Al 36esimo Santa Barbara International Film Festival, Bill Murray ha ricevuto il Maltin Modern Master Award.

Durante il Botta&Risposta di 90 minuti fra l’attore e Leonard Maltin si sono toccati svariati argomenti (via Collider) collegati alla carriera di questa autentica icona della commedia americana che, prossimamente, ritroveremo in The French Dispatch di Wes Anderson e nel terzo capitolo della saga degli Acchiappafantasmi, Ghostbusters: Legacy.

Ed è proprio dalla saga di Ghostbusters che cominciamo il nostro articolo citando quello che Bill Murray ha raccontato circa la titubanza iniziale provata per il secondo episodio:

Ero molto, molto riluttante all’idea di farlo, non avevo alcuna fretta. Pensavo che l’unica ragione per cui si era deciso di realizzarne un altro fosse il voler fare altri soldi. Probabilmente io ero il più riluttante all’idea. Ma, in ogni caso, qualcuno riuscì a ingannarmi. Non ricordo se era stato Ivan a organizzare la cosa, ma ci riunirono insieme in una stanza e, dico davvero, non eravamo stati tutti insieme in una sola stanza da quando era uscito il primo film e fu davvero divertente ritrovarci. Molto divertente. Sono ragazzi e ragazze davvero spassosi. Sigourney Weaver e Annie Potts sono donne spettacolari e fanno morire dal ridere. Insomma: ci riunirono e ci proposero una storia che suonava davvero ottima tanto che pensai “Porca miseria, può davvero funzionare”. Ma quello che è poi uscito è finito per non essere quello che era stato scritto inizialmente. Ci hanno catturato con delle false promesse. Harold aveva avuto un’idea davvero ottima ma, quando arrivò il momento di girare, mi sono ritrovato sul set a domandare “Ma che diavolo è questa roba?”. Solo che ormai stavamo girando e dovevamo trovare una maniera per far funzionare le cose. Eravamo un gruppo di gente fantastica e già il solo stare insieme era meraviglioso. Personalmente preferisco il primo al secondo perché il primo è più profondo. Per un paio di mesi abbiamo davvero fatto un sacco di casino a New York. Ed era uno spasso. La gente ci prendeva sul serio, pensava che fossimo qualcuno, con addosso quelle uniformi. Quando guidavamo quella macchina attraversando col rosso e nei sensi unici, sembrava davvero che dovessimo occuparci di chissà quale situazione. È stato divertentissimo lavorare al primo. Col secondo non siamo riusciti a farla franca.

Poi, parlando in termini generali del franchise, promette che varrà davvero la pena aspettare per il terzo capitolo:

Sì, ho partecipato a tutti i film. Ero anche in quello al femminile, interpretato da alcune delle mie “persone divertenti” preferite. Quelle ragazze sono strepitose. Parlo d’improvvisazione, ma loro lanciavano delle bombe a mano per tutto il giorno, di continuo. Stavo lì, seduto a guardarle con ammirazione […] Era già bello starsene lì a curiosare, come una mosca attaccata alla parete. Poi ci sarà un altro Ghostbusters. Quello del figlio di Ivan, Jason. Un giorno mi ha telefonato per dirmi “Ho un’idea per un nuovo Ghostbusters. Mi gira in testa da anni”. Lì per lì ho pensato “Ma come diamine è possibile questa cosa?”. Me lo ricordo che era un ragazzino. Mi ricordo il suo Bar Mitzvah. Pensavo “Ma cosa ne sa questo ragazzo?”. Eppure aveva davvero un’idea molto, molto valida che aveva scritto con quest’altro fantastico ragazzo, Gil Kenan, con cui avevo già lavorato a Ember – il mistero della città di luce. Hanno scritto un film che riporta davvero in vita lo spirito di Ghostbusters, che ha davvero quel feeling simile al primo molto più di quanto successo col secondo o con quello al femminile. Sul serio, ha qualcosa. Ed è stato tosto da fare. Davvero tosto. Magari è anche per questo che penso sia valido. Ci siamo solo per poco tempo, ma è stato fisicamente doloroso perché indossare quegli zainetti protonici è estremamente scomodo. Al tempo avevamo delle batterie gigantesche, ora sono più piccole, ma, ciò detto, pesano comunque moltissimo […] L’hanno rimandato di un anno, o un anno e mezzo, ma sono davvero contento che l’abbiano fatto perché varrà la pena vederlo (al cinem, ndr.).

Bill Murray dedica anche un pensiero a un’altra leggendaria pellicola di Harold Ramis, Ricomincio da capo:

Di quel film ti posso dire che i capelli di Andie MacDowell mi hanno letteralmente fatto impazzire. Mi mandavano davvero fuori di testa. Eravamo sempre lì ad aspettare che fossero pronti i capelli di Andie MacDowell. C’è questo fatto: che lei ha davvero i capelli più belli che ti possa capitare di vedere in vita. E quando arrivava sul set dovevi riconoscere che si trattava di una chioma sensazionale, ma mi faceva letteralmente impazzire. Ci ho pensato davvero tante volte nel corso del tempo, che forse le devo una scusa perché mi aveva mandato fuori di testa. Sai, non sono uno di quegli attori che seguono il metodo, ma devo essermela davvero presa per il fatto che non s’innamorò di me. Dopo 17 settimane di film, ancora non le piacevo. Probabilmente era quello a cui mi aggrappavo. Era quello il mio metodo di attore. ma la sua performance nel film è davvero, davvero, davvero buona. E con questo intendo che è davvero oltre il concetto di qualcosa di molto valido. È stellare. Era un film difficile da fare e lo era anche per lei che, oltretutto, doveva fare i conti con i suoi capelli!

Cosa ne dite di queste riflessioni e di questi aneddoti raccontati da Bill Murray? Ditecelo nei commenti!