Netflix è di nuovo sul banco degli imputati.

Ma, questa volta, non viene accusata di essere la principale responsabile della “morte del cinema in sala”, bensì di aver coccolato un po’ troppo la stampa per i vari eventi collegati alla promozione delle sue pellicole seguendo un iter ritenuto scorretto dagli studios rivali di Netflix (ergo, le major cinematografiche).

Stando a un report pubblicato dal The Washington Post, il colosso di Los Gatos avrebbe attivato delle pratiche poco cristalline per la P&A delle sue produzioni in ambito di lungometraggi e serie TV con eventi stampa “privati” e a porte chiuse pagando voli e hotel pentastellati come il The W, il Four Seasons e il Beverly Hilton di Los Angeles e il JW Marriott Essex House a New York. Nonché di aver garantito l’accesso ai talent delle loro pellicole come The Irishman, Dolemite is my Name o I due Papi in eventi ultra-ristretti per i quali non era neanche prevista la copertura a mezzo stampa.

La questione è delicata e interessante e necessita di una premessa.

Quando le major invitano i/le giornalisti/e a seguire un dato evento di presentazione collegato a un film o a una serie TV, quello di offrire il pernottamento in strutture di lusso nonché (spesso) anche il viaggio in aereo è la prassi. Accade anche a noi di BadTaste e non l’abbiamo mai nascosto (anche perché non c’è nulla da nascondere). Ci sono delle regole che vanno seguite in materia di quello che possiamo o non possiamo dire durante lo svolgimento dell’opportunità stampa in sé – durante le set visit a volta è vietato anche solo citare il fatto che si sta viaggiando con quello scopo, altre volte è consentito scrivere sui social che “siamo nella località X a esplorare il set del film Y” senza però scendere nei dettagli di quello che abbiamo visto fino al termine dell’embargo.

L’accusa che gli studios stanno movendo ora a Netflix è quella di investire un notevole quantitativo di soldi per effettuare una vera e propria captatio benevolentiae per tutti quei premi come i Gloden Globes o i Critics’ Choice Awards, importante premio assegnato dalla Broadcast Film Critics Association, la più grande organizzazione (oltre 300) di critici in nordamerica che spesso funge da indicatore per le nomination agli Oscar (pur non avendo nulla a che fare con l’industria). Quelli in cui il voto della stampa è fondamentale per il conseguimento del premio.

Netflix, dal canto suo, si difende spiegando di non aver fatto nulla di diverso da quanto avviene da sempre in ambito di promozione cinematografica.

E, alla fin fine, l’impressione generale è quella di uno “scontro generazionale” fra la politica delle grandi major hollywoodiane, che prevede da sempre le “coccole” alla stampa anche se circostanziate al contesto dei junket e delle set visit e quello dei nuovi player dell’intrattenimento arrivati da Silicon Valley e dintorni che non si fanno troppi problemi di ordine morale nello spendere elevati quantitativi di dollari non solo in occasione di eventi stampa “canonici”.