Ne abbiamo avuto un assaggio con il successo circoscritto e molto relativo alle poche sale in cui è stato programmato di Sulla mia Pelle, ora uno studio commissionato dalla NATO (National association of theatre owners), cioè gli esercenti statunitensi, ha dimostrato che chi fa grande uso di piattaforme di streaming è anche chi va molto al cinema.

È un dato abbastanza logico, cioè il pubblico dell’audiovisivo è uno solo e ne fruisce sia a casa che al cinema. Non esiste quindi il pubblico di Netflix e Amazon Prime e quello dei cinema, sono lo stesso. Questo va contro la vulgata che vuole che l’emergere di Netflix, Amazon e altri player come produttori e distributori diminuirebbe gli incassi o contrasterebbe la sala. Anzi. Come la pirateria prima di loro, la fruizione domestica (legale o illegale che sia) è praticata di più da chi va di più al cinema.

Per essere precisi lo studio dimostra che chi va al cinema 9 o più volte durante l’anno consuma molti più contenuti in streaming (11 ore a settimana circa) di chi va in sala 1 o 2 volte (circa 7 ore a settimana di streaming), cioè le due variabili variano in armonia. E infatti chi non è mai andato al cinema durante l’anno non ha nemmeno guardato contenuti in streaming, solo il 18% di questi guarda 8 o più ore a settimana.
I risultati poi sono ancora più veri per il pubblico tra i 13 e i 17 anni, mentre per quello tra i 18 e i 37 tendono a essere leggermente più discrepanti (tendono cioè a vedere un po’ più di streaming e andare un po’ meno in sala).

Gli esercenti americani hanno commissionato lo studio proprio per invogliare le piattaforme ad una distribuzione ibrida dei loro contenuti sala e online, il movimento opposto rispetto a quel che si sente in Italia, in cui gli esercenti in linea di massima optano per la chiusura delle porte a contenuti che non rispettano le finestre distributive (il tempo che deve trascorrere tra presenza in sala e comparsa su piattaforma).
Ovviamente le due situazioni non sono perfettamente paragonabili. In America il box office è in crescita (noi invece abbiamo un po’ più problemi) e lo streaming pure.

A questo punto, secondo Variety, a perderci sarebbero le tv via cavo che hanno ricevuto un colpo non da poco. Nel 2018 la percentuale di clienti della tv via cavo che hanno disdetto il proprio abbonamento dovrebbe infatti salire al 32%.

Lo studio è stato effettuato da EY Quantitative economics and statistics group fatto a Novembre su 2.500 intervistati dei quali l’80% aveva visto almeno un film l’anno, il che significa che in linea di massima è uno studio fatto non su tutta la popolazione ma su chi va al cinema.

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