Lucy Liu al Washington post: “ho contribuito a rompere 200 anni di stereotipi”.

Il cinema americano ha spesso trattato le persone asioamericane come caratteristi. Figure stereotipate, con tratti caratteriali riconoscibili associabili alla loro etnia. Abbiamo già parlato del caso di James Hong attore cinese comparso in più di 600 pellicole, nessuna nel ruolo di protagonista. Egli ebbe una carriera impressionante e lunga più di 60 anni, ma per potere avere una voce propria dovette fondare una compagnia teatrale sua.

La East West Players contribuì a formare la seconda generazione di interpreti asioamericani. Fu grazie a lui che riuscirono a farsi notare attori come Randall Park, George Takei, John Cho e Daniel Dae Kim che spalancarono molte porte dell’industria.

Per le donne asioamericane la questione è ancora più complessa. In un pezzo di opinione scritto per il Washington Post l’attrice Lucy Liu ha affrontato direttamente le difficoltà di ritagliarsi un ruolo nell’industria.

Lucy Liu ricorda di essere cresciuta guardando la televisione e i film americani, cercando qualche celebrità che condividesse i suoi tratti somatici. Coloro che sentiva più vicini erano Jack Soo della sitcom Barney Miller e il già citato George Takei grazie a Star Trek. Per quanto riguarda l’identificazione femminile invece doveva limitarsi ad ammirare l’attrice Anne Miyamoto per pochi secondi in tv dal momento che era la protagonista solo di uno spot.

L’esperienza di Lucy Liu contro gli stereotipi

Lucy Liu sente di avere contribuito con il suo lavoro a cambiare le cose. Sicuramente la Hollywood di oggi è più accessibile per le persone con origini asiatiche. Grazie ai suoi successi l’attrice è stata una delle più grandi star tra la fine degli anni ’90 e il primo decennio del 2000. Lucy Liu è stata tra le prime donne a dimostrare all’industria che le star asiatiche possono avere un impatto sul box office, possono essere personaggi complessi e che i registi possono (devono) caratterizzarle oltre gli stereotipi.

Mi sento fortunata per avere fatto la differenza grazie al successo mainstream, ma è una cosa circoscritta, e c’è ancora molto da fare. Il progresso di miglioramento della percezione sulla questione razziale in questo paese non è lineare. Non è semplice scrollarsi di dosso circa 200 anni di immagini riduttive e di condiscendenza.

Il riferimento di Lucy Liu è soprattutto all’immagine della donna cinese dipinta o come una Dragon Lady, quindi una misteriosa donna fatale esotica, sensuale e potente, o sottomessa all’uomo e senza personalità.

La storia di Afong Moy

L’attrice fa riferimento nella sua lettera al giornale a Afong Moy, una delle prime donne cinesi immigrate in America a raggiungere la celebrità. Divenne famosa all’incirca attorno al 1840 quando venne esibita come curiosità “freak” di donna diversa da quelle americane. Moy girò diversi stati arrivando persino a incontrare il Presidente Andrew Jackson. Alla sua popolarità corrispose però anche una percezione alterata e irrispettosa delle donne asiatiche e della cultura cinese. Spesso identificate come un oggetto bizzarro del desiderio sessuale maschile occidentale (non raramente associato anche alla prostituzione).

Continua poi Lucy Liu facendo riferimento al personaggio di O-Ren Ishi, da lei interpretato in Kill Bill, recentemente additato da un articolo di TeenVogue come un esempio di Dragon Lady. L’interprete non è d’accordo: sottolinea infatti che nel film ci sono altre tre donne che possiedono le stesse caratteristiche, ma che non sono additate come tali perché non asiatiche. Cerca invece con il suo lavoro in ogni modo di fuggire dagli stereotipi e ritrarre donne complesse, nella speranza e nella convinzione che l’audiovisivo possa cambiare la percezione nella realtà. 

Hollywood di frequente immagina un mondo più progressista della nostra realtà. È uno dei motivi per cui Charlie’s Angels è stato così importante per me. Come parte di un qualcosa così iconico, il mio personaggio Alex Munday ha normalizzato l’identità asiatica per un pubblico mainstream e ha reso un pezzo dell’America un poco più inclusiva.

Cosa ne pensate delle parole di Lucy Liu? Fatecelo sapere nei commenti!