È più magro del solito e più vivace, è gioviale, felice ed elettrico, non esattamente come lo ricordavamo dalle ultime volte che era venuto in Italia a promuovere i suoi film. Tim Burton stavolta sembra inattaccabile e inscalfibile, nessuna domanda potrà abbatterlo, le riceve (le schiva anche) si muove dinoccolato mentre la traduttrice gliele traduce, ne ridacchia se è il caso e poi risponde secco, chiudendo spesso con una battuta. Vuole piacere e si sta divertendo. E per Tim Burton è una novità.

Addirittura parlando degli occhi di Dumbo e del lavoro fatto individua un busto di Jack Skeleton tra l’uditorio, in prima fila, si alza di colpo lo prende, mostra a tutti gli occhi grandi e cavi per dire: “Ecco, questi occhi non mi hanno richiesto lavoro! Quelli di Dumbo invece sì”. L’applauso parte inevitabile e lui è proprio qui per prenderselo.

Che sia proprio Tim Burton quello che abbiamo davanti lo conferma una risposta in cui rimanda al mittente il parallelo con Il Più Grande Spettacolo Del Mondo, il film di Cecil B. De Mille molto tradizionale, inquadrato e da grande studio di produzione, dicendo: “Non mi ci sono ispirato molto, a me piace Il Circo Degli Orrori di Sidney Hayers, quella è stata un’ispirazione, lo hai visto?”.

Da sempre più dalla parte degli Ed Wood che da quella dei De Mille, Tim Burton con Dumbo racconta la storia di un gruppo di artisti indipendenti che lottano contro le difficoltà, i quali dopo un grande successo sono comprati da una grande compagnia che vuole che replichino quel successo con loro ma con più soldi e ingerenze, fino a che le logiche commerciali rovinano tutto.

Quando ha letto la sceneggiatura ha pensato che somiglia alla dialettica tra filmmaker indipendenti e grandi studi di produzione?

“Mi suona familiare…. È vero che il film lo racconta ma, fai attenzione, c’è un finale positivo: alla fine Dumbo scappa! E tutto il film porta fino a quel momento in cui spicca il volo e fugge! [ride ndr]”

Cosa le è piaciuto della sceneggiatura?

“Il fatto che c’è una storia di esseri umani che rispecchia quella di Dumbo, fatta di perdita e persone fuori dal proprio mondo. È un buon modo per esplorare modelli di famiglia diversi quella tradizionale. La cosa strana, ne parlavo con Danny De Vito, è che io e lui insieme abbiamo fatto 3 film con il circo e nemmeno ci piace!”

Ha lavorato molto sugli occhi di Dumbo?

“Questo è un film che parla di emozioni pure e semplici, in un mondo caotico volevo che queste passassero dagli occhi, anche perché il personaggio non parla. E c’è voluto davvero tanto tempo per arrivare ad un risultato che fornisse la risposta emotiva che serve”.

Lei aveva scritto nella sua biografia di non essersi mai trovato davvero con la Disney. Com’è cambiato questo rapporto negli anni?

“Dove sono finito? In una seduta di analisi?? Credo che nessuno abbia tutta la libertà che vuole, è la vita. La Disney è una famiglia, la mia famiglia, in tal senso ci sono cose buone e cose meno buone, niente di controverso, è come è la vita e va bene così. Amate forse la vostra famiglia sempre? Tutto il tempo??”

Perché Dumbo?

“È forse il film Disney che più mi ha colpito, ed è anche quello che non è possibile rifare, appartiene molto al suo tempo e quindi occorre necessariamente estrapolarne i temi e fare qualcosa di diverso, che è più attraente. Diciamo che per la scelta tra i film Disney è quella tra Dumbo e Il Gatto Venuto Dallo Spazio

È vero che quando viene a Roma si reca sempre da Profondo Rosso, il negozio di Dario Argento?

“Certo. È sempre aperto vero? Per me ci sono Fellini, Bava e Argento… e poi i film su Ercole. Grandissimi. Dario è un grandissimo filmmaker con un negozio pazzesco!”

La sequenza degli elefanti rosa l’ha tutta rimodellata, come ha scelto le bolle?

“Quella è una sequenza che tutti ricordiamo, anche io, ed è assurda anche per gli standard di oggi. Avveniva con un’ubriacatura che è qualcosa che oggi non vuoi più fare (non mi va di avere Dumbo ubriaco fradicio nel mio film, come non volevo i corvi con il loro retrogusto razzista) però sono immagini potentissime e quindi le volevo mettere. Mi è sembrato che non farne più un incubo ma approcciarla così, come una visione dalla testa di Dumbo fosse la maniera migliore. E poi mi consentiva di rispettare lo spirito originale”.

Com’è cambiata la Disney da quando ci lavorava agli inizi?

“Non è solo Disney ad essere cambiata ma tutte le compagnie. Si fondono e si fondono un’altra, poi ancora e fanno tutte la stessa cosa. Io sono un prodotto della Disney dell’epoca di Red e Toby e Taron e la Pentola Magica, se non ci fosse stata io non esisterei e se fosse stata più strutturata non sarei riuscito a fare molte delle cose che ho fatto là dentro”

Farà un film live action tratto da Nightmare Before Christmas?

“No no, [indicando il busto di Jack ndr] dove lo trovo uno così secco??”

Chi pensa che abbia raccolto meglio la sua eredità su Batman, Christopher Nolan o Zack Snyder?

“Sono entrambi grandi, sono stato fortunato a poter fare Batman all’epoca perché era avanti per i suoi tempi, per me fu specialissimo e potevo lavorare su qualcosa che non era stato già fatto moltissime volte”.

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