Uno dei più grandi dei luoghi comuni e delle trappole più insidiose del cinema è girare un film tratto da un romanzo classico con uno stile classico, imitandone il passo, l’impeto da grande fiume e l’afflato da racconto epico, beandosi della ricostruzione d’epoca e facendo in buona sostanza il cinema di papà. Martin Eden di Pietro Marcello, in Concorso alla 76esima edizione del Festival di Venezia, sembra voler evitare tutto questo programmaticamente, inizia con un estratto di un momento della storia del protagonista e poi torna indietro per re-iniziare, ferma di continuo la narrazione per godersi inserti documentari che non hanno attinenza stretta al film e cerca di scappare come può dalla gabbia della finzione.

Viene dal documentario Marcello e di questa storia sembra amare il contesto impossibile e odiare le buone regole della narrazione. Non c’è un’ambientazione chiara ma più ambientazioni, alle volte sembrano gli anni ‘30 italiani, in altri casi il presente, in ...