutto è permesso per i cittadini borghesi (solo i politici sono esclusi dal campo delle possibilità omicide), anche essere assaliti nella propria casa. Questa premessa geniale, che irrita non si sa perché gran parte della critica Usa mentre fomenta non poco noi analisti europei, è tutta farina del sacco dello sceneggiatore e regista James DeMonaco diventato molto noto in patria e non solo grazie a questo piccolo film a basso budget contemporaneamente spettacolare e provocatorio in grado di trasformarsi presto in un franchise dall’enorme potenziale.

Space Invaders

Il primo La Notte Del Giudizio del 2013 è un action thriller compatto, emozionante, intelligente, accessibile. Dura soli 85 minuti. Viviamo l’avventura accanto a un venditore di impianti di sicurezza domestica interpretato dal sempre amabile Ethan Hawke. Che male c’è ad aver fatto i soldi fornendo ai propri concittadini dei sempre più sofisticati sistemi di sicurezza per blindare le loro magioni durante Lo Sfogo? Nessuno. Poi se il nostro venditore ha la faccia di Ethan Hawke… come possiamo arrabbiarci con lui o anche solo biasimarlo? È pure simpatico e gentile con una sua dipendente al telefono. In lui filtra del senso di colpa? No. Nemmeno in sua moglie (una solida Lena Headey). I figli invece sembrano in un costante disagio. Dicono cose sconce a tavola, fanno strani gesti con il coltello, sono estremamente nervosi. Mentre il nostro padre di famiglia si accinge tutto contento (c’è un successo professionale da comunicare ai propri cari) a chiudersi dentro casa con l’approssimarsi delle 7 di sera (che ci vadano gli altri a uccidersi per strada; lui passerà come al solito Lo Sfogo blindatissimo aspettando che passi la solita tempesta annuale), qualcuno suona al campanello. Prima, per essere precisi, qualcuno ha cercato di sparargli già dentro casa. È qui che arriva il contrappasso: James Sandin (“sanding” significa insabbiare, come fa James da anni con Lo Sfogo) riceve la visita di alcuni ragazzi particolarmente malintenzionati. Chi ha sempre sfruttato per il suo mestiere la mattanza proverà sulla sua pelle, e su quella dei suoi familiari, cosa vogliono dire quelle dodici ore di furia omicida legalizzata. La Notte Del Giudizio riesce ad essere dunque sia un film di denuncia (chiaro il riferimento alla proliferazione delle armi che tante stragi causano negli Usa) che fantascienza distopica come fece John Carpenter con 1997 – Fuga Da New York. C’è anche lo sfruttamento del sottogenere thriller diffuso a Hollywood cosiddetto home invasion, dove i nostri spazi domestici sono assediati o da mostri (La Notte Dei Morti Viventi di George Romero) o da avversari più concreti e meno metafisici (Gli Occhi Della Notte con Audrey Hepburn, Quando Chiama Uno Sconosciuto, The Strangers). Il regista DeMonaco sfrutta tutte le potenzialità di un soggetto così disturbante per fare satira sociale e riflettere sulle contraddizioni della società americana, a partire dalla loro sempre controversa tendenza, anche nel cinema, di tollerare, se non addirittura istigare, l’uso della violenza attraverso il secondo emendamento della loro Costituzione. Al termine del film si realizza che tutto effettivamente potrà succedere in questa saga. I ricchi forse organizzeranno delle vere e proprie “cacce alle volpi” utilizzando il loro potere economico per divertirsi in quelle 12 ore a vedere i poveri morire davanti ai loro occhi. Oppure potrebbe anche accadere che qualcuno si ribelli alla mattanza e cominci, nei bassifondi delle città, a organizzare una resistenza politica che sa di rivoluzione. DeMonaco aveva scoperto una vera e propria miniera d’oro.

Conclusioni

Blumhouse Production ovvero già sinonimo di b-movie production cum grano salis in zucca. Prima dei trionfi definitivi di Split e Scappa – Get Out, Jason Blum faceva già capire di essere forse lui la versione 2.0 del pioniere delle produzioni raffinate a basso budget Roger Corman. Accanto al nuovo Corman il vecchio Michael Bay con la sua Platinum Dunes, ben prima del più grande successo commerciale (A Quiet Place) di quella che un tempo era una casa di produzione concentrata solo su remake horror e tartarughe ninja. Il sodalizio Bay-Blum-DeMonaco fu vincente: 3 milioni di dollari di budget e 90 milioni di incasso per questo primo capitolo con Ethan Hawke prima che Frank Grillo diventasse la star del franchise nel secondo e terzo capitolo. La saga finirà con il prequel La Prima Notte Del Giudizio?
Ovviamente non lo sappiamo ancora ma forse è già tempo di ringraziare il padre fondatore James DeMonaco per queste purghe cinematografiche di cui i nostalgici di una distopia fantascientifica cattivella e carpenteriana avevano dannatamente bisogno.