Il ciclone del #MeToo esploso con il caso Weinstein ha coinvolto svariati nomi del mondo dello spettacolo dando vita a un calderone dove distinguere colpevoli, vittime e “cercatori e cercatrici d’oro” è diventato, talvolta, complicato.

Una controindicazione dell’aver subappaltato alla giuria di Twitter e alla giustizia interna di corporation che non desiderano di certo tonnellate di bad publicity una problematica molto seria e grave come quella degli abusi di posizione dominante e delle molestie sessuali.

Vero è che il tema non è stato affrontato in maniera omogenea sulle due sponde dell’Atlantico: nella cara e vecchia Europa è più fattibile affrontare la questione leggendo anche le varie sfumature di grigio che possono esistere.

Come nel caso di Sir Ian McKellen che, intervenendo qualche giorno fa al National Student Pride 2019 presso la University of Westminster di Londra, si è addirittura potuto permettere di usare un’arma, quella del sarcasmo, molto più complicata, se non impossibile, da impiegare negli Stati Uniti.

Quando il moderatore Evan Davis gli ha chiesto cosa ne pensasse delle accuse di molestie sessuali contro Bryan Singer e Kevin Spacey ha detto:

Francamente sto aspettando il momento in cui qualcuno mi accuserà di qualcosa per poi domandarmi fra me e me se magari stanno mentendo o se sono io che me lo sono dimenticato!

Poi ha spiegato che, secondo lui, molti dei problemi avuti da Singer e Spacey sono nati dal fatto che hanno sempre tenuto nascosto il loro orientamento sessuale:

Con i nomi che hai menzionato, persone con cui ho lavorato, si tratta di individui che hanno sempre tenuti nascosti i propri effettivi orientamenti. E quindi tutti i loro problemi in quanto individui e le stesse relazioni che hanno avuto con altra gente, se fossero stati in grado di parlare apertamente di loro stessi e dei loro desideri, forse non avrebbero iniziato a molestare le persone nel modo riportato dalle varie accuse.

Quando all’eventuale “ritorno in scena” dei due, McKellen è convinto che la decisione spetti al pubblico.

La questione dell’obbligarli a smettere di lavorare credo sia discutibile. Penso piuttosto che dipenda dal pubblico. Vuoi di nuovo vedere qualcuno che è stato accusato di qualcosa che non approvi? Se la risposta è no, allora non comprerai il biglietto e non accenderai la Tv. Ma potrebbero esserci anche delle persone che non tengono in considerazione questa storia. Ed è difficile dividere tutto esattamente in bianco o nero.

Bryan Singer, lo ricordiamo, è ancor collegato all’adattamento di Red Sonja, nonostante la Millennium Films abbia messo momentaneamente in pausa lo sviluppo della pellicola proprio per via delle nuove accuse mosse contro il filmmaker (reduce dai 40 milioni guadagnati da Bohemian Rapsody nonostante il licenziamento a riprese quasi finite).

Di Kevin Spacey, invece, si sono nuovamente perse le tracce dopo il video enigmatico dello scorso dicembre diffuso dallo stesso attore (che potete trovare qua).

In calce trovate l’intervento integrale di Ian McKellen al National Student Pride: