La lavorazione di Bohemian Rhapsody, il film di Bryan Singer incentrato su Freddie Mercury e i Queen che arriverà nelle nostre sale il 29 novembre, è stata alquanto travagliata.

Prima dell’effettiva “messa in opera” della pellicola, abbiamo assistito a mesi e mesi di indiscrezioni relative al chi l’avrebbe diretta e al chi avrebbe vestito i panni del leggendario, indimenticabile frontman della band inglese.

Risale, addirittura, a novembre del 2013 la notizia dell’abbandono del progetto da parte di Sacha Baron Cohen, una scelta così motivata dall’attore nel 2016 ai microfoni della radio di Howard Stern:

Ci sono storie straordinarie su Freddie Mercury. Era una persona davvero selvaggia e il suo stile di vita era all’insegna della più totale dissolutezza. C’è un aneddoto su un party dove c’erano queste “piccole persone”che giravano con dei vassoi di cocaina in testa. Ma tutto si stava trasformando in un film molto meno interessante perché loro [i Queen ancora in vita, ndr.] volevano preservare la propria eredità in quanto band e volevano che si parlasse dei Queen. Cosa che posso capire completamente. Durante il primo meeting – cosa che non dovrei neanche stare qua a dire visto che c’era un membro della band, ma non dirò quale [a questo punto Stern interviene dichiarando “Brian May”] – questa persona mi dichiara “È un film così grandioso perché a metà film accade una cosa fantastica!” io domando “Cosa accade a metà film?” e lui “Freddie muore”. Io a quel punto proseguo “Oh bene, una roba un po’ alla Pulp Fiction dove la fine è a metà film e la metà film è alla fine?”. E di nuovo lui “No, no, no”. Domando “Ma allora che accade nella seconda metà del film?” e questa persona mi spiega che “vediamo come i membri della band si fanno forza e superano questo momento”. A quel punto gli ho spegiato “Senti, nessuno andrà a vedere un film in cui il protagonista muore di AIDS a metà della storia perché a nessuno interessa scoprire cosa succede agli altri membri della band”.

Di recente, in occasione della tappa milanese del concerto dei Queen + Adam Lambert a Milano, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare i due musicisti Brian May e Roger Taylor, e lo storico manager della band Jim Beach. che si è tolto qualche sassolino dalla scarpa in merito alla questione Cohen (trovate tutto qua).

Con l’approssimarsi della release del lungometraggio, anche Rami Malek, interprete di Mercury nel film, ha affrontato la questione della – presunta – mancanza di passaggi “controversi”.

Ad Attitude Magazine spiega:

Per prima cosa, lasciatemi dire che il film non prende le distanze dalla sua sessualità o dalla malattia che l’ha divorato, l’AIDS, non so proprio come si potrebbe evitare di parlare di certe questioni o presumere che qualcuno avesse voluto tacerle. È alquanto assurdo constatare come certi giudizi vengano fatti sulla base di un trailer di un minuto. Il fatto è che il film si avvicina alla cosa in una maniera delicata. Ma non puoi evitarla. Era un momento fondamentale per il film, molto triste per carità, ma carico di emotività. Mostra la resilienza degli esseri umani, quanto ci basiamo sulla forza che ci viene data dagli amici e dalla famiglia quando attraversiamo delle difficoltà. Anche oggi, si tratta di una minaccia concreta per molte persone (l’AIDS, ndr.). È una realtà con cui molti individui devono fare i conti per cui sarebbe stato irrispettoso non parlarne.

Cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

Ricordiamo che nonostante Singer sia stato licenziato dal film a due settimane dalla fine delle riprese (che sono state portate a conclusione da Dexter Fletcher), rimane formalmente accreditato per la regia della pellicola.

Nel cast troviamo Rami Malek (Freddie Mercury), Joe Mazzello (Joe Deacon), Ben Hardy (Roger Taylor) e Gwilym Lee (Brian May).

La pellicola approderà nelle sale americane il 2 novembre 2018.

Scritto da Justin Haythe, il film è prodotto da Graham King, Jim Beach e Singer.