A 30 anni aveva venduto la sua prima compagnia, una società che costruiva parrucche con più di 3.000 impiegati. Tutto con sede ad Hong Kong.

È il dettaglio che meno vi capiterà di incontrare nella biografia di un produttore, ma Andrew G. Vajna, nato in Ungheria, emigrato in Canada, formatosi alla UCLA e deceduto la settimana scorsa, era davvero un produttore sui generis con un gusto per l’azione raffinatissimo.

Dopo il business delle parrucche mise in piedi una società per le vendite estere dei film con sede a Los Angeles, entra così ad Hollywood dal lato del denaro e diventa quindi produttore. Nei primi due anni della compagnia lavora alla produzione esecutiva per nientedimenoche John Huston con Fuga per la Vittoria e poi con Stallone (lì conosciuto) produce Rambo. È il 1981, ha 38 anni e parte qui una carriera legata a doppio filo con il cinema action americano. Ne seguirà gli alti e i bassi con un coraggio e una fiducia nel genere commoventi.

Al pari di individui mitologici come Menahem Golan o David SilverVajna era un produttore con un occhio attento al denaro, grande imprenditore prima che uomo di cinema ma anche grande fiuto per i cast giusti, i progetti giusti e gli autori migliori. Per la società di Vajna (prima Carolco poi Cinergi) passano i 3 Rambo, quel genio di Walter Hill quando pochi lo riconoscevano come tale (Ricercati: Ufficialmente Morti, Johnny Il Bello), il talento pazzesco di John McTiernan e poi ovviamente Schwarzenegger. Vajna ha lavorato con tutti, ha creato alcuni dei film fondamentali dell’action esasperato degli anni ‘80 e ha tenuto durissimo nei ‘90. I Mercenari ce li ha avuti praticamente tutti sotto contratto prima o dopo.

Grazie a lui abbiamo film impossibili, capolavori della stranezza come Danko ma anche l’apoteosi del cinema americano di Paul Verhoeven (Atto di Forza). Negli anni ‘90 quando chiunque faceva fatica a fare cinema d’azione serio con McTiernan ha creato Die Hard 3 e il sottovalutatissimo Mato Grosso. Ha tentato la via del cinema fumetto con Dredd fallendo miseramente, e poi ha racimolato una fortuna con Evita per mettere a segno uno splendido fallimento come Il 13esimo Guerriero, di nuovo con McTiernan.

Aveva lavorato per anni in Asia, conosceva la potenza del cinema d’azione serio, fatto bene, e lo ha praticato tutta la vita, è rimasto così legato ad esso che anche nei 2000 l’ha inseguito disperatamente con la saga di Terminator. Ha prodotto il terzo film poco prima che Schwarzenegger diventasse governatore, poi la serie tv e poi di nuovo Terminator Salvation.

Come molti della sua risma non si è guadagnato le luci dei riflettori, né alcun cineasta girerà un documentario su di lui per celebrarlo. Eppure Andrew G. Vajna aveva il fiuto, la caratteristica principale di un produttore. Capiva al volo il pubblico e sapeva di cosa c’era bisogno. Aveva ibridato commedia e azione sbagliando poco (Air America), e rilanciato il musical con Evita.

Negli ultimi anni era tornato in Ungheria a lavorare per conto del governo alla commissione per lo spettacolo, istituendo un fondo per il cinema in un paese che non possiede un’industria cinematografica. Grazie a quel fondo l’Ungheria ha cominciato a produrre film e i talenti locali sono stati scoperti e valorizzati. Abbiamo visto Jupiter’s Moon e i film di Laszlo Nemes come Il Figlio di Saul o Tramonto, operazioni che come spesso capita quando una nazione di colpo inizia a fare film da che era un buco nero del cinema (si vedano le filippine ora) spiazzano e sono poco identificabili.
Non è facile in una vita sola potersi appuntare sul petto così tante medaglie.

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