Il vero tratto comune dei diversi film realizzati dalla Pixar non sta nel contenuto delle storie, nei personaggi o negli svolgimenti ma nel rapporto che i loro personaggi hanno con l’audiovisivo. Nei film Pixar infatti molto spesso i protagonisti scoprono la verità su se stessi e gli altri tramite un video o comunque del materiale audiovisivo registrato.

Ogni qualvolta la trama prevede un’agnizione o uno svelamento (cioè non sempre ma davvero molto spesso) questo in un modo o nell’altro finisce per avvenire attraverso una registrazione, cioè vedendo da un altro punto di vista o con altri occhi eventi già noti (e alle volte anche inediti). Gli Incredibili 2 è così immerso in questa visione del mondo, del cinema e dell’audiovisivo, che fa della persuasione tramite video la parte fondante della trama, l’arma che il villain sfrutta per plagiare le sue vittime, e alla fine (senza fare spoiler) l’audiovisivo avrà un ruolo nella risoluzione della storia.

 

 

Occhiali, monitor, schermi e tutto ciò che ha a che vedere con l’audiovisivo sono l’arma per cambiare le persone e in un discorso bellissimo per coincisione e capacità di dire qualcosa di vero, il villain li paragonerà ad un’arma di massaggio di massa, tramite la quale la gente sogna soluzioni esterne invece di attivarsi in prima persona. Il video può essere il male ma anche lo strumento della rivincita, è una componente fondamentale per conoscere, migliorare, essere se stessi o essere plasmati. Qualcosa di così potente che nella trama è conteso da tutti.

Del resto il film originale di Brad Bird partiva con un’intervista televisiva, una in cui capiamo davvero la personalità di mr. Incredible e Elastigirl, un momento sincerissimo che serve poi a chiarire i loro desideri e le loro aspirazioni messe a dormire da anni di vita familiare. Questo secondo film che prende il medesimo spunto del primo (i due protagonisti sono frustrati per il fatto di non poter fare i supereroi ma un loro fan attirerà uno dei due in un progetto utile a farlo tornare in attività) allargando ancora di più la componente audiovisiva, lavora tantissimo sui media e, senza porvi l’accento mai troppo esplicitamente, racconta anche il rapporto tra noi e la maniera in cui ci arrivano le informazioni.
Forse tra tutti Gli Incredibili 2 è il film Pixar più maturo, quello che più direttamente affronta il discorso base che lo studio fa da vent’anni a questa parte con i suoi film: come le immagini audiovisive ci cambino.

 

Quello che si capisce vedendo i loro film d’animazione infatti è che l’audiovisivo (che per loro è tanto cinema quanto tv quanto video di repertorio o a circuito chiuso) è l’unica vera fonte di verità ed emozioni, più della vita vera, più dei racconti orali. Nei film Pixar sembra che nulla possa essere davvero capito se non è ripreso o visto in differita. Buzz Lightyear si rassegna al fatto di essere un giocattolo vedendosi in una pubblicità in Toy Story, e nel sequel Woody capirà le sue origini e le sue parentele vedendosi alla tv in un vecchio programma.

Eve capisce tutto di Wall-E rivedendo i file video delle sue stesse memorie (e tutti gli abitanti della nave spaziale, resi amebe dal video, capiranno le intenzioni dell’intelligenza artificiale vedendo il comandante combatterla su un megaschermo).

In Monster’s & Co. Waternoose viene incastrato in una simulazione che lo riprende mentre svela la sua natura e i suoi piani. In Up è con il cinema e il video che Carl capisce davvero le sue ambizioni e i suoi sogni di esplorazione, in Coco sarà una registrazione, di nuovo, ad incastrare il cattivo (dopo che i film hanno fatto scoprire al protagonista cosa voglia essere). In Inside Out le memorie sono esattamente come dei video, si può andare avanti e indietro (senza contare che le emozioni vedono la realtà come un film e i sogni sono delle produzioni cinematografiche) e proprio rivedendo dentro quelle sfere eventi che già conosce, Gioia capisce il senso dell’esistenza di Tristezza, di fatto chiudendo l’arco narrativo della storia.

Si potrebbe andare avanti ancora molto (alcuni film come Brave o Alla Ricerca di Nemo non possono prevedere schermi per loro natura ma spesso hanno degli equivalenti, come le pozioni magiche che Merida guarda, praticamente dei video registrati) il però punto rimane lo stesso: i film della Pixar raccontano sempre storie nelle quali per capire la realtà è indispensabile vederla rappresentata o ripresa.

Questo studio che ha cambiato il cinema ha una fiducia tale nei confronti dell’audiovisivo da metterlo sul piedistallo più alto possibile, quello del vero portatore di verità, mezzo per la comprensione di se stessi e del mondo, possibile corruttore ma anche salvatore del mondo. Qualcosa che altri registi hanno fatto in passato (Brian De Palma ci ha fondato tutto un periodo della sua carriera) ma che nessuno aveva istituzionalizzato in questa maniera, con questa decisione e questa costanza.

E Gli Incredibili 2 è l’apoteosi della fiducia nel potere (buono o cattivo che sia) dell’audiovisivo.