Lo scorso ottobre C’era una volta a Hollywood, l’ultimo film scritto e diretto da Quentin Tarantino, è stato protagonista di un “piccolo grande caso” di cronaca di business cinematografica.

L’uscita del lungometraggio era stata difatti sospesa dopo le lamentele inviate dalla figlia di Bruce Lee all’Amministrazione Statale del Cinema. Il tema delle accuse di Shannon Lee a Quentin Tarantino è ben noto e lo abbiamo toccato in svariate occasioni nel corso delle settimane che hanno accompagnato la release del film negli Stati Uniti.

Malgrado i report iniziali avessero parlato di tentativi, da parte di Bona Film Group (società cinese che ha co-finanziato il film in cambio di una partecipazione agli incassi), di lavorare a stretto contatto con Quentin Tarantino per realizzare una versione “censurata” nel tentativo di salvare la release, tutto è stato poi rapidamente smentito.

La Sony e il filmmaker hanno rinunciato all’importante mercato, con la major che, a prescindere dalle opinioni degli executive, non aveva sostanzialmente voce in capitolo perché Quentin Tarantino aveva diritto al final cut e qualsiasi modifica del lungometraggio doveva essere approvata da lui.

In un’intervista realizzata da Deadline col CEO della Sony Pictures Tom Rothman dopo le 20 nomination ottenute dalla major, dieci delle quali col solo C’era una volta a Hollywood, il dirigente ha ammesso che, secondo lui e malgrado la perdita monetaria causata dalla mancata distribuzione cinese dell’opera, il regista ha fatto la cosa giusta decidendo di non modificare il film.

Penso che Quentin abbia fatto la cosa giusta e ha ricevuto il nostro supporto in quella occasione. Chiaramente ha avuto delle conseguenze di natura finanziaria, ma il carattere viene messo alla prova quando le acque sono agitate non calme. Quando sei in affari con dei filmmaker, li devi supportare. È la scelta che hai fatto, è la barca sulla quale hai deciso di navigare. E devi appoggiare le scelte del Capitano.

Questa versione dei fatti è stata confermata dallo stesso Tarantino in un’altra intervista, sempre con Deadline:

Mi hanno appoggiato al 100%. Tutti, incluso il sottoscritto, sono rimasti alquanto delusi. In parte perché avevamo dei co-finanziatori cinesi e volevamo fare le cose per bene con loro. Ma c’è una determinata linea che non puoi superare. Se si fosse trattato di “Ok, Cliff sbatte per quattro volte la faccia di Katie sul camino… possiamo fare due?”. Ok, si poteva fare. Ma togliere un’intera scena perché il paese la ritiene discutibile era escluso.

C’Era una Volta a… Hollywood, la sinossi ufficiale del film di Quentin Tarantino:

DiCaprio interpreta Rick Dalton, un attore che ha avuto successo con una serie western e vuole debuttare al cinema nella Hollywood del 1969. Pitt è la sua spalla Cliff Booth, che fa anche la controfigura e lo stuntman e ha lo stesso obiettivo di Dalton. L’orribile omicidio di Sharon Tate (vicina di casa di Rick nel film, interpretata da Margot Robbie) e di quattro suoi amici per mano dei seguaci di Charles Manson fa da sfondo alle vicende dei due.

Nel cast anche Al Pacino (l’agente del personaggio di DiCaprio) Damian Lewis (l’attore Steve McQueen), Dakota Fanning (Squeaky Fromme, membro della “famiglia” Manson che cercò di uccidere il presidente Gerald Ford), Nicholas Hammond (regista Sam Wanamaker), Emile Hirsch (l’hair stylist Jay Sebring, una delle vittime degli omicidi Tate), Luke Perry (Scott Lancer), Clifton Collins Jr. (Ernesto The Mexican Vaquero) e Keith Jefferson (il Pirata di Terra Keith), Burt Reynolds, Timothy Olyphant, Tim Roth, Kurt Russell e Michael Madsen.

Come produttori figurano David Heyman (Harry Potter e Animali Fantastici), Tarantino e Shannon McIntosh, mentre Georgia Kacandes sarà produttrice esecutiva.

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