Attenzione! La notizia che segue contiene pesanti spoiler su Avengers: Endgame!


 

Ora che Avengers: Endgame è finalmente approdato nei cinema, i vari talent coinvolti nella lavorazione della pellicola targata Marvel Studios possono cominciare ad affrontare delle questioni che, durante la promozione stampa che ha preceduto l’uscita del film, non potevano fare: discutere gli snodi narrativi del blockbuster.

Christopher Markus e Stephen McFeely, sceneggiatori di Endgame e Infinity War, in un’intervista al New York Times hanno parlato del destino dei due Avengers originali che, nell’ultima pellicola dei fratelli Russo, vanno incontro a un tragico destino: Iron man e Vedova Nera.

Ecco cosa hanno detto:

Perché Natasha Romanoff doveva morire?

SMF: eravamo convinti che il suo viaggio sarebbe giunto alla fine nel momento in cui fosse riuscita ad avere gli Avengers di nuovo insieme. Vedova Nera ha un background personale fatto di abusi, controllo della mente per cui quando raggiunge Vormir e ha la possibilità di riportare indietro la sua famiglia, è quella la cosa per cui è pronta a sacrificare la propria vita. L’aspetto più complicato per noi era l’essere costantemente preoccupati che il pubblico non avesse abbastanza tempo per gestire la tristezza. La posta in gioco è ancora in ballo, il problema è ben lungi dall’essere risolto. Ma abbiamo perso un personaggio importantissimo – un personaggio femminile – come la onoriamo?

CM: Per Tony c’è un funerale. Per Natasha no. Questo si deve attribuire, in parte, al fatto che Stark è sempre stato una figura pubblica, mentre Natasha è stata un nome in codice per tutto i tempo. Un funerale per lei non sarebbe stato del tutto onesto. La questione più importante viene semmai sollevata da Thor mentre si trova sul molo con gli Avengers: “Abbiamo le Gemme dell’Infinito, perché non la riportiamo indietro?”

SMF: ma ovviamente si tratta di uno scambio eterno: la riporti indietro, perdi le gemme.

Quale poteva essere l’esito del sacrificio di Clint Barton?

SMF: ci sarebbe sicuramente stata una conseguenza. Jen Underdahl, la nostra produttrice degli VFX, aveva letto una bozza o una prova di sceneggiatura in cui era Occhio di Falco a buttarsi dal dirupo. E dopo averlo letto ci ha detto “Non potete portarlo via da lei”. Mi commuovo ancora se ci ripenso.

CM: ed era vero. Lui che incassava il colpo al suo posto. Sarebbe stato melodrammatico farlo morire e non farlo tornare dalla sua famiglia. È giusto e corretto che sia stata lei a sacrificarsi.

E anche Tony Stark doveva morire?

SMF: tutti sapevano che questa doveva essere la fine per Tony Stark.

CM: non è che ci fosse un qualche obbligo in tal senso. Se ci fossero state delle ottime ragioni per non farlo morire, sicuramente la gente avrebbe apprezzato.

SMF: la parola d’ordine era finire un capitolo, un capitolo che era stato cominciato proprio da Tony Stark.

CM: in un certo qual modo, lui e Steve Rogers sono stati da sempre personaggi speculari. Steve si sta muovendo verso una sorta di interesse personale illuminato, Tony verso l’altruismo. Hanno raggiunto entrambi il loro punto finale.

C’erano in ballo altri possibili finali per Tony?

CM: No. Perché avevamo la possibilità di dargli il “pensionamento perfetto” all’interno del film.

SMF: lo ha avuto.

CM: è questa la vita per cui ha lottato. Lui e Pepper erano destinati a stare insieme? Sì. Si sposano, hanno una figlia, una bella vita appartata. E Tony va incontro a una morte degna. Senza il sapore della tragedia. È una vita eroica che giunge a compimento.

Avengers: Endgame è al cinema dal 24 aprile.

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Il film è stato diretto da Anthony e Joe Russo ed è stato scritto da Christopher Markus e Stephen McFeely. Tra i produttori esecutivi anche Jon Favreau, regista dei primi due Iron Man.

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