Il Presidente e CEO della Walt Disney Co. Bob Iger ha scritto un libro di memorie, che verrà edito da Random House negli Stati Uniti nel corso del mese, dal titolo “The Ride of A Lifetime: Lessons Learned from 15 Years as CEO of the Walt Disney Company”.

Vanity Fair (via Deadline) ha pubblicato alcuni interessanti estratti in anteprima in cui l’executive ricorda Steve Jobs co-fondatore e amministratore delegato della Apple morto il 5 ottobre del 2011 all’età di 56 anni.

Iger racconta di aver appreso da Jobs solo dieci minuti prima che venisse annunciata l’acquisizione della Pixar da parte della Disney per la cifra di 7.4 miliardi di dollari, che il suo tumore si era riaffacciato in maniera decisamente grave.

Credo che se fosse ancora vivo, avremmo unito le due compagnie o quanto meno discusso la questione in maniera molto seria. Fra le sue tante frustrazioni c’era la sensazione che, spesso, fosse troppo complicato riuscire a fare qualcosa con la Disney.

Steve Jobs, in seguito alla vendita del celeberrimo studio di animazione, aveva ricevuto “in cambio” circa il 7% di azioni Disney diventando, de facto, l’azionista singolo di maggioranza della compagnia (in seguito alla sua morte le azioni sono prima passate in mano a sua moglie e allo Steven P. Jobs Trust da lei supervisionato e poi ridotte della metà).

Stando alle parole di Iger, Jobs è stato anche importante per un’altra fondamentale operazione della Disney, quella che ha portato all’acquisto della Marvel:

Nel 2009, dopo aver annesso con successo la Pixar, eravamo interessati alla Marvel così mi sono incontrato con Steve per parlargli di questo business. Sosteneva di non aver mai letto un fumetto in tutta la sua vita (mi disse “Li odio più dei videogiochi!”), per quello mi ero portato questa enciclopedia della Marvel e dei suoi personaggi per illustrargli questo universo e perché volevamo comprarlo. L’ha osservata per non più di dieci secondi per poi metterla da parte e dirmi “È una cosa importante per te? La vuoi davvero? È un’altra Pixar?”.  In riferimento a questa domanda, gli dissi che non ero sicuro che fosse un’altra Pixar, ma che quella compagnia poteva vantare la presenza di davvero tante persone di talento e una ricchezza di IP talmente grande che ci avrebbe consentito di mettere molta distanza fra noi e i nostri competitor. Gli chiesi se poteva “mettere una buona parola per me” con Ike Perlmutter, il CEO della Marvel nonché azionista di controllo. Più in avanti, dopo che l’accordo era stato raggiunto, Ike mi raccontò dei dubbi che ancora aveva e di come la telefonata di Steve avesse fatto la differenza. “Disse che sei una persona di parola” Ike mi raccontò. Ero davvero grato a Steve, al fatto che avesse accettato di farlo come amico più che come membro più influente del nostro consiglio di amministrazione. Ogni tanto mi capitava di dirgli “Ti devo chiedere questa cosa, sei il nostro azionista di maggioranza” e lui mi rispondeva sempre “Non puoi parlarmi così. È offensivo. Sono solo un buon amico”.