Un giudice martedì ha negato la richiesta di Roman Polanski di essere reinserito nell’Academy, decretando che l’organizzazione aveva il diritto di espellerlo nel maggio del 2018. Dall’anno prossimo, quindi, non potrà più votare per gli Oscar.

Il regista aveva fatto causa all’Academy ad aprile del 2019, affermando di essere stato “sbattuto fuori senza preavviso” e senza la possibilità di difendersi. Era stato espulso dopo che il caso di molestie e stupro di una tredicenne negli anni settanta, e la successiva fuga in Europa per sfuggire alla giustizia (c’era un accordo tra le parti ma il giudice cambiò idea e decise di dare 50 anni di prigione al regista), era tornato alla ribalta nel 2017.

Il giudice ha concluso che sebbene l’Academy avrebbe potuto dare maggiore preavviso a Polanski, da allora ha corretto i suoi errori e ha dato la possiblità al regista di far sentire le sue ragioni:

L’organizzazione ha tutto il diritto di espellere una persona. L’organizzazione avrebbe potuto notare che la necessità di espellerlo è mitigata dalle circostanze che circondano il costante stato di fuggitivo del firmatario della causa (incluse le sue accuse di cattiva condotta giudiziaria e della pubblica accusa). Ma la decisione era basata su delle prove, non è stata arbitraria o per capriccio, e non è stata un abuso di riservatezza.

L’avvocato di Polanski, Harland Braun, ha detto che il regista probabilmente non farà appello, perché non gli importa appartenere all’Academy:

Il punto non è quello, l’Academy non significa nulla per lui. È il fatto di essere stato espulso senza un giusto processo.

Durante l’udienza, l’avvocato era presente in aula e ha parlato a lungo di come Polanski non si fidi del sistema giudiziario americano, arrivando a citare anche il suo ultimo film L’ufficiale e la spia:
C’è una somiglianza. Ovviamente Alfred Dreyfus era innocente, e il signor Polanski è colpevole. Non c’è dubbio su questo. Non ha mai negato la sua colpa. Ma quando l’esercito francese capì di aver fatto un errore, non riuscirono ad ammetterlo. Era la burocrazia. E in questo caso, giudice dopo giudice ignora le soluzioni più ovvie. Questo caso non verrà dimenticato, è come un caso Dreyfus. Forse sarà anche più interessante.

Inoltre, ha detto di aver visto C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino, e di aver sconsigliato a Polanski di vederlo:

Non è un buon film, a mio avviso. Si prende gioco di Polanski e mostra Sharon Tate come una barzelletta.

L’avvocato dell’Academy, Kristen Bird, si è invece limitata a sottolineare come l’associazione non sia nella posizione di giudicare le decisioni del Tribunale Penale, e che ci sono le prove per dimostrare che la decisione di espellere il regista non è stata arbitraria o basata su un capriccio.

Fonte: Variety