Anni Felici

O anche molto speciali. Ci trovavamo in piena seconda golden age dell’animazione ovvero quel periodo che arriva dopo il Rinascimento Disney (1989-1999) è che va dal 1995 al 2010 dopo i 40 anni (1920-1960) che avevano caratterizzato la prima golden age del pioniere Walt Disney e la canonizzazione del lungometraggio animato. Poi con la Pixar arriva la nuova rivoluzione. Quando Brad Bird inizia a lavorare a Gli Incredibili, lo studio nato da una costola della Lucasfilm, acquistato nel 1986 da Steve Jobs e all’epoca diretto da John Lasseter è in pieno fermento. Dal punto di vista finanziario Steve Jobs e Michael Eisner stanno in un braccio di ferro che vede il Ceo della Disney (Eisner) cercare di costringere Jobs a vendergli la Pixar a un costo non esorbitante. Dal punto di vista creativo lo studio d’animazione 3d al computer è una fucina di idee e sperimentazioni con all’attivo cinque lungometraggi epocali (Toy Story, A Bug’s Life, Toy Story 2, Monsters & Co, Alla Ricerca Di Nemo) capaci di incassare, incantare e vincere premi (dal 2002 esiste l’Oscar al Miglior Lungometraggio d’Animazione e la Pixar l’ha vinto con Alla Ricerca Di Nemo). I cartoni animati che produce dal quel fatidico 1995 di Toy Story sono sempre più belli, redditizi e moderni, tanto da essere considerati arte cinematografica più pregnante rispetto a tanta live action hollywoodiana. John Lasseter stringe un sodalizio con l’artista che più di tutti rappresenta il nuovo spessore dell’ormai ex cartone animato per bambini: Hayao Miyazaki. L’americano si occupa dell’edizione internazionale de La Città Incantata (2001) diretto dal giapponese Miyazaki, primo cartoon nella Storia del Cinema ad aver vinto un Festival noto e importante come quello di Berlino nel 2002 (altra tappa fondamentale di questa seconda golden age: dopo quella vittoria di Miyazaki i Festival si contendono per circa dieci anni almeno un cartone animato importante nel loro Concorso principale con Cannes che guiderà la febbre da cartoon schierando sia Shrek che Shrek 2 nella line up della competizione ufficiale).
Cosa può portare di nuovo il neo-arrivato Brad Bird in un posto già così affollato di genio e originalità?

La Morte

Aveva destato scalpore l’esplosione dell’uccellino nel primo Shrek (2001) della Dreamworks. Non perché fosse inconcepibile (Bambi aveva già fatto epoca) in sé ma perché, a differenza del capolavoro di Walt Disney con i cerbiatti, quella scomparsa arrivava come buffa e risibile. Gran parte del mondo si sganasciò per la brusca fine di quel volatile. Certo, l’animazione era stata già cattivella al cinema ai tempi di Ralph Bakshi e in tv non si potevano dimenticare i superamenti dei tabù registrati da fine anni ’80 prima da I Simpson (in cui Brad Bird si fa le ossa) e poi a fine ’90 da South Park. Ma comunque quella morte così veloce e cinica dell’uccellino che cantava con Fiona in Shrek senza che nessuno nel film ne piangesse più di tanto la fine… aveva segnato un’epoca. I Monty Python si erano rifatti consciamente all’animazione per l’esplosione di Mr. Creosote ne Il Senso Della Vita e l’animazione si era rifatta inconsciamente alla commedia pulp di Quentin Tarantino per le morti violente di insignificanti non-protagonisti sia che avessero la felpina di Kenny in South Park o le ali dell’uccellino in Skrek. Ecco allora che anche la Pixar pensa di giocarsi le sue carte del politicamente scorretto. Il film che Brad Bird sta sviluppando già dagli anni ’90 e che Lasseter coraggiosamente appoggia con forza in casa Pixar anche dopo il flop del primo lungo di Bird Il Gigante Di Ferro (1999), non solo vede una famiglia di supereroi interagire in un’America da Guerra Fredda anni ’60 dove non esiste il Nemico Straniero bensì il Fan Stalker. Sarà il primo film Pixar con esseri umani sullo schermo e conterrà al suo interno parecchi decessi. Alcuni sono istantanei e resi ancora più esilaranti perché contenuti in un montaggio: vedremo tutti i supereroi che sono trapassati per colpa della pericolosissima presenza del mantello nei loro costumi (monologo della stilista Edna Mode a Mr. Incredibile). Poi vedremo delle morti di sgherri del cattivo con un bambino di 10 anni che ne è sinceramente soddisfatto (soprattutto perché stavano cercando di ucciderlo a loro volta). Tutto questo in una sceneggiatura densissima che cita James BondJohnny Quest, il nostro Bruno Bozzetto (vedi Bad School) e Watchmen di Moore & Gibbons, inserendo erotismo pre e post-coniugale, rapporto uomo-donna e turbe adolescenziali.

2004

Iron Man (2008) doveva ancora arrivare a dirci che sarebbe nato un Universo Cinematografico Marvel (ironia: Iron Man 3, 2013, avrebbe citato proprio una delle trovate migliori de Gli Incredibili) ma i supereroi si stavano imponendo già durante gli anni di preparazione del film (Lasseter “firma” Bird con contratto nel 2000 quando dalla nuova fase di matrimonio Marvel-Hollywood è uscito in sala solo Blade). La Pixar intuisce a tal punto lo zeitgeist di domani da fare satira e riflessione su uomini e donne in calzamaglia senza nemmeno prendersi la briga di darci grandi spiegazioni storiche (nessun bisogno di dirci da dove derivano i poteri di Mr. Incredibile ed Elastigirl). Non è dunque un film sulle origini ma già totalmente postmoderno e revisionista. Il superomismo esiste da così tanto che ci sono delle persone, forse psicologi del governo, che intervistano queste creature superdotate ad inizio film chiedendo qual è il loro rapporto con la loro “identità segreta”. Questi signori & signore possono sposarsi, avere figli e un impiego dal governo (nei primi minuti ambientati negli anni ’80 di Ant-Man and The Wasp risentiamo il sapore de Gli Incredibili con la coppia di coniugi in missione) prima che lo scetticismo dell’opinione pubblica li soppianti (da Watchmen Bird prende lo smantellamento degli uomini con mantello) causa danni collaterali anticipando uno dei temi principali del conflitto tra Tony Stark e Steve Rogers dentro l’Universo Marvel nonché il cruccio principale di Bruce Wayne nel mondo D.C. Gli Incredibili di Brad Bird segnò un altro record dentro lo studio di Emeryville: durava quasi due ore. Alla Ricerca Di Nemo era arrivato a 100 minuti. Gli Incredibili propone al pubblico un final cut di 115 minuti. Questo perché il copione di Bird è a dir poco complesso. Se ci fate caso nei primi 10 minuti vediamo già: presentazione del protagonista (Mr. Incredibile), contesto storico e sociale in cui lavora (il momento e la città), problema (il villain Bomb Voyage), alleati (Siberius), love story (matrimonio segreto con Elastigirl) e catastrofe (il paese non sopporta più i supereroi). Perché vedere l’efficiente Gli Incredibili 2 nel 2018 produce un effetto straniante rispetto a recuperare Gli Incredibili del 2004? Perché la Pixar di domani sembra quella di ieri e perché l’originale di Bird aveva mille gag visive in più dentro ogni singolo troncone di racconto, con un copione mille volte più complesso ed originale rispetto a questa garbata riproposta di tutto ciò che ci sconvolse in quel fatidico 2004. Molti di voi rideranno ma quel film fu così forte e d’impatto da far sì che Bird venisse accusato all’epoca contemporaneamente di nichilismo nietzschiano (ora è arrivato del tutto con il Thanos di Avengers: Infinity War), conservatorismo famigliare e violenza gratuita (primo film Pixar ad avere il PG).

Conclusioni

Nell’originale c’è una sofisticatissima ellissi temporale di 15 anni dentro il racconto mentre ora vediamo un sequel che comincia riattaccandosi al finale del primo ma dopo ben 14 anni trascorsi fuori dal racconto. I bravi realizzatori vorrebbero giustamente convincerci che il tempo è lo stesso ma noi percepiamo che è cambiato tutto e non potrebbe essere altrimenti. Non solo perché la Pixar è in un non colpevole calo fisiologico dovuto alla normalità delle cose ma più perché all’epoca quello studio era veramente eccezionale e sotto la direzione di Lasseter venivano fuori quasi ogni anno un film più bello e innovativo rispetto all’altro. Di più: ci sembravano dei campioni della nuova intelligenza e moralità, degli autori puliti e rivoluzionari. Oggi quei ragazzi sono dei tycoon, la Disney è padrona, Lasseter ha abbracciato delle signore in modo troppo “weinsteiniano” (quindi ecco la futura retrocessione annunciata a giugno 2018) e nonostante una qualità del prodotto animato ancora molto alta… i loro film complessivamente sono meno audaci e unici. Tornando ai tempi del primo Gli Incredibili:  nel momento in cui si comincia a dibattere più del solito circa l’ammissione dei film Pixar dentro la categoria di Miglior Film all’Oscar… ecco spuntare la statuetta per Miglior Lungometraggio d’Animazione (dal 2002) per risolvere il problema con Gli Incredibili che la porta a casa dopo aver ottenuto anche la nomination per Miglior Sceneggiatura (Brad Bird) e aver vinto Montaggio Sonoro. Sarebbe stato il primo film Pixar con due Oscar vinti provocando naturalmente, vista la forza e cruda spettacolarità delle scene d’azione, quel naturale passaggio di Brad Bird al cinema live action con l’ottimo Mission: Impossibile – Protocollo Fantasma (2011) e il meno ottimo Tomorrowland (2015).

Nel 2018 Gli Incredibili del 2004 è un film dove i buoni hanno, e i cattivi mettono, tanta, tanta, tanta paura.
Come quel fan-stalker-villain al secolo Sindrome genuinamente psicopatico e con i capelli del Frank Doubleday di 1997: Fuga Da New York (1981). Chissà le risate che si fece John Carpenter quando vide il suo gusto visivo punk dentro un cartoon per famiglie. Quello spirito Pixar, recentemente riassaporato in Inside Out, ci manca un po’.

Era veramente incredibile.

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