Nell’intervista il regista/sceneggiatore (Niada) e uno dei protagonisti (Fasano) di Home Education, al cinema dal 30 novembre, hanno raccontato le decisioni prese per fare un film internazionale

Nonostante vediamo sempre più horror italiani, non è ancora qualcosa che può dirsi “frequente” e di certo non è frequente che questi vengano da registi formati all’estero, che siano girati in inglese con uno stile internazionale e pochissimi riferimenti alla maniera in cui si raccontano, si scrivono e si recitano queste storie in Italia.

Home Education – Le regole del male è un film gotico di stampo britannico (espansione di un cortometraggio omonimo), che è perfetto per l’esportazione, è recitato in inglese ma è pienamente italiano non solo nella produzione ma anche nella concezione, visto che Andrea Niada, nonostante si sia formato in Inghilterra, è italiano.

Abbiamo incontrato per un’intervista Niada assieme a Rocco Fasano, uno dei tre protagonisti del film e l’unico italiano, le altre sono Julia Ormond e Lydia Page.

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Questo era esattamente il film che volevi fare o se negli anni si è modificato?

ANDREA NIADA: “È un progetto che si è trasformato. Era nato 8 anni fa quando ero alla scuola di cinema. Speravo potesse essere qualcosa che mi avrebbe aiutato a lungo, e l’ho modificato molte volte. A un certo punto andava girato in Inghilterra, poi ne avevo fatta una versione che era buona per essere girata in America e alla fine invece l’ho fatto in Italia”.

La storia anche è cambiata?

AN: “No, quella fondamentalmente è sempre rimasta uguale, l’ambientazione e il tono invece sono cambiati con gli anni”.

Hai avuto l’impressione che le cose si siano sbloccate negli ultimi anni per quanto riguarda le possibilità di fare horror in Italia? 

AN: “Io ho provato a lungo a farlo in Inghilterra, dove paradossalmente ci sono molti meno soldi per il cinema indipendente e soprattutto per il cinema di genere. In Italia invece ci sono ancora quelli pubblici, cioè c’è una cura che in Inghilterra non ho trovato, nonostante io sia cresciuto lì e nonostante lavori lì”.

In Italia hai trovato interesse per l’horror?

AN: “Ho trovato più una fame per il genere. In ogni incontro che facevo tutti mi spiegavano di voler fare film di genere. Non so come fosse prima, però di sicuro quando sono venuto a cercare di trovare dei produttori italiani c’era un grande appetito per il cinema di genere”.

Credo che possiamo dire che nessun attore italiano in attività abbia girato come te due film dell’orrore italiani in due anni…

ROCCO FASANO: “Questa cosa è piuttosto vera e me lo sono chiesto. Cioè mi sono chiesto come mai. E un po’ dò la colpa al mio viso, ai miei tratti un po’ gotici e spigolosi. Sarà sarà questo che mi porta ad incontrare più horror sul mio percorso… Però guarda io sono felicissimo proprio perché non capita a tutti e invece a me è capitato due volte nel giro di due anni”.

Sei stato cercato per questo film o hai fatto provini?

RF: “Ho fatto un regolare provino con Andrea, il classico processo di selezione, come spesso accade”.

L’hai scelto per i tratti gotici?

AN: “No perché recita bene! È perfetto. I tratti hanno influito così poco che poi l’abbiamo coperto con una parrucca e i brufoli. Per me è stata una combinazione di tre fattori: un bravo attore, una bellissima persona, molto intelligente, e una buona padronanza dell’inglese”.

Il film è girato in inglese (da noi doppiato), all’inizio si vedono alcune scritte in italiano ma poi per il resto non c’è nessuna connotazione particolare. Potrebbe essere ambientato ovunque, volevi che non appartenesse a nessun paese?

“Inizialmente la storia era ambientata in Inghilterra, quando abbiamo deciso di girarlo in Italia lo abbiamo voluto delocalizzare. Ma se vedi è anche fuori dal tempo, non ci sono segni di tecnologie moderne. Così è un po’ più una favola e sì, anche un po’ più esportabile. Comunque all’inizio, nel supermercato si vedono i funghi silani in vendita, chi è più acuto può capire che siamo in Calabria”.

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Però poi ho notato che la cassiera, come tutti gli altri, parla senza accento…

AN: “Non sono un esperto di doppiaggio, anzi vengo da un paese in cui non c’è. Ma ho capito che o doppi tutti o non doppi nessuno. Siccome due protagoniste su tre sono inglesi era chiaro che avremmo doppiato tutti”.

Quindi anche tu sapevi che ti saresti doppiato in doppiaggese. Lo sapevi già sul set

RF: “Si, però lì pensavo solo a recitare in inglese. Poi nello studio di doppiaggio ho dovuto lavorare per avere quel tipo di emissione molto pulita, quella che mi era stata richiesta proprio per avere un risultato omogeneo”.

Molti horror italiani visti in questi ultimi anni sono stati folk horror, cioè radicati sul territorio e quindi molto locali, e questo si vede in come si muovono e come parlano. Tu hai voluto fare il contrario, qualcosa di molto internazionale, è complicato raggiungere quest’obiettivo?

AN: “Nel film tutti sono molto inglesi, se lo vedessi in originale ti renderesti conto di quanto parlano british. E questo perché esiste proprio una cultura di film di questo genere, un po’ malati, che è strettamente britannica, perché rappresentano un tipo di inglesità che esiste. Noi la trapiantiamo in un luogo straniero, che è interessante perché italiano anche se questa cosa un po’ di perde”.

Tu invece ci pensavi al fatto che questo non è un film che parla di italiani e che quindi il personaggio non deve per forza muoversi, atteggiarsi o anche solo con il linguaggio del corpo sembrare italiano?

RF: “Considera che nel film io parlo un inglese con cadenza italiana che in certi punti ho anche stressato, non fino a diventare maccheronico, ma comunque si doveva sentire, era importante un po’ italianizzarlo. Nella mia testa lui vuole parlare inglese bene come molti della sua età. perché ascolta quella musica lì. Però è comunque italiano”.

Home Education – Le regole del male esce al cinema il 30 novembre.

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