Deception, la recensione | Cannes 74

Come si può non essere appassionati dei finali dei film di Arnaud Desplechin? Della sua capacità di prendere tutto quello che è stato seminato e concentrarlo in un momento carico di senso e capace di portare tutto il pubblico, tutto insieme, nella direzione che conta. Non ha bisogno di scene madri, non ha bisogno di enfasi, ma riesce a creare un momento che faccia da collettore di tutto quello che è stato provato e gli dia un nome, una qualità specifica, facendo emergere un mosaico complicato di sentimenti ed emozioni che ha necessitato di un film intero per essere creato.

È così anche in Deception, il film che ha tratto da Philip Roth, in cui racconta di uno scrittore chiamato Philip e della sua amante che lo viene a trovare regolarmente nel suo ufficio. I due fanno sesso e parlano. Poi Philip torna a casa e parla con la moglie. Poi in ospedale parla con un’amica malata. Poi di nuovo con l’amante nell’ufficio. Tutto il film è una seri...