Gabriele Niola

Gabriele Niola

redattore
Di lavoro gioco ai videogiochi e guardo film. È questa la vita che volevo da bambino

Gli articoli di Gabriele Niola

Aggiornato il 24 aprile 2019 alle 23:56

È evidente fin dalle prime immagini di Likemeback, che il linguaggio visivo adottato è quello giusto e che chi sta dietro la macchina da presa (il direttore della fotografia è Gian Filippo Corticelli) è la persona giusta per l’idea di film che ha

Si può essere contro la modernità e la tecnologia anche nel 1934. È il caso dei due ex ranger del Texas sulle tracce di Bonnie e Clyde parallelamente all’FBI. I due sono impiegati in via eccezionale e non visti di buon occhio da nessuno, uomini

Non è stato (ancora una volta) l’anno di Luca Guadagnino. Chiamami Col Tuo Nome ha raccolto premi e lodi in tutto il mondo ma è uscito quasi a bocca asciutta da una serata che ha invece visto trionfare Matteo Garrone con Dogman. Un David per la miglior

Più che un film Una Giusta Causa è un progetto con diverse finalità. È una storia politica sulla conquista del diritti all’uguaglianza di uomini e donne davanti alla legge, è un veicolo per Felicity Jones (che interpreta una persona realmente esistita,

Al cinema esistono due livelli di implausibilità: l’implausibilità esterna, quella del fantastico per la quale accadono cose che sappiamo non essere possibili ma che accettiamo, e l’implausibilità interna, ovvero eventi assurdi o reazioni assurde

Le intenzioni di Tim Burton (e della Disney che l’ha voluto per questo film) sono subito chiare: Dumbo entra in scena come un freak. È tenuto nascosto nella paglia dalla madre e quando viene scoperto è subito soggetto al ludibrio, è un diverso deriso.

È più magro del solito e più vivace, è gioviale, felice ed elettrico, non esattamente come lo ricordavamo dalle ultime volte che era venuto in Italia a promuovere i suoi film. Tim Burton stavolta sembra inattaccabile e inscalfibile, nessuna domanda

Quello che davvero colpisce di Bentornato Presidente è la sua interpretazione di commedia. Mentre il film precedente, diretto da Riccardo Milani, rispondeva allo stile classico italiano, cioè una direzione molto invisibile, fondata sulla recitazione