Glen Keane è un animatore dal curriculum stratosferico. Ha lavorato ad Ariel de La Sirenetta, ha dato vita ai protagonisti di La bella e la bestia, Tarzan Aladdin sono sue creature. È uno dei pochi artisti del cinema che possono vantare di avere, come opere “minori”, Elliot il drago invisibile, Taron e la pentola magica, Il pianeta del tesoro.

Eppure, nella sua lunga carriera, Glen Keane è sempre stato molto lontano dalla regia. Il suo debutto sotto questa veste è avvenuto l’anno scorso con Over the Moon – Il fantastico mondo di Lunaria prodotto da Pearl Studio e distribuito su Netflix. Il film è il primo prodotto ad alto budget ad avere un cast vocale interamente asiatico.

Ma come mai, dopo avere passato 38 anni nella Disney, Glen Keane ha deciso di fare il suo esordio lontano dalla Casa di Topolino?

In una recente intervista a Deadline ha spiegato le ragioni di questa scelta e ha discusso del valore dell’animazione oggi, soffermandosi sul rapporto tra il disegno animato a mano e quello digitale. Vediamo che cosa ha detto:

Glen Keane si esprime al meglio con gli strumenti artigianali della carta e della matita. Dear Basketball il suo cortometraggio vincitore del premio Oscar, usava proprio il disegno a mano come elemento stilistico. Il tratto abbozzato dava il senso del ricordo. Le linee imperfette creavano un’atmosfera nebulosa, opposta alla voce sicura del narratore Kobe Bryant.

Ed è proprio l’attaccamento alla forma tradizionale di animazione ad essere stata una delle cause del suo allontanamento dalla Disney. Glen Keane era infatti a capo di Rapunzel – L’intreccio della torre di cui avrebbe dovuto curare la regia. Le cose non sono andate come previsto. Quando ha proposto il film a Michael Eisner, l’allora presidente di The Walt Disney Company, gli venne risposto che Rapunzel doveva essere fatto in computer grafica (senza troppe possibilità di discussione). Keane aveva già prodotto centinaia di disegni preliminari molto apprezzati dalla dirigenza, ma gli fu chiesto di trasferire la sua immaginazione dalla carta ai poligoni, come se fosse un processo automatico. L’animatore lo definisce oggi un “pensiero ingenuo, ma anche di una purezza infantile”, motivo per cui accettò la sfida.

Fu un processo molto stressante che richiese molte energie. Mentre cercava infatti di tradurre il suo l’immaginario secondo le regole dell’animazione a computer, la Disney continuava a chiedere cambiamenti alla storia. L’artista associa a questo momento di stress le ragioni dell’infarto che lo colpì nel 2008. Sopravvissuto, decise così di fare un passo indietro e rinunciare a dirigere il film. Si occupò dell’animazione dei personaggi, territorio a lui favorevole, ma dovette rimandare il suo esordio.

Dal 2012 Keane si occupa di progetti personali con la propria società. Dopo una conferenza gli venne proposto lo script di Audrey Wells che lo colpì. Quella sceneggiatura è diventato Over the Moon – Il fantastico mondo di Lunaria. Il film è in computer grafica, ma presenta alcuni inserti disegnati a mano. La ragione di questa decisione artistica è legata alla difficoltà di rendere l’aspetto visivo del film con efficacia. Durante le fasi preliminari si sono infatti resi conto che la luce della luna e i colori della terra, il modo in cui gli uni si specchiavano negli altri, era impossibile da rendere senza l’utilizzo della computer grafica.

Keane non crede però che la scelta delle produzioni di animazione ad affidarsi alla computer grafica sia legata solo a ragioni di risparmio di denaro.

Non è un processo meno costoso, e quindi la scelta non ha motivazioni economiche in questo senso. Ma credo che sia una decisione economica nei termini in cui i film di successo generano altri film con le stesse caratteristiche. In quella prima discussione che ho avuto con Michael [Eisner] è emerso che il motivo per cui voleva che il film fosse in CG non era perché amava la tecnica, ma perché Shrek aveva avuto un enorme impatto – e perché sarebbe stata il futuro secondo lui.

Glen Keane non ha mai perso la passione per l’animazione a mano. Sostiene di aver disegnato di più per Over the Moon che per qualsiasi altro film. Per ogni fotogramma c’era una sua bozza a fare da guida. Non importa infatti la tecnica usata, ha detto il regista, quello che conta è trovare il modo di fare emergere il tocco umano, il calore che si può ottenere tramite disegno e che “sta arrivando anche nella computer grafica”.

Cosa ne pensate di Over the Moon? Fatecelo sapere nei commenti!

Fonte: Deadline