Aria da fine party

Il poster dell'Ultimo TerrestreAvvicinandoci al finale le persone in giro sono sempre meno. Ieri alla proiezione di L’ultimo terrestre si entrava anche a film iniziato, quando nei giorni scorsi si poteva rimanere fuori anche essendo venuti mezz’ora prima. C’è una melanconia generale da fine party che fa il paio con la tristezza insita nella laguna e il freddo sempre più sensibile.

“Non più di due alla volta!”

Alla tavola rotonda sul commercio online di cinema e opere intellettuali, oltre alla solita presenza di produttori, autori, SIAE, Telecom e via dicendo, questa volta è stato chiamato qualche opinionista vicino agli ambienti della rete e quindi portatore di idee diverse dal solito (idee già presenti in questi eventi in passato ma solo tra il pubblico impotente). L’esposizione dettagliata, precisa e ragionata delle ragioni di chi avversa le normative vigenti in materia di diritto d’autore, che auspica un ripensamento profondo del funzionamento del sistema e che considera la pirateria sì un crimine ma anche qualcosa da cui imparare, ha generato un livore e una violenza da dibattito politico televisivo.

Stanno saltando i nervi

Alla proiezione di Life without principle di Johnnie To hanno cominciato ad emergere i primi nervosismi da fine festival. Ogni proiezione a Venezia (ognuna!) è preceduta da una breve sigla di 30 secondi. Con 3 o 4 proiezioni al giorno ad un certo punto quel jingle musicale diventa prevedibilmente insostenibile e al suo solo iniziare si prova il medesimo fastidio che si ha nel sentire il suono della sveglia. Si aggiunga che c’è un gruppo che costantemente ritma la marcetta di questa sigla con il battito ritmato delle mani (probabilmente con il solo scopo di irritare ancora di più i già irritabili signori giornalisti) e si capirà perchè al passare dei giorni cresce l’insofferenza di alcuni che, per l’appunto alla proiezione di Johnnie To, sono arrivati ad urlare nel buio il loro fastidio per questa litania, senza remora alcuna. In più, quando è scattato anche l’applauso di una frangia di fan davanti al logo della casa di produzione del regista di Hong Kong, una voce ha immediatamente apostrofato: “Buffoni!”.
Siamo ad un passo dalla rissa al buio sui titoli di testa.

Buongiorno notte

Marco Bellocchio gira per il Lido all’una di notte in camicia bianca portando la giacca con due dita dietro la spalla come a primavera. Ha vinto lui.