Joe Dante, uno dei registi più amati e apprezzati dagli appassionati e dagli studiosi di cinema, riceverà stasera il Premio alla Carriera al Lucca Film Festival e Europa Cinema 2019 che proporrà, al termine della cerimonia, anche l’anteprima italiana del film antologico Nightmare Cinema, di cui è uno degli autori.

L’evento in programma fino al 21 aprile gli ha inoltre dedicato un’interessante retrospettiva e lo vedrà protagonista di una masterclass che terrà, nella giornata di sabato, insieme a Mick Garris.
Durante il nostro incontro, l’autore di Gremlins e La seconda guerra civile americana, ha parlato dei cambiamenti avvenuti nel settore cinematografico, del legame con Carrie Fisher e della libertà data dalle produzioni indipendenti.

Nella sua carriera ha avuto modo di lavorare per importanti studios e al tempo stesso realizzare film in modo indipendente. Le è capitato di dover subire delle pressioni e magari non realizzare un progetto nel modo in cui avrebbe sperato?
No, penso di essere stato fortunato nel poter ottenere i lavori che ho ottenuto e sono stato felice nell’avere quelle opportunità. Alle volte si è trattato di lungometraggi legati agli studios e altre erano indipendenti, ma penso che dopo Looney Tunes: Back in action, in cui si sono state moltissime interferenze, ho deciso che fosse meglio per la mia psiche lavorare con meno soldi, a progetti indipendenti che potevo realizzare nel modo in cui volevo senza dover sentire le opinioni di altra gente che, francamente, erano pessime e che non erano nemmeno in linea con quello che stavo facendo perché non sarebbero andati a vederlo se non lo avessero prodotto. Ho pensato: ‘La vita è troppo breve, è meglio se lavoro in modo indipendente’.

Come è stata l’esperienza sul set de L’erba del vicino, film che compie 30 anni?
Si è trattato del primo progetto prodotto dalla Imagine di Ron Howard. Mi è stato chiesto di girarlo ed era una sceneggiatura divertente. Pensavano che fosse una parodia de La finestra sul cortile, anche se personalmente non credo fosse il paragone giusto. Volevano girarlo in un vero cittadina di provincia dell’Arizona e ricordo di aver pensato ‘Sarà difficile far esplodere una casa perché qui ci vivono realmente delle persone. Penso che andrebbe girato all’esterno di uno studio e dovrebbe sembrare un film, non essere realistico’. In quel periodo c’era inoltre uno sciopero degli sceneggiatori e abbiamo dovuto improvvisare molto, quindi abbiamo girato in sequenza per evitare che la mancanza di un copione creasse ancora più problemi, non andando d’accordo con quello che si era girato in precedenza. In questo caso stavamo sviluppando i personaggi mentre giravamo ed è un lungometraggio sui comportamenti, con i personaggi realmente al centro. Si è trattato di un film davvero divertente da realizzare, eravamo gli unici a girare durante quello sciopero in quello studio.

Nel cast c’era anche Carrie Fisher, che ricordo ha di lei?
Avevamo già lavorato insieme e ci frequentavamo. Lei aveva l’unico personaggio “sano” di mente nell’intero film e tutti ci siamo divertiti moltissimo sul set. Si è trattata di una delle migliori esperienze di sempre e abbiamo avuto dei discreti risultati. È uscito nelle sale poco dopo la distribuzione di Big, che ha segnato un trionfo nella carriera di Tom Hanks, e nel corso degli anni, nonostante delle recensioni piuttosto negative, è diventato un titolo davvero amato dalla gente. Ci sono dei siti sul film, le persone sanno le battute a memoria, c’è un libro totalmente dedicato… Ha ottenuto una seconda vita e sinceramente è stata una reazione piuttosto sorprendente.

Nella sua carriera ha sperimentato con il 3D e nel corso degli anni c’è stata una continua evoluzione tecnologica, ama tenersi al passo con i tempi o preferisce mantenere un approccio più classico al cinema?
Mi piace provare cose nuove. Ho sempre amato il 3D e la differenza tra The Hole e altri film in 3D è che il nostro è stato fin dall’inizio pianificato, girato in 3D. Il motivo per cui non ha ottenuto un grande riscontro è che nel momento in cui è stato distribuito c’erano tutti questi progetti con un 3D generato al computer, film molto costosi e con star di primo livello, mentre le sale che potevano proiettarli erano limitate, quindi dovendo scegliere preferivano i blockbuster, non il mio piccolo progetto. Non ha ottenuto in America l’attenzione che meritava, ma qui ha avuto un’ottima campagna e ha ottenuto degli ottimi risultati, anche se non è stato visto in 3D da quante persone avrei voluto. Ho amato realizzarlo e nel corso degli anni ho lavorato a molti lungometraggi e serie tv solo perché dovevo mantenermi al passo con i tempi perché tutto sta cambiando così velocemente, non vuoi farti trovare impreparato. Mi piace confrontarmi con le nuove tecnologie.

Prima che venisse affidato a Tim Burton la Warner Bros. voleva affidarle Batman
Sì, avevano deciso che dopo il successo di Gremlins il mio film successivo doveva essere Batman. Avevano una sceneggiatura, molto diversa da quella che poi è stata realizzata, era firmata da uno degli sceneggiatori di James Bond, non era affatto male, ma io ero particolarmente interessato a Joker, al punto che mi sono svegliato in piena notte e ho pensato ‘Non posso girare questo film perché mi interessa solo lui. Non credo in Batman, non credo che viva in questa casa sulla collina con un maggiordomo e sotto c’è la batcaverna. Non posso farlo. Non sono la persona giusta’. Non mi interessava, volevo dedicarmi a Joker, mostrarlo mentre faceva esplodere le cose, e sono ritornato dai produttori per dire ‘Non posso realmente farlo e prendermi questo impegno’. Hanno pensato che fossi assolutamente pazzo e fuori di testa, ma vi assicuro che il film che avrei realizzato a loro non sarebbe piaciuto, quindi era la cosa giusta da fare, anche se all’epoca è stato considerato un disastro per la mia carriera.

Per chi è cresciuto negli anni ’80 Gremlins è un vero cult. Di tanto in tanto vengono pubblicate delle notizie legate a un possibile secondo sequel, ci sono delle novità o qualcosa di vero nelle voci che sono apparse online?
Non ne ho alcuna notizia e non potrei nemmeno averla perché gli autori e i produttori hanno ora il controllo del film e del marchio e non erano felici del sequel che ho realizzato perché pensavano fosse troppo stupido e sciocco, quindi sono l’ultima persona da cui andrebbero per parlare del progetto. Se lo faranno, e potrebbero forse realizzarlo oppure no considerando che ci stanno provando ormai da anni, dovrebbero capire in che modo e non c’erano riusciti nemmeno con il secondo film. Mi hanno dovuto richiamare perché non avevano realmente capito il primo film e non sapevano come copiarlo, per quello mi hanno detto ‘Riportiamolo sul set, lui può farlo’. Non ne sono stati però felici e per questo sono all’oscuro di quanto sta accadendo.

Che tipo di legame ha con il cinema italiano, considerando inoltre il suo apprezzamento per Mario Bava e la sua amicizia con Dario Argento?
Sono cresciuto vedendo molti film italiani, non solo quelli di Mario Bava, di generi diversi e realizzati con budget di vario tipo perché in quel periodo venivano proposti con una doppia programmazione e quindi abbiamo potuto vedere lungometraggi tedeschi di spie, i western italiani e molto altro. I film horror erano la ciliegina sulla torta. Ho sempre amato i film italiani, sono in particolare un grande fan di Fellini. Andavo di grindhouse in grindhouse a Philadelphia per le proiezioni di questi film che non si potevano vedere altrove. Non c’erano homevideo, non c’era internet, ho iniziato a collezionare pellicole in 16mm solo per poter avere i film che mi piacevano, in caso contrario dovevi aspettare 5 anni prima che arrivassero in tv per rivederli. E se ti addormentavi durante la visione dovevi aspettare altri 5 anni! Quindi ho pensato: ‘Voglio avere la mia collezione di film personali’. Io e i miei amici abbiamo iniziato a comprare copie di film in pellicola e avevamo formato una collezione piuttosto buona di lungometraggi che pensavamo avremmo potuto vedere fino a quando saremmo stati anziani, senza renderci conto che sarebbero stati obsoleti e si sarebbe passati al digitale, non avrebbero più prodotto i proiettori, gli elementi tecnici, le pellicole… Non si è rivelato il miglior investimento che io abbia fatto nella vita!

Per quanto riguarda Nightmare Cinema, da dove è nata l’idea alla base del suo episodio?
Non c’è stata una vera fonte di ispirazione, dovevo avere un’idea che potesse essere realizzata velocemente e in modo economico, con un piccolo cast e in un’unica location. Da tempo stavo notando il gran numero di interventi di chirurgia plastica riusciti male che vedevo ovunque, ci sono un sacco di persone famose e che appaiono sempre su internet che si trovano in una situazione simile: pensano di voler fare solo un piccolo ritocco e poi improvvisamente fanno altro, e poi si rischia di perdere il controllo. L’idea principale è che ora non hanno in nessun modo l’aspetto che avevano in passato. L’aspetto peggiore è che sembrano qualcosa di orribile e si guardano allo specchio e pensano: ‘Oh, devo fare altre operazioni’. Lo trovo affascinante e una buona idea per un film horror. Abbiamo quindi formato un piccolo cast e abbiamo girato in cinque giorni.

La seconda guerra civile americana sembra quasi un film attuale, avrebbe mai pensato che nel 2019 le tematiche all’ordine del giorno sarebbero state le stesse?
Mentre stavamo girando leggevamo i quotidiani e pensavamo: ‘Stiamo realizzando una storia che riguarda la società contemporanea’. Non avrei mai immaginato che con il trascorrere degli anni avrei continuato a vederlo di tanto in tanto ai festival cinematografici, e ogni volta che lo vedo c’è un aspetto nuovo che salta fuori e ha un legame con le notizie attuali. È incredibile perché, a parte le dimensioni degli schermi tv, potrebbe sembrare realizzato al giorno d’oggi.

È grande amico di Mick Garris che è autore di Critters 2, progetto ideato sulla scia di Gremlins, che opinione ha di quei film?
Li ho visti e li trovo piuttosto carini, sono il miglior plagio di Gremlins, un po’ come disse Steven Spielberg con Pirahna che lo era de Lo Squalo!

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