24 ore fa, minuto più o minuto meno, vi abbiamo spiegato che Netflix sarebbe pronta a cambiare in maniera drastica le sue strategie distributive per pellicole molto attese come The Irishman di Martin Scorsese, The Laundromat di Steven Soderbergh, The King di David Michôd, The Last Thing he Wanted di Dee Rees, The Pope di Fernando Meirelles e il nuovo film di Noah Baumbach con Scarlett Johansson e Adam Driver.

Questo perché Roma di Alfonso Cuaròn, nonostante l’enorme cifra spesa dal colosso di Los Gatos nella campagna promozionale per gli Oscar – c’è chi suggerisce 25 milioni e chi addirittura una sessantina – non è riuscito ad accaparrarsi la statuetta più ambita, quella di Miglior Film, andata a Green Book di Peter Farrelly, pellicola che, poco prima che le votazioni dell’Academy si chiudessero, ha ricevuto un endorsement molto importante: quello di Steven Spielberg.

Un supporto che può essere letto anche in chiave “politica” di sostegno all’esperienza cinematografica. D’altronde, durante la cerimonia di premiazione dei Cinema Audio Society CAS Awards presso l’InterContinental Hotel nella downtown di Los Angeles di metà febbraio, il regista è tornato a esprimere tutto il suo supporto verso l’esperienza cinematografica, il leggendario regista era tornato a sostenere in maniera chiara la fruizione di film in sala (trovate tutto qui).

È notizia recente che Spielberg ha intenzione di portare “la questione streaming” sul tavolo del prossimo meeting del Board of Governors dell’Academy previsto per aprile, proponendo di escludere dalla gara le pellicole diffuse sulle piattaforme online.

Un portavoce della Amblin spiega:

Steven percepisce in maniera molto forte le differenze esistenti fra la fruizione streaming e cinematografica. Sarà molto contento se altri vorranno unirsi alla sua campagna quando la questione verrà affrontata al prossimo meeting del Board of Governors dell’Academy. Vedrà quello che accadrà.

L’Academy ha confermato l’informazione con la seguente dichiarazione:

Le discussioni sulle regole dei Premi sono in corso fra tutte le divisioni. E il Board prenderà probabilmente in esame la questione durante il prossimo meeting.

La situazione però ha svariate tonalità di grigio. Come vi illustravamo appunto ieri, se Netflix adotterà dei nuovi accorgimenti per la distribuzione delle sue pellicole più prestigiose e/o di quelle che puntano a riconoscimenti esclusivi

dovrà scendere a patti con catene come AMC e Regal rispettando di conseguenza le finestre distributive e rendendo pubblici gli incassi del film, in netto contrasto con quanto fatto finora (e più in linea con l’approccio di Amazon). Ma potrebbe essere l’unica possibilità per convincere altri registi prestigiosi a fare film con Netflix e, nel contempo, essere vista con meno ostilità dall’Academy, riservandosi di diritto un posto tra i grandi studios di Hollywood dopo l’ingresso nell’MPAA.

E le preoccupazioni di Spielberg aggirate.

Un esponente del Board of Governors spiega:

C’è la crescente sensazione che se se Netflix comincerà a comportarsi come uno studio, ci devono essere degli standard. E le regole erano state elaborate quando nessuno poteva concepire questo presente o il futuro alle porte. Abbiamo bisogno di una certa chiarezza.

E nel futuro avremo sempre più a che fare con lo streaming con l’imminente ingresso di Disney, Apple, Warner e relative piattaforme che, per vivere e prosperare, avranno bisogno di contenuti inediti che attireranno l’interesse di un numero sempre maggiore di filmmaker.

C’è infine da ricordare che, anche in materia di Academy, come in politica, i soldi tendono ad avere un certo peso.

E Netflix, in questo settore, ha un approccio simile a quello dello spielberghiano John Hammond di Jurassic Park: non bada a spese.

Ovviamente continueremo a monitorare l’evoluzione del tutto…

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