Quando verso la fine di Mulan la protagonista, ormai tornata in abiti femminili, si accorge che la catastrofe si sta per abbattere sul suo popolo, prova ad avvertire tutti senza essere ascoltata e Mushu, il drago-aiutante, con nonchalance le dice: “Sei una donna adesso, nessuno ti ascolta”, si materializza il momento più duro, frontale e sfacciato che la Disney (e quindi qualsiasi casa di produzione multimilionaria con un bacino di spettatori immenso), avesse mai impresso su pellicola fino a quel momento.

Arrivato tardissimo sul rinascimento Disney, Mulan appartiene più alla prima metà degli anni ‘90, che alla seconda, per temi, personaggi e storytelling. Soprattutto per audacia e spirito innovativo non andrebbe assimilato ai suoi coetanei (Hercules, Il Gobbo di Notre Dame, Tarzan e Le Follie Dell’Imperatore) ma molto di più ad Aladdin, La Bella e La Bestia, Il Re Leone, La Sirenetta e Pocahontas.


Come nelle migliori storie del Rinascimento Disney infatti qui si racconta d...