Michael B Jordan ha partecipato a una delle proteste tenutesi in queste giornate molto tese che hanno fatto seguito alla morte di George Floyd ed è stato proprio in questo contesto che l’attore di Creed e di Black Panther ha rivolto una critica al sistema hollywoodiano.

In una marcia di protesta, Michael B Jordan ha tenuto un discorso durante il quale si è sostanzialmente lamentato che le belle parole in materia di diversificazione e inclusività a Hollywood sono ancora solo e semplicemente… delle parole che trovano poco riscontro pratico. A suo dire, l’industria americana del cinema non dà ancora il giusto peso ai talent neri e alle storie dei neri.

Qua sotto potete vedere il video che è stato fatto all’attore:

 

 

Prima di prendere parte al franchise di Creed e d’interpretare Killmonger in Black Panther, Michael B Jordan ha recitato in Prossima Fermata Fruitvale Station, il film di Ryan Coogler così intimamente legato ad alcuni, purtroppo ricorrenti, fatti della cronaca americana.

Il lungometraggio racconta l’ultimo giorno di vita di Oscar Grant, ventiduenne piccolo delinquente condannato già due volte ad Hayward, che viene ammanettato ed ucciso nonostante fosse disarmato, dai poliziotti della Bay Area Rapid Transit Distric di Oakland, nelle prime ore del mattino del capodanno 2009.

Abbiamo recentemente visto Michael B Jordan ne Il Diritto di Opporsi (Just Mercy), film con Brie LarsonJamie Foxx e Michael B. Jordan diretto da Destin Cretton.

Questa la sinossi del film:

Una storia vera potente e stimolante, “IL DIRITTO DI OPPORSI” segue il giovane avvocato Bryan Stevenson (Jordan) e la sua storica battaglia per la giustizia. Dopo essersi laureato ad Harvard, Bryan avrebbe potuto scegliere fin da subito di svolgere dei lavori redditizi. Al contrario, si dirige in Alabama con l’intento di difendere persone condannate ingiustamente, con il sostegno dell’avvocatessa locale Eva Ansley (Larson). Uno dei suoi primi casi, nonché il più controverso, è quello di Walter McMillian (Foxx), che nel 1987 viene condannato a morte per il famoso omicidio di una ragazza di 18 anni, nonostante la preponderanza di prove che dimostrano la sua innocenza, e il fatto che l’unica testimonianza contro di lui sia quella di un criminale con un movente per mentire. Negli anni che seguono, Bryan si ritroverà in un labirinto di manovre legali e politiche, di razzismo palese e sfacciato, mentre combatte per Walter, e altri come lui, con le probabilità – e il sistema – contro.