Era mio padre è arrivato su Disney+.

Questo è il massimo cui si può arrivare. Il gangster che fa il lavoro sporco per conto della mafia irlandese. Nel 2001 Tom Hanks era esattamente a metà della sua carriera professionistica. Era passato dagli anni ‘80 e ‘90 dalle commedie romantiche e i film comici ai due Oscar vinti e questo aveva mutato completamente la sua figura, non era più un ragazzo. Con Spielberg e Salvate il soldato Ryan (1998) si aprivano davanti a lui i ruoli da padre, la parte che forse più ha segnato la sua figura e la sua percezione nell’immaginario comune. America’s Dad lo sarebbe diventato solo anni dopo, ma tutto nasce in questo periodo quando Spielberg si accorge che lui è sia figlio che padre. È il padre di un plotone, è il padre di Leonardo Di Caprio in cerca di identità ed è un figlio che vuole mantenere una promessa in The Terminal. In mezzo, stretto a panino, c’è questo ruolo.

La storia nasce da una graphic novel e nasce da Spielberg che ne acquisisce i diritti per la Dreamworks. Non era mai sua intenzione girarlo, ma lo propongono a Sam Mendes che dopo American Beauty era in cerca di copioni. Sulla sua scrivania ce n’erano diversi ma non proprio esaltanti (roba come K-Pax o A Beautiful Mind) e quello intitolato Road To Perdition cattura subito il suo interesse. C’è da formare il cast. E qui viene il bello. Tom Hanks era smagrito sul set di Cast Away quando gli arriva la graphic novel ma non la nota nemmeno, è solo dopo quando sua maestà Spielberg gli poggia la mano sulla testa e con il suo sorriso bonario dice: “Forse è meglio se leggi il primo trattamento. Che dici?” che Hanks ci si mette e capisce che va fatto.

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A lui va un ruolo come non ne aveva mai fatti e mai più ne avrebbe scelti, quello di un uomo che uccide la gente per lavoro, un cattivo a tutti gli effetti che però ha degli aspetti da Hanks nel momento in cui è il protagonista del percorso di “pseudo” redenzione davanti al proprio figlio. Non possiamo sapere cosa davvero Tom Hanks vide nel copione, forse davvero la spiegazione più semplice è la più vera e ci ha visto la possibilità di ampliare lo spettro dei personaggi che può interpretare senza rischiare troppo. Perché Michael Sullivan è sì un sicario che uccide la gente per conto della mafia, ma è anche un uomo che noi vediamo come buono, è un pezzo di pane con il mitra in mano e la mira infallibile che non fa che augurarsi che il figlio non segua la sua strada.

Mettere insieme i due estremi (un padre amorevole, una persona per bene e un sicario) è un po’ il lavoro dell’attore, cercare di far convivere qualcosa che noi non penseremmo possa convivere e quindi creare un personaggio complesso. Tuttavia, adesso che sono passati 20 anni lo possiamo dire tranquillamente: non è riuscito. Michael Sullivan è sempre molto poco credibile come gangster, non ha la caratura dell’uomo che tutti temono, e quando il resto dei personaggi è spaventato al solo sentire il suo nome, a noi un po’ viene da ridere. Come viene da ridere a vedere quel cappottone che dovrebbe farlo un po’ più grosso.

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E questo è particolarmente vero quando si considera invece il lavoro fatto su Jude Law, il villain serio del film, che invece si avvicina più alle radici fumettistiche della storia, con una fisicità che flirta con lo strano e l’inusuale, pallido e segnato, dal taglio di capelli improponibile e nel finale una serie di cicatrici iperboliche che lo rendono mostruoso. Una sorta di versione sofferente e priva di anima dei deformi mafiosi di Dick Tracy.
Invece Tom Hanks è ancora troppo Tom Hanks per prescindere dalla sua tomhanksaggine, cioè è ancora troppo attaccato al suo ruolo di padre per poter essere un antieroe. Fa ridere se si pensa che tutta questa fatica ad abbracciare nella parte di protagonista un gangster che davvero sia spiacevole arriva nelle sale quando va in onda la terza stagione di I Soprano, in cui un personaggio in tutto e per tutto simile (e per giunta contemporaneo) ama tantissimo i figli e cerca di educarli quando non sta strangolando qualcuno. E del resto anche quel finale con lo sparo che salva il figlio avrebbe una forza incredibile se a farlo fosse qualcuno come Tony Soprano, qualcuno cioè che ha sempre abbracciato la sua professione.

Ad oggi ancora Tom Hanks cita quel ruolo quando qualcuno gli chiede come mai non interpreti mai villain. Di fatto è una mezza verità, è il solito Tom Hanks travestito abbastanza male da villain, con risultati abbastanza scarsi. Ma tant’è. Quello è il limite oltre il quale America’s Dad non si spinge, più di così non è consentito proprio.

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