È da poco uscita negli USA a noleggio la director’s cut di Rock IV, intitolata Rocky vs Drago, che noi abbiamo analizzato approfonditamente in questo speciale. Il regista Sylvester Stallone ha dedicato molto tempo durante il lockdown per lavorare sul film, che include l’aggiunta di 40 minuti di montaggio mai visti prima e di un nuovo inizio con un riepilogo di Rocky III, il re-editing delle scene di lotta, modifiche alle musiche e l’eliminazione di alcune scene, come quelle del robot di Paulie.

Per l’occasione, Stallone ha partecipato a un’intervista video con Collider, in cui ha risposto ad alcune curiosità sul film e sulla sua carriera da regista. Da sempre associato al personaggio di Rocky, interpretato in ben 8 film, Stallone ha riflettuto sul significato che ancora oggi questo riveste per così tanta gente in tutto il mondo:

Quando ho iniziato a scrivere, volevo parlare di cosa vuol dire essere un artista incasinato che cerca di trovare la sua strada in un mondo molto serio. Ma a nessuno importa degli artisti, quindi ho cercato di portare la sua sensibilità in un improbabile pugile. Penso infatti che lui vada in direzione opposta rispetto a quello che si potrebbe pensare dal suo nome: non è un duro, è carino e vulnerabile, un essere umano molto alla mano senza pregiudizi. Una di quelle persone che vorresti come amico, come zio, magari perfino come genitore. Ma allo stesso tempo, qui è dove casca l’asino: c’è una sorta di ferocia con cui gli spettatori devono fare i conti. Rocky non è una cattiva persona, ma mette in gioco tutto se stesso: ecco penso che in questo gli spettatori si identifichino, il fatto di portare su di sé molti pesi…quello che la gente fa tutti i giorni.

Tra i suoi diversi film da regista, perché ha deciso di rimontare proprio Rocky IV? Ce ne sono altri a cui vorrebbe mettere mano?

Durante la pandemia, avevo tempo e ho pensato: “Se la gente deve investire dei soldi, è più facile che lo faccia con Rocky 4, che è più adattabile ai nostri giorni. Inoltre, la situazione con la Russia è simile: è incredibile come queste problematiche siano tornate a essere attuali come lo erano trent’anni fa. Ma mi piacerebbe mettere mano a tutti i miei film, in particolare a I falchi della notte, Taverna Paradiso e anche Rocky V, che non ho diretto in prima persona, ha un’atmosfera diversa, ma so che c’è del girato messo da parte. Bisognerebbe però buttare via tutta la colonna sonora e riiniziare daccapo. È un po’ il mio sogno.

Stallone confessa poi che vorrebbe aver riservato più inquadrature a Tony Burton, interprete del personaggio di Tony “Duke” Evers, allenatore del pugile:

Nelle scene di combattimento, hai sempre il problema degli inserti, perché servono ad aumentare la tensione e la posta in gioco: inquadri le mogli e così via. In generale, però, avrei voluto più inserti su Tony Burton: ha la faccia più espressiva, ma all’epoca non me ne ero reso conto. C’è una scena in Rocky IV, penso nel secondo round, in cui lui è il mio corner man, dall’altra c’è un vero stunt. Erano tutti così presi, così coinvolti, che quando il russo mi attacca e io lo metto a tappeto, e tutti saltano dentro, sono impazziti. Stavano ancora combattendo quando abbiamo smesso di girare!

Infine, una veloce commento su quale sia l’aspetto più difficile nel dirigere se stessi sul set:

Rischi di perdere quei piccoli momenti, per la troppo fatica o i troppi imput che ti rendono sovraccarico. Chiunque diriga se stesso sa che è più facile farlo con situazioni drammatiche, ma quando si tratta di scene d’azione con tantissime persone coinvolte… buona fortuna, è veramente dura!

Fonte: Collider