Nel corso di un intervento al Red Sea International Film Festival in Arabia Saudita, Andrew Dominik ha ribattuto alle critiche su Blonde dopo che il film ha diviso sia il pubblico che la critica sin dalla la sua presentazione a Venezia.

Il regista ha sottolineato che è stato il pubblico americano a reagire in modo più veemente: “Hanno odiato il film”, e ha aggiunto che quando si tratta di figure iconiche, gli americani vogliono che vengano celebrate e basta:

Viviamo in un’epoca in cui è importante mostrare le donne emancipate e volevano che anche Marilyn Monroe lo fosse. Se non glielo mostri, si arrabbiano.

Blonde, invece, è stato accusato di aver semplicemente strumentalizzato Marilyn Monroe:

Lo trovo strano, visto che è morta. Il film non fa la differenza in un modo o nell’altro. Quello che intendevano [con questa critica] è che il film ha strumentalizzato il loro ricordo di lei, la loro immagine, che è comprensibile. È l’idea alla base del film, che cerca di prendere l’iconografia della sua vita e metterla al servizio di qualcos’altro. Si tratta di prendere cose che vi sono familiari e ribaltarle dall’interno, ma non è una cosa che [gli americani] vogliono vedere.

Dominik, in quanto australiano cresciuto negli anni ’80, crede che “offendere il pubblico sia un compito solenne”, perciò ha ammesso di essere rimasto “piacevolmente colpito” dal fatto che il film abbia scatenato così tante reazioni e soprattutto dal fatto che “decine di milioni di persone” abbiano visto il film su Netflix. Ha poi aggiunto che i film americani sono diventati sempre più “cauti”, diventando favole tutte uguali che si conoscono a memoria:

Ma io non racconto favole.

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