Si è molto discusso sul terribile finale anti-climatico della 93esima edizione degli Oscar, la meno di vista di sempre: per la prima volta infatti è stato piazzato alla fine della cerimonia il premio al migliore attore protagonista, e la sensazione è che qualcosa sia andato storto visto che dopo che è stata annunciata la vittoria di Anthony Hopkins l’attore non era presente per ricevere il premio e la serata è stata chiusa bruscamente.

All’indomani della trasmissione, il produttore esecutivo della ABC, Rob Mills, ha spiegato a Variety come è stata messa insieme la cerimonia di quest’anno, confermando che lo slittamento della categoria miglior attore alla fine della serata è stato un “rischio calcolato” (andato a finire malissimo):

Abbiamo deciso di correre molti rischi che alcuni potrebbero dire che non sono andati a finire bene. Ma per noi è stato bello, comunque, provare qualcosa di diverso senza sapere cosa sarebbe successo. Era importante che non ci fosse la sensazione di già visto e prevedibile.

La cerimonia tradizionale, spostata per necessità alla Union Station, è stata spogliata dell’umorismo dei monologhi di altre edizioni, e del tradizionale carattere di spettacolo di varietà, sostituendoli con un’atmosfera più raccolta e intima:

Siamo ancora in mezzo a una pandemia e la situazione globale è quella che sappiamo. Avremmo chiesto troppo, se avessimo messo un monologo umoristico all’inizio. Specialmente ora, durante la cerimonia degli Oscar più difficile della sua storia.

I produttori Steven Soderbergh, Stacey Sher e Jesse Collins hanno cercato di concepire la sequenza d’apertura come un omaggio al cinema, con un lungo piano sequenza attraverso la Union Station:

Penso che Steven abbia visto questo come il suo nuovo film. Se c’è una persona che è in grado di lavorarci in questo modo è Steven Soderbergh. La sua filmografia, che si tratti di cinema o tv, ha lo stesso approccio. Non ha guardato questa serata come a una premiazione, ma come a un progetto che doveva produrre. Glenn Weiss è il regista, ma era il progetto di Steven, ha utilizzato tutti gli strumenti a sua disposizione per rendere questa serata cinematografica.

Dalla cerimonia sono stati tolti i numeri musicali e altri elementi presenti nelle edizioni precedenti, come quasi tutte le clip video (tranne film, film internazionale e film d’animazione). E per questo è stato deciso di non limitare i discorsi di accettazione dei premi. Si temeva infatti che la serata durasse meno del previsto – ma alla fine, ha sforato di venti minuti:

La cerimonia non conteneva le canzoni nominate, e non conteneva le clip video. Quindi durante le prove abbiamo temuto che finisse per durare meno del previsto. Per questo abbiamo permesso che i discorsi andassero liberamente. 45 minuti dopo l’inizio, ci siamo resi conto che non avremmo avuto il problema della durata, e anzi abbiamo iniziato a ricordare ai vincitori di essere brevi.

La decisione di terminare la cerimonia con la categoria miglior attore faceva parte della scelta di rimescolare tutte le categorie rispetto agli altri anni (ecco perché non è stata resa disponibile una lista con l’ordine di annuncio dei premi):

Non abbiamo cambiato solo le ultime categorie, l’intero programma è stato rimescolato. La sceneggiatura di solito si annuncia nel segmento 5 o 6, uno degli ultimi. Miglior regista è stato annunciato molto in fretta. Il punto era cercare di non rendere ripetitiva e prevedibile la serata. Volevamo che il pubblico non avesse idea di cosa sarebbe successo dopo.

Ovviamente il nostro obiettivo non era chiudere la serata premiando una persona che non fosse presente. È stato un rischio calcolato, e credo che abbia comunque funzionato visto che tutti ne hanno parlato. Similmente, nessuno vuole che venga consegnata la busta sbagliata come capitato tre anni fa, ma tutti ne hanno parlato. Secondo me alcuni hanno pensato di essersi perso qualche premio. “Come mai hanno già dato il miglior film?” “Che succede? Assurdo!” “Come è possibile? L’ultimo deve essere miglior film!” Alcuni si sono arrabbiati, altri l’hanno amato, e il punto è proprio che non è stato noioso.

Al contrario di ciò che pensa qualcuno, i produttori non hanno idea di chi vincerà. È stata una scelta coraggiosa.

L’assenza di Anthony Hopkins, invece, è dovuta al fatto che i produttori hanno rifiutato la possibilità che l’attore fosse disponibile a ricevere il premio via videochiamata. IndieWire spiega che Hopkins si era detto disponibile a partecipare agli Oscar via Zoom dalla sua casa in Galles, non avendo intenzione di spostarsi a Dublino o a Londra, dove erano stati allestiti degli “Oscar hub” in collegamento satellitare, e rimanere sveglio fino alle 4 del mattino (anche perché probabilmente lui stesso era convinto di non vincere). La stessa cosa è successa ad Ann Roth, che a 89 anni non era disponibile a spostarsi e quindi non ha potuto ricevere il suo Oscar per i migliori costumi in diretta.