“Come possiamo constatare da questo uditorio, siamo arrivati alla morte delle possibilità di discorso civile”.

Difficile dare torto a Jason Blum dopo il cortocircuito logico avvenuto martedì, alla vigilia delle caldissime elezioni di Midterm statunitensi.

Si è infatti tenuta nei giorni scorsi in California la trentaduesima edizione del Los Angeles Israel Film Festival, una manifestazione che, da anni, promuove i rapporti fra Hollywood e i vari esponenti della cinematografia israeliana. Il produttore Jason Blum (di padre ebreo ma affiliato al Movement of Spiritual Inner Awareness) è da sempre legato a doppia mandata a Oren Peli, regista israeloamericano con cui ha sostanzialmente inaugurato i fasti della Blumhouse grazie a Paranormal Activity, era invitato perché avrebbe dovuto ricevere l’IFF Achievement in Film & Television Award.

Salito sul palco, Blum ha cominciato a criticare il presidente Trump nel consegnare al pubblico il suo discorso di accettazione, ed è poi successo il proverbiale patatrac:

Ci ritroviamo ad avere un presidente che accusa la stampa di essere nemica del popolo americano. Grazie al nostro presidente l’antisemitismo è in crescita.

Il pubblico ha iniziato a fischiare e a inveire contro di lui fino a che Yossi Dina, star del  reality show TV show Beverly Hills Pawn, ha tentato di trascinare via il produttore dal palco (che poi non è stato comunque in grado di finire il suo discorso).

Ecco il video pubblicato dall’Hollywood Reporter:

 

Il giorno dopo, Jason Blum ha comunque diffuso via Twitter quello che aveva cercato di dire dal palco del Los Angeles Israel Film Festival.

Trovate l’inizio del thread con il tweet qua sotto (le sue parole possono essere tradotte con l’apposita funzione offerta da Twitter):

 

L’Hollywood Reporter ha poi riportato le scuse pubbliche di Meir Fenigstein, fondatore e direttore creativo del festival:

In oltre trent’anni, non ci siamo mai tirati indietro dal consentire a un regista o a un filmmaker di esprimersi tanto a livello personale quanto tramite le loro opere. Abbiamo spesso evidenziato pellicole che alcuni potevano ritenere scomode o controverse. Non tolleriamo in alcun modo la violenza e sosteniamo con tutto il cuore il dialogo che è ciò che consente alle persone di condividere idee e punti di vista in una maniera rispettosa. Purtroppo l’altra sera alcuni elementi presenti in mezzo al pubblico hanno dimostrato di non saper rispettare il prossimo e hanno trasformato una serata di festa e celebrazioni in qualcos’altro. È la prima volta che affrontiamo un fatto spiacevole come questo e sono letteralmente sotto shock anche se probabilmente si deve alla tensione molto alta della giornata elettorale americana. Ci tengo inoltre a precisare che Jason Blum non è stato allontanato dal palco, ma che si è trattato di una misura di sicurezza per la sua incolumità nel momento in cui una persona non affiliata allo staff del Festival lo ha assalito sul podio.