Eternals è nato con la missione di scuotere le fondamenta dell’universo cinematografico Marvel. Doveva rappresentare una ripartenza per nuove storie. È stata chiamata Chloé Zhao con la sua sensibilità indie, proprio per aiutare a trovare nuovi angoli da raccontare, contaminando con sensibilità diverse e con un altro modo di fare cinema. Eternals è stato come un terremoto che ha preannunciato la nascita di un enorme Celestiale, ma non come ci si sarebbe aspettati.

Che un film del genere facesse fatica a conquistare il pubblico, o per lo meno più di titoli come Spider-Man: No Way Home (vedremo come andrà) o Black Widow, era nell’aria. È evidente, sin dall’impostazione dei primi trailer, che la Disney contava sul supporto critico. Voleva innescare un meccanismo alla Black Panther (LEGGI LA RECENSIONE) in cui al passaparola positivo del pubblico è corrisposto un rinforzo del giudizio da parte della stampa. Così non è successo. I primi a storcere il naso sono stati i critici statunitensi che, stando ai numeri di Rotten Tomatoes, hanno letteralmente distrutto il film.

Se vuoi sapere cosa ne pensano i nostri Gabriele Niola e Francesco Alò leggi qui la recensione e guarda la videorecensione.

Ora, per quanto sia lecito non amare (o addirittura odiare) Eternals, riteniamo non si faccia fatica ad ammettere che il 47% di recensioni positive è un numero troppo basso rispetto al 66% di un certo Thor: The Dark World. Pochi mesi prima il molto meno ambizioso Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli si affermava come uno dei film meglio recensiti della saga con il 92%. Decisamente esagerato.

Numeri che contano ben poco (ve ne parlavamo qui), ma che colpiscono e che hanno alimentato molte discussioni, non solo tra il pubblico. Questa settimana sono usciti due editoriali molto appassionati, su due delle testate più importanti in ambito cinematografico. Sia l’Hollywood Reporter, nella penna di Richard Newby, che Owen Gleiberman di Variety si sono lanciati in un’accorata difesa del film di Chloé Zhao.

Per difendere Eternals, hanno attaccato con severità i giudizi dei colleghi. Secondo l’articolo di Variety i motivi della stroncatura non sono sullo schermo, ma appartengono a dei gravi bias che il giornalismo dello spettacolo porta con sé. Tra questi una presunta superiorità intellettuale rispetto al cinema di supereroi. In particolare, nota, molti cinefili che hanno supportato la regista durante il suo cammino indipendente e a basso budget, culminato con il trionfo di Nomadland, hanno fatto rapido un passo indietro. Quasi condannando e dispiacendosi dell’unione creativa con il grande studio Marvel. 

Vi condividiamo il passaggio più significativo:

Per uno strano motivo, la stroncatura di Eternals è avvenuta per una sorta di fedeltà dogmatica leggermente perversa, e di superiorità intellettuale rispetto al pubblico, nei confronti Chloé Zhao. O piuttosto verso qualcosa che lei rappresenta. 

Continua notando come il muro di elogi verso Nomadland, senza alcuno spiraglio di critica o di opinioni contrarie, ha la stessa natura delle stroncature del film. 

In Eternals (Chloé Zhao) è un buon soldato che si piega, gioca con la palla e si arrende alla convenzionalità di massa nella narrazione Marvel. E penso che molti critici guardino il risultato pensando: “l’hanno sconfitta”.

Ho la sensazione che la critica di oggi preferisca vedere il cinema scorrere su binari separati. I popcorn movie di enormi dimensioni fatti per il grande pubblico e i film più piccoli d’arte fatti non per un pubblico di massa. Chloé Zhao che fa un film Marvel, e sottomette molto del suo stile di regia, sta minando quella dicotomia. Se sta cercando di lavorare – non solo letteralmente ma anche esteticamente – con la struttura del potere, allora non lo sta combattendo. E credo sia stata punita per questo. Le persone che definiscono Eternals come il peggior film Marvel di sempre non vogliono vedere Chloé Zhao fare un film Marvel convenzionale. Non vogliono vederla vincere una battaglia perdendo la guerra. Preferirebbero dimostrare di avere ragione facendola diventare una vittima della guerra.

L’articolo si fa poi allusivo. Si chiede come mai la tecnica di regia così apprezzata in Nomadland che si può ritrovare (anche se più moderata) in Eternals sia stata prima così esaltata e poi odiata. Cita un altro critico di Variety, Clayton Davis, il quale sostiene che ci sia una risposta nel fatto che la regista sia una donna che ha messo le mani nel genere action\disaster movie. Spesso quando le registe “sconfinano” in generi tipicamente maschili sono viste con sospetto. La prova sarebbe proprio nella “stridente sopravvalutazione critica” di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn. Il film di Cathy Yan, ha infatti un’anima profondamente femminista e, per quanto abbia contenuti action, porta avanti un discorso tipicamente femminile. Stessa cosa, aggiungiamo noi, che caratterizza la visione di Wonder Woman fatta da Patty Jenkins. Sicuramente molto più di Eternals che mira ad essere più universale.

 

kit harington eternals

 

L’Hollywood Reporter sposta la sua attenzione sul pubblico. L’andamento meditativo del film, che varia il classico ritmo forsennato da blockbuster, non può piacere a tutti. Guarda ai supereroi come miti, sfumando il classico contrasto tra bene e male. In Eternals non c’è un vero villain, e l’arco narrativo di scoperta dei personaggi è più filosofico e umanista che di profondo cambiamento. I personaggi litigano, si tradiscono, in una grande quantità di colpi di scena che complicano la trama. 

Anche se Eternals non funziona interamente per tutto il pubblico, rigetto l’idea che sia un film brutto o mal fatto. (…) Ci sono una serie di recensioni feroci contro Eternals che guardano il film come se Zhao stesse cercando di fare un dramma da Oscar e non che si sia divertita a portare la sua sensibilità a un blockbuster. Molte delle critiche mosse al film sono assenti dalle altre recensioni dei film Marvel che hanno gli stessi difetti intrinseci nel genere. Perché uno viene lodato e l’altro no?

Fa poi notare che spesso questo genere di film viene criticato per essere spesso molto simile a sé stesso, senza un’identità distintiva. Ma sono lamentele portate avanti solo per dare aria alla bocca, dice, visto che un film diverso come Eternals non è stato apprezzato. Chiude con una nota di rammarico: “Sono dispiaciuto che anche se i film di supereroi sono la forma di intrattenimento più popolare al mondo falliamo nel capire e apprezzare quanto possano essere vasti pur seguendo il materiale originale. Eternals è un traguardo, e ho paura che passerà molto tempo prima che ne vedremo un altro”.

Le due opinioni sono sicuramente aperte a critiche e smentite, ma toccano anche alcuni punti caldi nel rapporto tra cinema “d’arte” e di “intrattenimento”. Forse due forme non più così distinte.

Mancano però nel raccontare un altro fattore che è probabilmente entrato in gioco. Eternals non ha, come gli altri film MCU, uno strato di lettura semplice e per tutti. È complesso sin dalla sua superficie, data la struttura della trama ad intreccio tra spazio, tempo e generi narrativi. È di fatto un giallo filosofico esistenziale che si sviluppa in millenni. I continui riferimenti alla mitologia oltre che alla continuity Marvel e al mondo dei fumetti, lo fanno funzionare di più con le ripetute visioni che “a caldo”. Queste, purtroppo, non sono realizzabili nella rincorsa alla recensione più veloce.

Il film di Chloé Zhao è inoltre difficile da definire in poche parole. Come sintetizzare di cosa parla? Impossibile liquidare i temi o le scelte visive in poche parole. Persino il discorso estetico della creazione degli Eterni, del loro rapporto nello spazio dei Celestiali, i riferimenti alla cultura e all’immaginario antico richiedono un’attenzione “lenta”. Sicuramente non adatta per gli impazienti. Come inserire infine il film nel percorso della Marvel? Non è semplice dare una categoria precisa a un film che è una scheggia impazzita e che, appunto, sta scuotendo le fondamenta.

A volte, prima di girare il foglio e trovare nuove parole, è più facile restare sulla pagina precedente e scrivere una sbrigativa parola “fine”. O meglio, in questo caso, “fallimento”.