Il Gladiatore compie 20 anni: Russell Crowe e Ridley Scott tornano a riflettere sull’impresa titanica

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Il 5 maggio 2000 nei cinema statunitensi arrivava Il Gladiatore di Ridley Scott: sono passati 20 anni da quel momento e così il regista, Russell Crowe e alcuni componenti del cast sono tornati a parlare di quell’impresa titanica con Variety.

La produzione fu tutt’altro che liscia e l’articolo sottolinea proprio come la lavorazione fu piuttosto turbolenta.

La sceneggiatura, ad esempio, subiva riscritture continue e richiese per certi versi anche l’intervento degli attori, come dichiarato da Connie Nielsen (Lucilla) e da Djimon Hounsou (Juba):

Nielsen: Ridley mi chiamò dagli Shepperton per chiedermi: “Connie, mi fai sapere che ne pensi delle nuove battute?” e io gli feci presente che c’erano delle inesattezze di fondo. Ad esempio c’era una battuta sullo “stato di polizia” e io gli dissi: “Stato di polizia? Sicuro che vuoi che dica quella frase?”. O anche “mettila in un museo”. Non credo che all’epoca la gente usasse quella parola come la usiamo noi oggi.

Hounsou: Secondo la sceneggiatura iniziale avrei dovuto essere il capo degli schiavi, ma dissi [a Ridley] che non avrei dovuto essere “la definizione di schiavitù”. La schiavitù non esisteva all’epoca, perciò di cosa stavamo parlando? Stavamo parlando dello sfruttamento di esseri umani per intrattenimento e tutti loro erano considerati schiavi.

Anche durante le riprese la sceneggiatura necessitava di modifiche, tant’è che capitava che agli attori si dessero le battute prima del ciak:

Scott: Nel primo atto, per la guerra in Germania, Russell mi chiese: “Cosa diavolo devo dire?” e io risposi: “Beh, ci sarà un uccellino su un ramoscello, tu lo guarderai e penserai a quanto sia ironico il fatto che ci sia un usignolo su un campo di battaglia dove ci sarà un bagno di sangue”. E lui rispose: “Va bene”, poi guardò il ramoscello, si immaginò un uccellino e poi disse: “Ma che caz*o devo dire?”. E io: “Non so, dici solo: ‘Mmmh, buongiorno! Sembra neve'”.

Crowe: Ricordo di aver detto spesso a Ridley: “Prima o poi dovremmo girare un film in cui già sappiamo cosa fare prima di cominciare a girare”.

Oliver Reed (Proximo) morì nel bel mezzo delle riprese, in un pub dopo aver bevuto un goccio di troppo.

Scott: Una domenica mattina è crollato sul pavimento di un pub morto stecchito. Probabilmente avrà bevuto un paio di birre e detto: “Non mi sento bene”, si è accasciato sul pavimento ed è morto. David Hemmings (Cassius) aveva promesso di badare a lui e mi disse: “Mi dispiace davvero tanto, vecchio mio”. Joaquin era molto legato a Oliver, ci rimase malissimo. Riuscimmo a finire le scene con Oliver rubando immagini in digitale del suo volto e attaccandole a un corpo appropriato.

Sul rapporto con Joaquin Phoenix, che aveva da poco perso il fratello, Crowe ha ammesso:

Crowe: Una volta eravamo ad una conferenza stampa e lui disse qualcosa come: “Guardate, Russell mi ha trattato come un fratello” e mi colpì davvero, davvero tanto.

L’ultima volta che ci siamo visti ci siamo incontrati per caso in un corridoio e abbiamo finito per rinunciare per 6-7 ore a tutti i nostri impegni per stare un po’ assieme.

La notte degli Oscar Crowe riuscì a battere Tom Hanks (“Cast Away”) e Ed Harris (“Pollock”) e il film vinse in totale cinque premi, tra cui miglior film. Scott non salì sul palco perché come regista perse contro Steven Soderbergh, mentre aveva rinunciato a essere accreditato come produttore:

Scott: Mi privarono della possibilità di salire sul palco perché in realtà avevo rinunciato a essere accreditato come produttore perché ce n’erano troppi. Dissi: “Oh, ma che caz*o, chi se se ne importa”. Mi passarono avanti tutti per salire sul palco, perciò rimasi lì seduto a pensare: “Porca putt*na, questa è l’ultima volta”.

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