Si può affermare senza alcun timore di cadere in errore che, per la stragrande maggioranza dei fan (e non solo) di Guerre Stellari, Star Wars: L’Impero Colpisce Ancora sia il capitolo preferito della saga ideata da George Lucas.

Il 21 maggio del 1980, l’acclamato film diretto da Irvin Kershner sulla base di una sceneggiatura realizzata da Leigh Brackett e Lawrence Kasdan, realizzata ovviamente sulla base della storia di George Lucas, approdava nelle sale d’America (in Italia sarebbe uscito qualche mese dopo, a settembre).

Per questo motivo, il sito ufficiale della saga sta proponendo da svariati giorni alcuni contenuti esclusivi per celebrare i 40 anni di Star Wars: L’Impero Colpisce Ancora. Compresa una chiacchierata col deus ex-machina del leggendario franchise, ovvero George Lucas.

Ecco, per punti, alcune delle questioni più interessanti toccate dal filmmaker nel corso dell’articolo.

  • Il segreto sull’identità di Darth Vader e il legame con Luke: “Penso che avrei potuto preservare il segreto anche oggi nonostante internet! Perché, fondamentalmente, non l’avevo detto letteralmente a nessuno. Era un’informazione che non stava neanche nelle sceneggiature o nei trattamenti della storia. È qualcosa che ho sempre tenuto segreto ed ero l’unico a saperlo. A Mark Hamill l’abbiamo svelato solo nel giorno in cui dovevamo girare quella scena, in maniera tale da vederlo reagire in modo appropriato”. Il circolo si allargò poi a James Earl Jones, la voce di Darth Vader, al sound designer Ben Burtt e ai sound Mixer: “Gli adetti al missaggio erano tutti ragazzi molto quieti e silenziosi, sapevo che non l’avrebbero detto a nessuno”. In un altro articolo, pubblicato sempre sul sito ufficiale della saga e di cui vi abbiamo già parlato, l’aneddoto viene raccontato dal punto di vista di Mark Hamill: “Ed eccoci alla parte per cui i miei figli potrebbero mimare la risposta con la bocca per quante volte l’ho raccontata. Nello script che tutti avevano ricevuto, la battuta recitava “Obi-Wan ha ucciso tuo padre”. Ricordo di aver pensato “Wow, questa sì che è una svolta!”. Non avevo immaginato che Alec Guinness potesse essere il villain supremo. Ma appena prima di girare la scena, Irvin Kershner mi rivela il twist alternativo, lasciato fuori per preservare la segretezza. Darth Vader avrebbe detto “Io sono tuo padre!”. Kershner mi disse “Ti dirò una cosa. La so io. La sa George. E nel momento in cui te la dirò, la saprai anche tu per un totale di tre persone. Proprio per questo, se l’informazione dovesse trapelare da qualche parte, sapremo che sei stato tu”. E mi sono ritrovato a dover sobbarcare il peso di questo segreto per un anno, forse un anno e mezzo. Una roba enorme. Come ti dicevo, non esistevano i social al tempo, ma io parlo nel sonno. Ed ero terrorizzato all’idea di sapere una cosa del genere. Al primo screening Harrison si gira verso di me e mi dice “Tu lo sapevi e non me l’hai detto?”, “No, ero troppo spaventato!”.
  • L’importanza del mantenere il più totale controllo economico e creativo: “Per Una Nuova Speranza ci tagliarono i fondi. C’era un sacco di roba che volevo fare, ma che non abbiamo potuto realizzare. Non mi avevano neanche lasciato girare il prologo con l’assalto di Darth Vader alla nave della principessa Leia, l’abbiamo portato a compimento facendo degli straordinari perché lo studio mi aveva detto sostanzialmente di confezionare il film con quello che avevo […] Avevo preso tutte le precauzioni necessarie per avere il controllo dei sequel  e poter continuare a fare questi film. Ho assunto subito il controllo perché ero consapevole che sarebbe stato difficile farne degli altri a meno di non ottenere un grande successo. E a quel tempo non avevo idea che Star Wars sarebbe diventato così popolare, anzi, lavoravo dando per scontato che non avrebbe fatto soldi e sarebbe stato davvero complicato terminare la Trilogia”

 

Star Wars George Lucas

 

  • George Lucas fece quello che suo padre gli aveva detto di non fare mai: “A essere onesti, la parte più complicata era pagarlo. Per avere il pieno controllo di quello che facevo, dovevo pagare tutto da solo. E, per mettere in pratica tutto questo, ho dovuto fare quello che mio padre mi aveva sempre sconsigliato: prendere un prestito. Non potevo fare altro perché avevo a disposizione, grossomodo, solo la metà della cifra necessaria a produrre il film. E mi serviva l’altra metà. Per questo avvertivo un sacco di pressione”
  • La scelta di Irvin Kershner: “Lo conoscevo sin da quando andavo alla University of Southern California. Era un amico e ho pensato che poteva essere la persona giusta perché era davvero un grande regista. E una volta cominciato il film ho pensato che sarei stato in grado di trascorrere un po di tempo a San Francisco cercando di sistemare le cose con la compagnia, ma, come realizzammo al ritorno dalla Norvegia dove erano andati per girare la Battaglia di Hoth, eravamo già in ritardo sulla tabella di marcia e avevamo sforato il budget. Dovevano girare le scene in due settimane, ma impiegarono mesi, con tutto ciò che ne conseguiva a livello di schedule e budget. Si creò un certo caos. Eravamo già oltre quello che ci era stato concesso finanziariamente e la banca non voleva ampliare i termini del prestito. Che ci venne concesso da un’altra banca. Poi ho realizzato che il film sarebbe continuato ad andare continuamente sopra il budget se non mi fossi personalmente recato sul set a controllare quello che succedeva. E così trascorsi il resto del tempo in Inghilterra lavorando con Kersh e cercando di mantenere il film all’interno di un budget ragionevole”
  • Il “trionfo” di Yoda: “Non afferrai [la resa del “pupazzo” di Yoda, ndr.] fino al primo giorno di riprese, osservando i giornalieri in cui era in azione sotto le giuste condizioni di luce. Un sacco di cose, come lo stesso Yoda, sono state ultimate letteralmente un’ora prima di essere impiegate. Eravamo sempre di corsa. E quando ho visto l’intera cosa finalmente terminata, completata e illuminata nella giusta maniera, ho capito che avrebbe funzionato. Prima di ciò, dovevo necessariamente fare affidamento a Frank Oz che era sensazionale nelle prove. Stuart Freeborn stava lavorando con estrema diligenza per far funzionare il pupazzo di Yoda, ma mi convinsi solo quando fui in grado di vederlo in azione nel film. E se non fosse andata così, il film sarebbe stato terribile”.

Star Wars – Episodio V: L’Impero Colpisce Ancora e tutti gli altri film della celeberrima saga ideata da George Lucas sono disponibili su Disney+, la piattaforma streaming della Casa di Topolino.

Cosa ne pensate? Potete dire la vostra, come sempre, nello spazio dei commenti qua sotto!