1966

A soli 9 anni dalla creazione letteraria e grafica del Grinch da parte di  Theodor “Dr. Seuss” Geisel, arriva uno speciale natalizio del 1966 firmato Chuck Jones con la collaborazione di Ben Wisham. Il Grinch dà l’idea di avere l’età di un adulto frustrato alla Paolino Paperino, ha la pupilla rossa circondata da un’iride che tende al nero con tutt’attorno gel vitreo giallo (ma poi gli occhi gli diventeranno addirittura azzurri). C’è maltrattamento canino (frustate e abusi domestici del povero Max) e un netto richiamo all’horror non tanto per il look beffardo e serpentesco del Grinch (non siamo lontanissimi in alcuni sorrisoni dal Kaa de Il Libro Della Giungla del 1967) quanto piuttosto per la voce narrante di Boris Karloff, mitico Frankenstein dei classici monster movie Universal. Il cartoon ha un successo strepitoso. Ci crescono tanti bambini e piace soprattutto perché racconta la storia uscita dall’immaginazione del Dr. Seuss con rigore e brevità (26 minuti). 34 anni dopo…

2000

C’è stata una vera e propria gara a Hollywood per “sedurre” la vedova del Dr. Seuss Audrey Geisel. Bisogna convincere lei per poter avere l’ok per un film che non deve far rimpiangere l’amatissimo cartoon musicale del 1966 in una versione assai più lunga (105 minuti) e soprattutto live action. Ci provano in molti, da John Hughes ai Fratelli Farrelly fino a Tom Shadyac. La signora Geisel ha anche detto che per incarnare la creatura rancorosa che vive sul Monte Scricchiolante bisogna per forza scegliere tra Jack Nicholson, Jim Carrey, Robin Williams o Dustin Hoffman. Nessun altro attore oltre i citati avrà la minima chance di provare a rubare il Natale dentro la cittadina di Chinonsò contenuta dentro un fiocco di neve. La dura selezione viene vinta da un Ron Howard che vuole ampliare il ruolo di Cindy Lou, quella bimba che scambia il Grinch per Babbo Natale. Inoltre il regista reduce da Edtv (1999) vuole riflettere su consumismo e mercificazione delle feste. Arriva anche Jim Carrey come star. Altri artisti chiave capaci di dare il vero segno a questo bizzarro kolossal da 123 milioni di dollari di budget sono lo scenografo Michael Corenblith e il truccatore Rick Baker.

Monster Movie

Pupilla nera circondata da iride verde in un gel vitreo giallo. Molti più peli in testa e non solo (anche nella sceneggiatura hanno un ruolo fondamentale) rispetto al ciuffone singolo del cartone di Chuck Jones più fedele all’originale disegnato dal Dr. Seuss. Questo Grinch è molto più BigfootSasquatch (lo vedremo in una posa fotografica che ricorda il controverso filmino di Patterson–Gimlin), dall’eloquio senile, con una dizione volutamente enfatica e da trombone paradossalmente meno moderna rispetto alla metrica di Boris Karloff nel cartoon di Jones. L’horror però entra come modello anche in questa produzione grazie alla presenza di un Rick Baker bravissimo nel creare una maschera affascinante con bocca buffa ma occhi realmente spaventosi, assai simili a quelli del licantropo poco prima di essere ucciso nel finale di Un Lupo Mannaro Americano A Londra (1981) di John Landis per cui vinse il suo primo Oscar per Best Makeup inaugurando la categoria agli Academy Awards. Se Baker inserisce della paura e del raccapriccio nel viso di questo vero e proprio mostro delle nevi, lo scenografo Corenblith si sbizzarrisce disegnando, per la dimora del Grinch, un incrocio tra le Miniere di Moria de Il Signore Degli Anelli e un castello progettato da un architetto fan delle linee sghembe espressioniste de Il Gabinetto Del Dottor Caligari. È il film di Ron Howard più scenografico e barocco con pochi effetti in cgi rispetto a corposi oggetti di scena che affollano un fotogramma incredibilmente saturo di fumo, leve, pacchi, sacchi, rifiuti organici, vetro, luminarie e vestiti. Un altro punto di riferimento è chiaramente Nightmare Before Christmas (1993) di Tim Burton grazie alla cittadina innevata, il Natale, un eccentrico antieroe e un sindaco non particolarmente convincente. A proposito del sindaco.

American Grinch

È l’antagonista principale del Grinch. Ottima idea in sceneggiatura quella di dare una dimensione storica all’odio del Grinch per i Nonsochì. Lui era uno di loro (esattamente come Gollum era uno degli hobbit) prima che si nascondesse sdegnato sul Monte Briciolaio per via di traumi adolescenziali, un amore non espresso (con la torbida popular Martha dalla passione erotica per looser mostruosi; gran personaggio degno di James Gunn e Burton) e quella acerrima rivalità con l’odioso sindaco. Sembra di rivedere la saga American Graffiti, in cui c’era un giovanissimo Ron Howard, visto che tutti si conoscevano in città in un momento in cui la vita non aveva ancora dato dei ruoli sociali così precisi e spietati. Quello del buon Howard è un film così bizzarro che all’epoca sembrava terribilmente stucchevole mentre oggi ci appare più bello, raffinato, satirico (queste facce tirate dei Nonsochì ricordano l’ossessione per plastiche facciali e botox dell’America contemporanea), adulto (citazioni da Momenti Di Gloria e Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo) e ironico (quando il Grinch comincerà a parlare in rima come il delizioso Anthony Hopkins in versione narratore, lo vedremo disperarsi in macchina per cotanto smielato entusiasmo). Jim Carrey è in forma smagliante e nonostante qualche esagerazione (forse lo strappo della maglietta come il Marlon Brando di Un Tram Che Si Chiama Desiderio se lo potevano risparmiare) la sua prova è tutta da gustare nei vocalismi, gesti e capacità di far uscire dalla maschera di Rick Baker il massimo della beffarda espressività grinchesca.

Conclusioni

Il film va molto bene al botteghino in Usa (260 milioni di dollari; ancora oggi il film più redditizio tratto da Dr. Seuss) e molto peggio all’estero (85 milioni worldwide). Vince a mani basse l’Oscar per Best Makeup (il sesto dei sette ottenuti da Baker) ma perde sia Miglior Costumi (vanno al Gladiatore) che Scenografia (vince La Tigre e Il Dragone). È probabile che l’inferiore cartone animato Illumination attualmente in sala possa capovolgere la situazione visto che gli incassi mondiali sono molto più accessibili, e decisivi, oggi rispetto alle sole sale nordamericane che bastavano nel lontano 2000. Questo ultimo Grinch in versione animata uscirà anche in Cina (18 dicembre), paese peraltro co-produttore.
Il film di Ron Howard l’immenso pubblico cinese non lo sfiorò nemmeno.
All’epoca non c’era bisogno.