Alieno sì

Una pozza di fango tarantolata che non ci sta a rimanere nel suo contenitore, così intelligente da partire dalla Malesia Orientale per arrivare a San Francisco prendendosi ben 6 mesi di tempo per studiarci, capire dove si trova la Life Foundation e poi atterrare in California scendendo dall’aereo nei panni di una bionda… bambina (ma i genitori?). Nel frattempo ha ribaltato un furgone guidato da paramilitari (della Life Foundation), preso possesso di qualche umano e staccato a morsi le teste delle anguille al mercato. Ma non fatevi fuorviare da quest’ultimo gesto effettivamente appariscente: il nostro alieno è in gamba e non ci tiene affatto a farsi notare. Non è che passa la vita a spremersi aculei dalla schiena per infilzare criminali locali malintenzionati giusto per il gusto di farlo.

Umano no

Eddie Brock è molto meno intelligente di quella pozza di fango tarantolata e Tom Hardy sembra recitarlo proprio volendo trasmetterci questa convinzione. È un giornalista d’assalto ma sembra un giuggiolone. “Per essere uno sveglio, sei veramente un imbecille” gli dice il capo e non possiamo che essere d’accordo. Ce l’ha a morte con il capo della Life Foundation Carlton Drake (“È un delinquente”) e fa casini ovunque vada (si cita Tootsie e infatti il suo capo è più snervato di Sydney Pollack con Dustin Hoffman all’inizio di quel film). Si dice sia bravo ma non vediamo dossier o sue indagini giornalistiche appese alle pareti della casetta come si vuole da tradizione. Questo bambinone esibizionista che ha difficoltà ad alzarsi presto la mattina e pare atteggiarsi da giornalista d’inchiesta più che esserlo nei suoi videoblog, utilizzerà dei documenti riservati su Drake della fidanzata avvocato Annie, e quindi non i suoi appunti, per attaccare il tycoon della Life Foundation in un’intervista che viene presto interrotta da quel signore responsabile del prelevamento degli alieni nello spazio bravissimo a convincerci a sacrificarci citando i biblici Abramo e Isacco. Per colpa di Eddie la povera Annie verrà licenziata, lui pure e a quel punto se il suo vicino di casa lo rintrona con l’heavy metal noi pensiamo che poteva, e doveva, andargli pure peggio. Hardy è bravissimo, come suo solito, a sguazzare nel masochismo. Il suo Eddie è fin dall’inizio un umano piccolo, stupidotto e più ipo che iper. Non parliamo di super. Quella dimensione è un miraggio. Anche perché l’inglese è fantastico nel farci percepire la fiera mediocrità di Eddie Brock, un uomo che, dopo quella cavolata che crea l’ellissi “sei mesi dopo”, brancola nel buio di una Frisco buia, cerca spasmodicamente la stampa gratuita perché non ha più un dollaro, frequenta un drugstore squallidissimo, si nasconde dietro i banconi se entra un ladro e sembra avere meno orgoglio e personalità della barbona che chiede l’elemosina fuori dell’esercizio commerciale. Tutte queste carenze Hardy le vede, le sente, le incarna e le rende organiche al racconto facendo sì che la prima parte di Venom sia realmente originale sul fronte più looser che hero.

Alieno + umano… ni ovvero né sì né no

Quando l’alieno intelligente entra in simbiosi con l’umano “imbecille” ecco che il film di Ruben Fleischer continua a rimanere a un livello più che accettabile e considerato che ci troviamo come minutaggio a metà film, questo fa capire che non è affatto brutto come Fantastic 4 (2015) di Josh Trank. Buone le sequenze in stile Lo Chiamavano Jeeg Robot con malessere fisico in appartamento da single zozzone e fantastico Hardy quando si infila nelle vasche degli astici (chi è ghiotto di pesce ci va a nozze col film) in un ristorante chic sempre con quell’aria da tenerone in estrema difficoltà perché potrebbe soffrire di diarrea e non si aspettava anche questo dalla vita. Tutto si fa un po’ troppo frettoloso e scritto male, invece, quando l’alieno comincia a parlargli nel cervello (ma in originale è una goduria per gli estimatori della voce spiazzante dell’inglese) e, sarà la vicinanza con Eddie, l’extraterrestre simbionte diventa improvvisamente meno intelligente rispetto a quel suo compatriota che avevamo visto iniziare il viaggio verso San Francisco in quella lontana Malesia Orientale. “So tutto di te… sei un perdente Eddie!” e su questo ci possiamo anche stare visto che siamo d’accordo. Ma poi quell’energumeno nero che si sovrappone a Brock con sorrisone che quasi si ricongiunge dietro la nuca e la tendenza a fare la linguaccia come e più del Gene Simmons dei Kiss… perde colpi nel momento in cui si affeziona in un lampo a tutti noi terrestri, si lascia andare a confessioni troppo spiazzanti per non lasciarci insoddisfatti dal proseguo (“Sul mio pianeta sono uno sfigato come te”) e accetta addirittura che Annie lo attacchi (“Oh ma che palle che sei!”).

Conclusioni

Tra gli elementi positivi del film di Fleischer c’è un bacio con trasmissione del parassita che piacerà ai più perversi perché ricorda la mitica scena sul divano tra Barbara Steele e Susan Petrie ne Il Demone Sotto La Pelle (1975) di Cronenberg, un rapporto simpatico, e pure più simbiotico di quello con Venom, tra Eddie e la sua ex Annie + nuovo fidanzato Dr. Dan (come in Ant-Man, ci convincono queste amicizie tra ex che coinvolgono i nuovi partner), un bel cammeo di Stan Lee, una divertentissima scena post-credit in cui si annuncia l’arrivo di Carnage e, per concludere, un sempre più preciso ma non particolarmente allegro discorso del cinema nordamericano, hollywoodiano e non, sulla fine del mondo. Tra gli elementi più negativi spicca una seconda parte che cala drammaticamente di intensità in prossimità del finale (dovrebbe essere il contrario) in cui prevale un tono scemotto troppo squilibrato rispetto alla cornice ostentatamente dark della fabula, senza dimenticare una cgi veramente troppo coatta e dimessa per i tempi che viviamo. Ma qui si lavora a lungo termine e questa è l’unica industria dell’immaginario così ossessionata dal futuro da metterlo sempre, a differenza dell’Italia, al centro dei suoi pensieri in un’ottica anche incredibilmente apocalittica. Da Kingsman ad Avengers: Infinity War passando per Inferno, Downsizing e il precursore L’Esercito Delle Dodici Scimmie, ci stanno avvertendo, film dopo film, su quello che, con sempre maggiore probabilità ascoltando gli scienziati, ci riserverà il futuro ovvero nessun futuro per la nostra specie. Qui qualcuno immagina che entrare in simbiosi con certi alieni ci possa permettere di poter sopravvivere in altri luoghi dalla galassia e, ovviamente, vuole brevettare per primo questo cocktail alieno-umano per continuare a fare soldi in outer space anche dopo l’esaurimento della nostra madre Terra. Come si può sottovalutare cinematograficamente, e culturalmente, una serie di prodotti dedicati espressamente ai giovani che contengono, come in questo caso, battute come: “Stiamo a una generazione dalla fine del Pianeta”? L’obiettivo è avvertirci e avvertirli. Chapeau.

L’inizio dell’universo Venom continua a parlarci della nostra fine.