Oggetti di scena è lo show targato Disney+ che segue le orme del collezionista Dan Lanigan in giro per l’America alla ricerca delle props più celebri e significative del mondo Disney. La magia del cinema non è solo fotogrammi e movimento, ma è resa possibile dai dettagli, i piccoli accorgimenti nati dalla cura che gli artisti infondono nelle loro opere. Ecco perché quindi la serie di documentari può essere vista dagli appassionati di cinema come un ottimo strumento per studiare e capire i processi produttivi dietro alle opere che hanno segnato la nostra infanzia.

Ecco quindi di seguito alcune tra le migliori curiosità e gli aneddoti presenti nell’episodio dedicato a Tron (1982).

Il neon non è più quello di una volta

Come mostrato a inizio puntata, l’insegna al neon Flynn non se la passa molto bene (verrà poi restaurata). L’oggetto rappresenta però il più grande artefatto esistente del film dal momento che i restanti set erano quasi interamente ricreati digitalmente o con effetti speciali.

oggetti di scena tron insegna neon

Di cosa è fatto Tron?

Plastica, Lycra, pelle, tela polistirolo e nastro adesivo nero. Se paragonati a quelli utilizzati ora nel costume design dei film i materiali con cui è stato realizzato il costume di Tron appaiono particolarmente artigianali. Le scanalature nere, a differenza di quanto appare guardando il film, non erano disegnate sul casco, ma appiccicate con nastro adesivo. A quelle strisce è stato poi aggiunto un effetto visivo che ricreasse il neon. Il costume era, dal vivo, così trasparente che la produzione dovette redigere una comunicazione che obbligava gli attori a recarsi in mensa indossando un accappatoio sopra il costume.

Visualizzare l’inimmaginabile

L’artista e futurista Syd Mead (che vediamo nell’episodio – è morto a dicembre del 2019) ha contribuito allo sviluppo visuale del film. È sua l’ideazione dei costumi. Per dare un tocco di realismo e plausibilità egli ha progettato la rete di circuiti riprodotta sulla schiena dei personaggi come se fosse un sistema nervoso umano che si irradia lungo la muscolatura.

L’arte nasce dai limiti

Il casco del guidatore delle motociclette virtuali avrebbe dovuto allinearsi perfettamente con la curvatura del veicolo. Ma l’animazione era troppo complicata per i computer dell’epoca e fu quindi ridotta ad un paio di fotogrammi. Queste limitazioni tecniche hanno portato anche alla scelta di fare curvare di 90º, in piena velocità, le motociclette. Uno degli elementi visivi diventato poi simbolo del film.

syd mead tron oggetti di scena

Visivamente unico

Tron è stato girato in 65mm, un negativo dalle dimensioni particolarmente ampie, per permettere agilmente più esposizioni della stessa immagine. La pellicola di lavorazione era infatti in bianco e nero: i personaggi si stagliavano su sfondo neutro in contrasto con i costumi. Il negativo veniva poi messo su una rotativa ed esposto più volte tramite mascherino che separasse ogni parte della foto. Viso, occhi, denti, costume… erano tutti impressionati sulla pellicola finale in momenti diversi per attribuire a ciascuno il colore desiderato.

Il gioco del ring

In una delle scene più memorabili di Tron, Flynn. partecipa alla sfida del ring: due avversari si lanciano sfere elettroniche attraverso una chistera, una racchetta curva e allungata. L’artefatto mostrato nel documentario è uno dei rari oggetti rimasti di quella scena. Anche in questo caso la realizzazione fu molto artigianale. La struttura del corpo dell’oggetto è infatti basata su una chistera vera, poi decorata per sembrare appartenente al mondo digitale.

Dipingere gli sfondi

La scena dell’ufficio è stata realizzata usando la tecnica del matte painting ad opera del supervisore degli effetti speciali Harrison Ellenshaw. Una lastra di vetro, colorata con acrilico in maniera molto realistica, veniva impressionata sulla pellicola e sovrapposta al set per dare un effetto di continuità con l’immagine. Con questo trucco si estendeva così il set. La pittura di fondali è una pratica ad oggi in disuso per via delle nuove tecnologie e della comodità di soluzioni come il green screen o il compositing digitale. Sorprendentemente questo fu l’unico sfondo dipinto per tutto il film.

Siamo tutti in un disco

Lo sceneggiatore e regista del film Steven Lisberger che, dopo una vita a prevedere il digitale si è convertito a una vita analogica, ha spiegato che la forma del disco di identità indossato dai personaggi è stato ispirato dal concetto di mandala. Il mandala, analizzato negli scritti di Joseph Campbell e Carl Jung, è un rimando al simbolo arcaico volto a indicare l’essenza stessa dell’io e dell’anima.

Cosa ne pensate degli aneddoti sugli oggetti di Tron? Qual è il vostro rapporto con questo film? Potete dire la vostra nello spazio dei commenti!

Oggetti di Scena è disponibile su Disney+ dal 1 Maggio 2020.