11 momenti della serie A 2019/2020 che potrebbero diventare film | SPECIALE

 

Quest’anno la pandemia ci ha portato via molto; ad alcune persone, ahinoi, ha portato via tutto, ma anche chi è riuscito per ora a non venire colpito direttamente dal virus ha dovuto dire addio più o meno temporaneo a tutta una serie di attività più o meno fondamentali che, è impossibile negarlo, hanno un po’ svuotato le nostre giornate: il cinema, il teatro, i concerti, le letture pubbliche della Divina Commedia, le presentazioni in libreria, restare mezz’ora pigiati sul vagone della metropolitana ferma tra due stazioni e con l’aria condizionata rotta, la ressa il primo giorno di shopping, quelli che girano con i cartelli “free hugs”

 

Ti amo campionato

Per un certo periodo siamo rimasti anche senza calcio, una bella botta in un Paese dove più del 50% della popolazione si dichiara “tifoso” e dove il restante 50% dedica una percentuale non irrilevante del suo tempo a raccontare sui social quanto poco interesse abbia nel pallone e nella Serie A. È durata relativamente poco ed è altrettanto relativamente finita, trasformando il calcio in uno spettacolo surreale fatto di stadi vuoti, curve digitali uscite da un vecchio PES e la graduale perdita d’importanza del ruolo del “giornalista a bordo campo”, quello che racconta a chi sta a casa le parole che si dicono in panchina, ormai sostituito da un normale microfono panoramico e dalle voci che risuonano nel silenzio.

Eppure il calcio è riuscito a tornare, e il campionato di Serie A è giunto alla sua naturale conclusione, quello stato di natura per cui a calcio si gioca in 11 e a fine anno vince la Juve, per quanto si sia impegnata nelle ultime settimane per non farlo. Ora ci tocca aspettare un mese e mezzo perché ritorni, e nel frattempo chissà se sarà tornato anche il cinema, se ci saranno nuovi film in sala, o se saranno nate le prime proiezioni clandestine in discoteche di dubbia reputazione che ufficialmente organizzano serate di struscio e danza (consentite) e in realtà montano un megaschermo e ci proiettano Tenet (non consentito). In attesa di scoprirlo abbiamo deciso di ripercorrere la storia di questo campionato di Serie A andando in cerca di tutti quei momenti che avrebbero funzionato benissimo anche in un film.

Eccoli, presentati rigorosamente in ordine casuale.

 

Francesco Caputo in Sognando Ale

Ciccio Caputo ha 33 anni e una carriera trascorsa nelle c.d. “serie minori”; è arrivato in serie A solo nel 2017 con l’Empoli, dove ha passato due stagioni prima di trasferirsi quest’anno al Sassuolo. Da quando è in serie A ha giocato 114 partite e segnato 67 gol, e quest’anno l’ha cominciato dicendo “voglio conoscere il mio idolo Del Piero”. Il quale gli ha risposto “segna 20 gol e ne parliamo”. Ciccio Caputo ne ha fatti 21.

Mario Balotelli in Oops, he did it again

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Una simpatica commedia degli equivoci ispirata ai film di Checco Zalone e a Whiplash senza JK Simmons. Quest’anno sembrava, com’è accaduto spesso nelle ultime stagioni, che potesse essere l’anno di Balo, eterna promessa incompiuta secondo alcuni, eterna testina di siluro secondo altri: il ritorno a casa nella sua Brescia, una squadra costruita intorno a lui, un compagno potenziale fenomeno da coltivarsi (Tonali), pochissima pressione sportiva, la prospettiva degli Europei a fine anno… e invece quel simpatico guascone di Mario ne ha combinata un’altra delle sue ed è riuscito a inimicarsi società, compagni e tifosi e a dimostrarsi sempre il solito inguaribile, inaffidabile malandrino che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Oh, Mario!

Zlatan Ibrahimovic in Ztriker: A Zlatan Ztory

Biopic sulla figura di Zlatan Ibrahimovic, scritto e diretto da Zlatan Ibrahimovic, prodotto dalla Zlatan Pictures e distribuito su NetfliZ, la piattaforma di streaming fondata da Zlatan Ibrahimovic e il cui catalogo consiste esclusivamente in registrazioni di partite di Zlatan, compilation su YouTube tipo [Welcome to Milan!] – Zlatan Ibrahimovic skills&goals – 1965/2020 [Despacito]. Parte del franchise A Zlatan Ztory, Ztriker si concentra sull’ultimo (finora) anno di carriera del Godzilla del calcio, durante il quale Zlatan resuscita il cadavere del Milan e lo trasforma in una squadra di calcio. Tagline “cercavano un attaccante da 20 gol a stagione ma l’hanno trovato solo per il girone di ritorno per cui si sono dovuti accontentare di uno da 10”.

Antonio Conte in La talpa

Sembrava un bel primo capitolo di un promettente franchise sportivo, quello dove l’allenatore carismatico arriva alla guida di un gruppo talentuoso ma discontinuo e lacerato da divisioni interne e con il lavoro e la personalità lo trasforma in una corazzata pronta a puntare in alto (a partire dal secondo capitolo), e invece la saga di Antonio Conte all’Inter si è chiusa con un plot twist e un cliffhanger e un po’ di thrilling: “non abbiamo vinto, siamo arrivati secondi, e i secondi sono i primi dei perdenti” è la scritta che campeggia sulla locandina di La talpa, un giallo sperimentale nel quale il crimine da risolvere viene menzionato solo nell’ultima scena, lasciando un intero Paese a interrogarsi sull’identità del misterioso animale del titolo.

Christian Eriksen in un film tipo The Terminal ma ad Appiano Gentile

Eriksen è arrivato dal Tottenham all’Inter a gennaio, carico di aspettative e gonfio di talento, e ci ha messo un attimo ad ambientarsi: nuova lingua, nuovi compagni, nuovo campionato, nuovi schemi da imparare… e all’improvviso una pandemia, piombatagli su capo e collo quando ancora non ha trovato casa a Milano e alloggia temporaneamente presso le strutture di allenamento di Appiano Gentile. Il lockdown ha colto il Paese di sorpresa, e così Eriksen si è ritrovato intrappolato alla Pinetina per tre mesi, senza conoscere bene la lingua, con la famiglia ancora ferma in Inghilterra, costretto ad allenarsi da solo e a vagare come un fantasma per un immenso centro sportivo deserto. Quando sono andati a recuperarlo e l’hanno trovato in compagnia di Romelu, un pallone da calcio sul quale Eriksen aveva dipinto un simpatico faccione, il povero Christian ha raccontato tra l’altro di aver provato a uscire dalla Pinetina un giorno, e di essere stato immediatamente bloccato e rispedito dentro da due poliziotti che gli urlavano contro cose che lui non capiva.

Ciro Immobile in Cirorentola

Versione moderna della nota fiaba, nella quale Ciro, casalinga disperata, viene invitata a un grande ballo di gala, nonostante le obiezioni delle sue tre sorellastre Messi, Ronaldo e Suarez, uniche vincitrici del premio di più bella del reame dal 2008-2009 (quando a vincere fu Diego Forlan) a oggi. Al ballo conosce un fascinoso ballerino che a fine serata si rivelerà essere il principe Luis Alberto e le metterà al piede proprio l’ambitissima Scarpa d’Oro, tra le rosicate delle sorellastre (pensate che la sorellastra Ronaldo è talmente offesa che non si presenta neanche al grande ballo).

Sergio Floccari in Dove osano i Floccari

Il trailer, presentato senza commento, di questo film nel quale un vecchio avventuriero deve affrontare l’ultima, pericolosissima missione della sua carriera e lo fa con tutto il talento e il gusto per la spettacolarità che non ha granché dimostrato fin lì nella sua vita, anzi.

Marco Giampaolo in Chi l’ha visto?

No, seriamente, voi l’avete più sentito? Sapete che fine ha fatto? Come sta? Che dice? Che progetti ha per il futuro?

Gennaro Gattuso in RINO

RINO, rigorosamente scritto in caps come INLAND EMPIRE, è un film su RINO che prende in mano una squadra di ribelli e riottosi e la rimette in riga a colpi di RINO. È un film ARRABBIATO anche nei suoi momenti più dolci (imperdibile la sequenza in cui nello spogliatoio Milik starnutisce durante un discorso di RINO e RINO prende a schiaffoni lui e il resto della squadra, che poi torna in campo e ne segna otto.

Un sacco di gente in È un Paese per vecchi

Mentre nel resto d’Europa dopo i 25 anni sei considerato vecchio e non più un investimento valido, in Italia continuiamo a restare convinti che l’età giusta per ritirarsi dal calcio non sia “poco dopo i 30” ma “quando non hai più voglia”. Un documentario che racconta la storia di alcuni dei giocatori più presenti in campo quest’anno, da Edin Dzeko (34 anni, 35 presenze su 38 partite) a Goran Pandev (37 anni, 34 presenze su 38), dal Papu Gomez (32 anni, 36/38) a Leonardo Bonucci (33 anni, 35/38).

L’Atalanta in La Talanta

Un film del quale non possiamo dire molto perché il finale è ancora in lavorazione. Nella foto, i villain.