La recensione di Tutti amano Jeanne, al cinema dal 22 settembre

Tutti amano Jeanne… ma Jeanne non ama sé stessa. L’esordio al lungometraggio di Céline Devaux è nel segno dell’ironia, o meglio di un sarcasmo affettuoso: quello con cui guarda la sua Jeanne (Blanche Gardin), una giovane donna che dopo un fallimento lavorativo e il suicidio della madre deve fare i conti, più di ogni altra cosa, con la sua stessa coscienza.

Personificata da un fantasmino disegnato (Devaux viene dall’animazione), la parte più duramente autocritica di Jeanne – tra gestacci e prese in giro – è infatti la colonna portante del film, uno strumento irrinunciabile per dare voce e profondità a un personaggio che, al contrario, quando visto nel mondo reale non esprime mai le sue emozioni e quasi fatica a parlare. In questo senso Tutti amano Jeanne è un film con un’idea di messa in scena originale e accattivante: tuttavia lo stratagemma animato assume su di sé forse fin troppo, privando l’attrice e la rea...