Non saremo ancora ai livelli del 2019 quanto a presenze al Festival di Venezia, ma nemmeno ai livelli dimezzati del 2020. Parlando a Screen International Alberto Barbera ha spiegato che le richieste di accredito sono salite del 30% rispetto al 2020, anno in cui erano scese del 50% rispetto al 2019. Più persone quindi e anche molti più talent, soprattutto americani: “Al momento non abbiamo forfait, stanno confermando tutti, c’è molta voglia di ripartire, anche perché la gran parte dei talent, specialmente quelli americani, è vaccinata”.

Non sarà ovviamente un festival come nell’era pre-pandemica, ancora non ci sono le condizioni. Le sale potranno contenere metà della loro usuale capienza, tornerà il sistema di prenotazione elettronico dei posti numerati e probabilmente tornerà il muro sul red carpet (“Dobbiamo capire come saranno le regole a Settembre, stiamo esplorando anche opzioni più complicate”), in più ci saranno test o green pass da possedere. Chi avrà il secondo non dovrà testarsi, chi non ce l’avrà invece potrà testarsi in capannelli simili a quelli costruiti dal festival di Cannes.

Dalle dichiarazioni di Barbera si capisce però che tutti i risultati saranno immessi nel sistema informatizzato in modo che non vada mostrato nulla più del badge all’ingresso, quello conterrà i dati aggiornati sui risultati dei test o per l’appunto sul green pass. Saranno riconosciuti anche i green pass che non vengono dall’Unione Europea come quelli americani, “Rimane da vedere cosa faremo con chi è vaccinato con Sputnik che in Italia non è riconosciuto”. Questo è già molto di più di quello che Cannes ha fatto e potrebbe confermare (come l’anno scorso) l’assenza delle file che invece ci sono comunque state in Francia.

Quanto ai talent, se si escludono i paesi dai quali non è possibile entrare in Italia (come la Cina), da tutti gli altri sarà possibile entrare nel paese senza quarantena almeno per il tempo necessario all’attività festivaliera:

“Chi viene per ragioni di lavoro non deve fare una quarantena se rimane 120 ore, cioè 5 giorni. Dobbiamo capire come fare per chi invece vuole stare per più giorni o dall’inizio alla fine. Senza contare che tutto questo potrebbe essere soggetto a cambiamenti da qui all’inizio del festival”

Barbera sembra estremamente fiducioso in un’edizione più vicina alla normalità rispetto all’anno scorso specialmente per quanto riguarda la presenza e l’atteggiamento dei grandi studios.

“A Hollywood sono praticamente tutti vaccinati e non vedono l’ora di ripartire come prima […] Netflix poi si comporta esattamente come i grandi studios. L’anno scorso non hanno fatto festival come probabilmente gli avevano consigliato i loro avvocati, non hanno voluto rischiare l’incolumità dei talent. Quest’anno invece al pari di Warner, Sony, Universal e Disney vogliono ripartire a fare la solita promozione per la loro corsa agli Oscar. Le trattative con gli studios quest’anno sono state più semplici che in passato”.

Due saranno i cambiamenti principali. Uno è stato molto raccontato: la nuova sezione Orizzonti Extra con il suo premio dello spettatore e l’altro saranno invece i lavori di restauro del palazzo del Casino, solo una parte di un’opera di rinnovamento che si dovrebbe completare l’anno prossimo.

“Sconfini era un nome non troppo comprensibile e la sezione non ha mai davvero trovato una propria identità. Adesso è più chiaro che è un’estensione di Orizzonti che mantiene quella vicinanza con il pubblico di Sconfini, anche grazie al premio. Lì sarà possibile vedere quei film capaci di creare un dialogo con lo spettatore […] Abbiamo restaurato tutto nel palazzo del Casino, dagli ascensori ai marmi fino al tetto e soprattutto gli uffici del quarto piano che non erano mai stati usati. Grazie a questi nuovi ambienti dall’anno prossimo potremo creare una nuova sala nel terzo piano, quello dove adesso si tengono le conferenze stampa”.

Infine la competizione con gli altri festival. Nel 2020 c’è stata una specie di tregua per via dell’annata eccezionale. Quest’anno le cose invece sono state ancora diverse.

“Toronto ancora non sa bene che forma potrà avere, devono capire come sarà la situazione nel loro paese. È stato un anno pieno di film, ce ne sono stati di ottimi per tutti ma la competizione credo sia stata più che altro con Cannes, una competizione sana, naturale e corretta. Abbiamo visto più o meno gli stessi film di Thierry Fremaux”.

E questo vale anche per un titolo che si era mormorato essere stato conteso in modi abbastanza duri tra Venezia e Cannes, Mothering Sunday di Eva Husson (poi andato a Cannes).

“Non c’è stata nessuna controversia. Il film era piaciuto ad entrambi. Dopo averlo visto mi ero sentito con i produttori e avevo espresso un generico interesse. Thierry invece l’ha proprio invitato e hanno accettato. Fine”.