La nostra visita sul set del lungometraggio Alita: Angelo della Battaglia in quel di Austin, Texas, inizia ai Troublemaker Studios, a una quindicina di minuti dal centro città, dove Robert Rodriguez è di casa da anni. All’ingresso dei teatri di posa, un ampio magazzino che il regista texano condivide con il suo team da più di 15 anni allestito all’interno di un’area che un tempo ospitava un piccolo aeroporto, ci attende Jon Landau. Landau non è solo il produttore del film in questione ma è anche lo storico producer-sidekick di James Cameron, con il quale ha lavorato su Titanic e Avatar (giusto per citare i più famosi). E si fa quasi fatica a crederci appena lo si incontra: simpatico e alla mano già da primi minuti, con pantaloncini e t-shirt extra-large sudaticcia e sgualcita, l’impressione che trasmette fin da subito è che sia proprio lui il capo-cantiere (passateci la definizione) degli Studios, quasi un operaio aul lavoro sul film. Dopo averci permesso di scattare l’unica foto all’interno della struttura top-secret, che trovate qui sotto, Landau ci conduce, attraverso un corridoio con al muro tutti i poster dei film di Robert Rodriguez, in un’enorme stanza allestita con cimeli dei suoi film, dalla bicicletta di C’era una volta in Messico, alla Hi-Power Shotgun di Planet Terror. “C’è un’atmosfera quasi da college,” sottolinea Landau prima di portarci al piano superiore. “E non facciamo come Robert che è pigro e per fare un piano prende l’ascensore! Ogni volta che glielo faccio notare mi risponde: I paid for it, I use it!”

Arrivati al secondo piano ci accomodiamo nella stanza delle proiezioni dove, prima di mostrarci qualche minuto dell’Art Reel che raccoglie le illustrazioni di Alita, Landau ripercorre le varie tappe della storia del film, che lui stesso definisce “Un figlio che io e Jim (Cameron) abbiamo cresciuto insieme per molti anni”. Le origini del film ci fanno tornare indietro fino al 1999, quando la 20th Century Fox ne acquista i diritti. Passano anni e si arriva al 2005, quando Cameron è finalmente pronto per mettersi mettersi alla regia, prima di venir totalmente assorbito da Avatar e decidere di buttarsi a capofitto nel kolossal 3D mettendo da parte Alita. Cameron però non si dimentica del progetto che considera “non una semplice graphic novel”. Si deve arrivare fino alla primavera del 2015 prima che qualcosa si concretizzi, e qui entra in scena Robert Rodriguez al quale viene dato lo script completamente revisionato da Cameron dopo una prima stesura. “Rob è subito carico a mille,” precisa Landau. Sarà proprio lo stesso Rodriguez a raccontarci qualche ora più tardi che dopo una serata trascorsa a casa di Cameron, “a sfinirlo per quattro ore a parlare di cinema e di progetti futuri”, poco prima di salire in auto per tornare a casa viene colto da un dubbio: “Aspetta un secondo, ma se lui si sta occupando di Avatar chi fa Alita?”. Dubbio che lo porta a tornare sui suoi passi e risuonare il campanello a casa di Cameron.

“Lo script è fenomenale, non avremmo avuto altro modo di avere attori come Christoph Waltz, Jennifer Connelly e Mahershala Ali”“In Alita vede subito quello che abbiamo visto io e Jim” spiega Landau, “ovvero la bellezza della storia dei personaggi. Lo script è fenomenale, non avremmo avuto altro modo di avere attori come Christoph Waltz, Jennifer Connelly e Mahershala Ali. Rob ci promise che lo avrebbe diretto alla James Cameron!”. A Rodriguez, abituato a essere coinvolto in prima persona nei vari step della catena di montaggio che è il processo di creazione di un lungometraggio, viene chiesto di occuparsi solo della regia, e gli viene affiancato alla fotografia Bill Pope (Il Libro della Giungla, The Matrix) insieme al montatore Steve Rifkin (Pirata Caraibi, Avatar). “Rob accetta pur di lavorare con Jim” continua Landau. “È cambiato anche il modo in cui era abituato a lavorare, per precedenti progetti girava cinque scene al giorno. Ora invece ci vogliono cinque giorni per girarne solo una”, ridacchia. “Il tempo in cui Rob completava interamente un film, per Alita è stato sufficiente solo per la pre-produzione.”

Al termine dell’art-reel di Alita, ci spostiamo nuovamente al piano inferiore per iniziare la visita sul set che si affaccia sul lato posteriore degli Studios: più di 9000 mq che comprendono teatri di posa in esterni e in interni e una stanza dove sono montati due giganteschi green screen. Iniziamo il tour dagli spazi all’aperto, dove prende forma Iron City. L’atmosfera è decadente ma colorata allo stesso tempo, una ricostruzione che si ispira non solo a città come Panama City e La Havana ma anche a Calcutta e Siena. “Si tratta di una città nella quale traspare il fatto che ci siano stati tempi migliori ma nonostante questo non ha perso il suo smalto, la sua cultura. Molta ispirazione è stata presa da Robert Polidori, con il quale i membri del reparto artistico hanno trascorso del tempo in Messico.”

Mentre attraversiamo le stradine di Iron City Landau ci confessa che la linea guida data per la costruzione della città da parte di Jim è stata: “State alla larga da Blade Runner e Divergent!” “Doveva essere tutto molto diverso dai futuri distopici visti sul grande schermo fino ad ora, scuri e grigi,” ci spiega. “Per questo l’ispirazione è partita da Casco Viejo, a Panama City. Altre sezioni di Iron City sono ispirate a Cuba. Ma non c’è stata affatto pressione nella costruzione di Iron City”, scherza. “Del resto Jim non è per nulla esigente!”.

Quando abbiamo iniziato ci siamo chiesti se effettivamente ad Austin avremmo potuto gestire un film di questa portata, decisamente più grande di quello che Rob ha fatto in passatoContinuando il tour si nota che la città è come tagliata in altezza: “Abbiamo deciso di costruire i primi due piani della città e di aggiungere poi il resto digitalmente,” ci spiega Landau. “La città ospita una chiesa, una taqueria, negozi, ed è stato costruito anche un camion che viene spostato in base a come si vuole far percepire il set. Tutti i pezzi, porte, finestre ecc, sono stati costruiti localmente.” Nonostante si percepisca la grandezza del set nel quale ci perdiamo come in un labirinto Landau sottolinea che lo spazio non è sufficiente per girare tutte le scene: “Abbiamo chiesto lo spazio sia ai nostri vicini degli Austin Film Studios sia agli ATX. Quindi diciamo che sostanzialmente stiamo usando tra gli 8 e i 9 teatri di posa. E questo la dice lunga sulla grandezza della produzione di questo film, al punto che quando abbiamo iniziato ci siamo chiesti se effettivamente ad Austin avremmo potuto gestire un film di questa portata, decisamente più grande di quello che Rob ha fatto in passato, e che stato è fatto in passato in generale in Texas,” sottolinea Landau mentre ci infiliamo nel primo stage al coperto dove è stato ricostruito il Bar Kansas, spazio dai colori cupi e industriali e con un soffitto altissimo. “Il bar Kansas è proprio come nel manga, ed è dove ci saranno le scene di combattimento. Ne abbiamo girate alcune in cui si è arrivati ad usare 30 controfigure. Se mi avessi chiesto lo scorso autunno il motivo del nome del bar non avrei saputo risponderti, ma quando ad agosto ho incontrato Kushiro, l’autore, gliel’ho chiesto e ridendo mi ha risposto: ‘Perché sono un fan della rock band americana’!”

Nel dirigerci verso il set department attraversiamo la stanza dove sono allestiti i green screen. Qui Landau tiene a precisare che il personaggio di Alita è interamente CGI. “Al momento in uno scenario live-action stiamo catturando a livello digitale le sembianze di Rosa (Rosa Salazar, che interpreta Alita, ndr) che sarà realizzata al 100% in CGI.” Momento nostalgia di Landau che ci confida: “Le abbiamo fatto la stessa promessa che abbiamo fatto a Sigourney, a Sam e Zoe (per la cronaca Weaver, Worthington e Saldana, ndr): quando vedrai il personaggio, sarà come vedere te stessa sullo schermo.”

Ma Alita non è l’unico personaggio interamente in CGI: ”Lo è anche Gruishka, interpretato da Jackie Earle Haley, un attore incredibile, che tra l’altro se fosse qui ci guarderebbe tutti dal basso verso l’altro perché è piccoletto, ma il suo personaggio è un mostro alto 2 metri e mezzo! E nonostante la sua altezza lo interpreta in maniera credibile. Poi c’è Ed Skrein che interpreta Zapan ed è CGI dal collo in giù. Mahersala Ali invece è al 100% umano e Jennifer Connelly che interpreta Shirin lo è all’1%.”

E parlando proprio della gestione del mix tra personaggi umani e cyborg, Landau ci spiega che l’approccio usato per Alita si differenzia molto da quello usato per Avatar. “Quello che abbiamo cercato di fare è dare una struttura al film dal punto di vista della fotografia, quindi non ci siamo comportati come in Avatar dove si entra in un mondo interamente ricreato digitalmente. Qui abbiamo cercato di costruire il più possibile a livello pratico, concreto. E per dare maggior veridicità e intensità alle interpretazioni, in una scena in cui Rosa recita insieme a Christoph Waltz, lei rimaneva in scena, altrimenti Christoph si sarebbe trovato a recitare con nulla davanti a lui.” Un’altra differenza, tiene a sottolineare Landau, è il mix di Alita tra l’aspetto anime e allo stesso tempo realistico. “Dal mio punto di vista sei umano se hai un cervello, che è la cosa che ci definisce tali. E lei ne ha uno che l’ha mantenuta in vita per diversi anni. Per quanto riguarda il suo design abbiamo cercato di essere il più possibile fedeli al manga giapponese, cosa che non è mai stata fatta in passato. In genere i personaggi asiatici vengono occidentalizzati, con capelli biondi e occhi azzurri e cose di questo tipo. E noi abbiamo voluto cogliere l’occasione opposta, che comprende anche il mostrare il cambiamento, l’invecchiamento del suo viso nel percorso dai 13 ai 18 anni. A quel punto ci siamo detti:”Se vogliamo percorrere questa strada facciamolo bene restando fedeli non solo ad Alita ma ai manga in generale.”

Il film è stato chiamato Alita: Battle Angel, in modo che se siamo abbastanza fortunati da andare avanti il sequel potrebbe essere Alita: Revenging AngelPoco prima di chiudere il tour Landau ci spiega che il film sarà PG-13. “Il film sarà vietato ai minori di 13 anni. Siamo stati fin da subito d’accordo su questo aspetto con Kishiro, che definirei come una persona di molte immagini ma poche parole!” Sorride: “È un tipo molto calmo, lo era sia quando si è incontrato prima con Jim e successivamente con me lo scorso agosto, quando sono andato in Giappone. Poi quando è venuto qui sul set ha come preso vita nel vedere come il suo mondo stesse prendendo forma in maniere reale, fedele.” E in maniera fedele dovrebbe anche essere la fine del film che, stando ben attento a non fare nessun tipo di spoiler, ci confessa “avrà una nota di speranza”.

Impossibile non chiedere a Landau, prima di salutarlo ed entrare nell’area dei creativi, se il film è stato concepito come il primo di una serie. “A dircelo sarà il pubblico. Anche Avatar era stato concepito come un film singolo e ora ne stiamo facendo altri quattro. Al momento non abbiamo l’arroganza di pensare che diventerà una saga, di certo vogliamo fare del nostro meglio. Ma non posso nascondere che non ci abbiamo pensato, al punto che lo stesso titolo si presta a questo. Il titolo originale del manga è Battle Angel Alita, mentre il film è stato chiamato Alita: Battle Angel, in modo che se siamo abbastanza fortunati da andare avanti il sequel potrebbe essere Alita: Revenging Angel. Lei è la star, il nome è il suo, e vogliamo che sia lei a essere ricordata dal pubblico. Per questo abbiamo messo il nome davanti.” Vecchia volpe Jon Landau!

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Il film è l’adattamento cinematografico della graphic novel giapponese in 9 parti intitolata Battle Angel Alita e ambientata in un mondo post-apocalittico popolato da uomini, macchine e cyborg. Lo scienziato Dr. Ido recupera una cyborg, Alita, da una discarica del 26esimo secolo. Divenutone un surrogato di padre, Ido scopre che Alita è una sorta di Angelo della Morte che potrebbe rompere il cerchio di morte e distruzione nel quale ruota il mondo post-apocalittico, devastato 300 anni prima da una terribile guerra mondiale.

Alita: Angelo della Battaglia uscirà il 1 gennaio 2019 in Italia.