Un nuovo capitolo della “complicata” relazione fra Netflix, il cinema e chi è convinto che un film debba necessariamente avere anche un passaggio in sala prima di approdare, magari, su una piattaforma streaming senza essere proposto in esclusiva da questa.

Prima di proseguire, una premessa: come ben noto, alcune pellicole di particolare richiamo prodotte o acquisite da Netflix, si pensi al caso di Roma di Alfonso Cuaròn e a Sulla Mia Pelle hanno beneficiato di passaggi in sala in un numero, sostanzialmente, adeguato alle necessità. Molto spesso si tratta di programmazione magari necessarie a rendere la pellicola candidabile a un qualche Festival, ma tant’è: ogni tanto i film Netflix al cinema ci arrivano.

Tutto ciò premesso, il “core business” principale della compagnia è e resta lo streaming. Questione, questa, ribadita ancora una volta dal Chief Content Officer Ted Sarandos con delle dichiarazioni rilasciate a Variety destinate a far discutere.

Per prima cosa ha ammesso con il celeberrimo magazine di essere un abituale frequentatore del suo multisala di zona:

Mi si può tranquillamente vedere mentre vado al cinema e sto alle casse a comprare i biglietti, quelli che non vedo mai sono i dirigenti degli studios e i registi.

Poi, a proposito di Roma, ha continuato:

Amo l’esperienza del film in sala e non siamo in conflitto con nessuno, anzi penso che siamo complementari a vicenda. Roma è magnifico visto su un grande schermo, ma la maggior parte delle persone al mondo non hanno accesso a una simile modalità di visione. Quello che voglio fare è dare possibilità alla gente di collegarle con tutti i film che ama. E ameranno Roma. Lo ameranno vedendolo sul telefono e lo ameranno vedendolo su uno schermo enorme […] Siamo estremamente orgogliosi di Roma. È in programmazione su circa 500 schermi in tutto il mondo e sta facendo ovunque il tutto esaurito […] Ma voglio che sia visto dal maggior numero di gente possibile e qual è il modo migliore per farlo? Ci sono più di 137 milioni di persone che guardano Netflix.

Vi ricordiamo che Roma è il candidato messicano per l’Oscar al miglior film straniero, ma è anche tra i favoriti nei premi principali.

Scritto da Cuaron e prodotto dalla sua Esperanto insieme a Participant Media, il film è così descritto nella sinossi ufficiale:

Ambientato negli anni ’70 a Città del Messico, Roma racconta un anno turbolento della vita di una famiglia borghese. Cuarón, ispirato dalle figure femminili della sua infanzia, tesse un’ode al matriarcato che ha caratterizzato la sua esistenza.
Un vivo ritratto del conflitto domestico e della gerarchia sociale in un momento di disordini politici, raccontato attraverso le vicende della domestica Cleo (Yalitza Aparicio) e della sua collaboratrice Adela (Nancy García García), entrambi di discendenza mixteca, che lavorano per una piccola famiglia borghese nel quartiere Romaa Città del Messico. Sofia (Marina de Tavira), madre di quattro figli, deve fare i conti con l’assenza del marito, mentre Cleo affronta una notizia devastante che rischia di distrarla dal prendersi cura dei bambini di Sofia, che lei ama come se fossero i propri.
Girato in un moderno bianco e nero, Roma è un ritratto di vita vera, intimo e toccante, raccontato attraverso le vicende di una famiglia che cerca di preservare il proprio equilibrio in un momento di lotta personale, sociale e politica.